buddhismo,filosofia e medicina tradizionale cinese

Huìnéng, il vuoto come natura orginaria della mente

20 Gen , 2014  

Huìnéng, il sesto patrarca el buddhismo ch'an

Huìnéng, il sesto patriarca del Buddhismo Ch’an

Huìnéng che divenne il grande Sesto Patriarca del Ch’an (in giapponese: zen) era un povero contadino analfabeta di Hsin Chou Kwangtung.
Un giorno, dopo una consegna di legna da ardere ad un negozio, udì per caso un uomo recitare il seguente verso del Sutra del Diamante:

“Devi trovare la tua vera mente, senza far conto su alcuna cosa”.

Isantaneamente, Huìnéng fu illuminato. L’intero verso diceva:

“Tutti i Bodhisattva (Persone Compassionevoli) dovrebbero sviluppare una mente pura che non si attacca a nulla; e ivi dovrebbero dimorare stabilmente”.

L’uomo che aveva recitato il Sutra incoraggiò Huìnéng ad incontrare il Quinto Patriarca, Hóngrěn, al Monastero Tung Chian nel distretto di Huang Mei nella regione del Chi Chou.
Huìnéng disse al Quinto Patriarca:

“Sono un villano dello Hsin Chou Kwangtung (oggi, vicino a Canton nel sud della Cina). Ho viaggiato molto per portarvi rispetto; non chiedo nulla se non la Buddhità.”

“Tu sei nativo di Kwangtung, un barbaro? Come puoi sperare di essere un Buddha?”

chiese il Patriarca.

“Anche se ci sono uomini del nord e uomini del sud, nella Natura di Buddha non v’è diffrenza fra nord e sud. Un barbaro è diverso da Sua Santità fisicamente, ma non c’è differenza nella nostra Natura di Buddha.”

Huìnéng, il discepolo di Hóngrěn

Il Maestro Hóngrěn accettò immediatamente Huìnéng come suo discepolo, ma dovette nascondere il fatto agli eruditi monaci del nord del monastero.
Al tempo del Quinto Patriarca, il Ch’an era ancora influenzato dal Buddhismo indiano che non enfatizzava il risveglio improvviso, bensì l’importanza dello studio e dei dibattiti sulla Metafisica.
Per proteggere Huìnéng, il Patriarca lo mandò alle cucine a spaccare la legna e mondare il riso per otto mesi.

Un giorno, il Quinto Patriarca disse ai suoi monaci di esprimere la loro saggezza in una poesia.
Colui che avrebbe dimostrato la vera realizzazione della sua natura originale (Natura di Buddha) sarebbe stato ordinato Sesto Patriarca.
Il monaco anziano, Shen Hsiu, era il più colto e scrisse i seguenti versi:

“Il corpo è l’albero della Bodhi,
La mente è come uno specchio chiaro;
Continuamente sforzati di lucidarlo,
Per non lasciare che vi si raccolga la polvere.”

La poesia fu elogiata, ma il Quinto Patriarca sapeva che Shen Hsiu non aveva ancora trovato la sua natura originaria, d’altro canto, Huìnéng era analfabeta, così qualcuno scrisse per lui, sotto dettatura, la sua poesia, che diceva:

“Fondamentalmente la Bodhi non ha albero,
Nè esiste sostegno di alcuno specchio.
Poichè tutto è vuoto fin dall’origine,
Dove può mai posarsi la polvere?”

Il Quinto Patriarca fece finta di non essere impressionato da questa poesia, ma nel cuore della notte convocò Huìnéng.

Huìnéng diventa Patriarca.

Il Quinto Patriarca gli diede le insegne del suo ministero, il manto e la ciotola del Patriarca.

A Hui Neng fu detto di partire per il sud e di nascondere la sua illuminazione e la sua comprensione fino a che tempi più propizi fossero giunti per propagare il Dharma.

I monaci erano gelosi e ignoranti, credevano che la trasmissione fosse qualcosa di materiale e decisero di riprendere il manto e la ciotola.
Dopo avere inseguito Huìnéng per due mesi, lo trovarono sulla cima di una montagna e volevano ucciderlo.
Il loro capo era Hui Ming, il cui nome da laico era Chen.
Di tutti i monaci che avevano inseguito Huìnéng, questi era il più abile.
Hui Ming era stato un generale della quarta brigata dell’esercito ed era duramente temprato e di maniere rudi.
Quando Huìnéng fu quasi per essere raggiunto, lanciò il manto e la ciotola su una roccia, si nascose velocemente e disse:

“Questo manto è solo un simbolo. A che serve prenderlo con la forza?”

Quando Hui Ming arrivò alla roccia, cercò di prendere il manto e la ciotola, ma non ne fu capace.
Allora gridò:

“Fratello laico, fratello laico,”

(poichè Hui Neng non era stato ancora ordinato formalmente monaco),

“Sono venuto per il Dharma, non per la veste.”

Huìnéng apparì dal suo nascondiglio e si sedette sulla roccia.
Hui Ming si inchinò e lo pregò di istruirlo. Huìnéng disse:

“Visto che sei venuto per il Dharma, astieniti dal pensare alcunchè e tieni la tua mente vuota. Allora ti insegnerò.”

Meditarono insieme per un tempo considerevole, poi Huìnéng chiese a Hui Ming:

“Quando non pensi nè al bene nè al male, in quel particolare momento, qual’è la tua natura originaria (Natura di Buddha)?”

Appena Hui Ming udì ciò, divenne istantaneamente illuminato. Hui Ming chiese ancora:

“Oltre agli insegnamenti esoterici tramandati dal Quinto Patriarca da generazione in generazione, ci sono altri insegnamenti segreti?”

Huìnéng rispose:

“Ciò che ti posso dire non è esoterico. Se volgi la tua luce all’interno*, troverai ciò che è esoterico dentro di te.”

Il koan di Huìnéng

La domanda di Huìnéng fu da allora utilizzata come koan (domanda)

“Qual’era il tuo volto originario prima che tu nascessi?”

I Koan rappresentano delle verità che non possono essere comprese con la mente logica.
Il koan di Huìnéng recide i concetti e le speculazioni sulla nostra natura.
È sbalorditivo scoprire nessun concetto può applicarsi a questa domanda. Lo chock scuote i vostri presupposti e ciò dà inizio al processo di risveglio.
Come nella sua prima poesia, il volto originario di Huìnéng è vuoto:

“Quando mi udite parlare di vacuità, non attaccatevi ad essa, specialmente non attaccatevi ad alcuna idea di essa. Se meramente vi sedete con la vostra mente vagante, cadete nella nozione di vacuità”.

La sconfinata vacuità del cielo abbraccia le ‘diecimila cose’ di ogni forma e dimensione – il sole, la luna e le stelle; le montagne e i fiumi; cespugli e alberi; gente buona e cattiva, insegnamenti giusti o sbagliati; paradisi e inferni. Tutte queste cose sono comprese nella vacuità.

La vacuità della vostra natura originaria (Natura di Buddha) è proprio così. Abbraccia ogni cosa.
A questo aspetto si applica la parola ‘grande’. Tutto è incluso nella vostra natura originaria.”

Huìnéng più tardi divenne il Sesto Patriarca, il fondatore della scuola Dhyana (Ch’an) del Risveglio Improvviso, che enfatizza la possibilità dell’illuminazione improvvisa, se si hanno il giusto insegnante e il giusto metodo.
L’insegnamento del Sesto Patriarca sottolinea la non dualità e l’unità di tutte le cose.
Huìnéng divenne il più famoso maestro Ch’an (Zen) della storia cinese.

Il Sutra del trono celeste di Huìnéng

Dopo la sua morte, i suoi lavori furono raccolti e classificati come l’unico Sutra Buddhista cinese, chiamato Il Sutra del trono del Sesto Patriarca.
La sua nuova scuola del Risveglio Improvviso è l’unica grande scuola ancora vitale del Buddhismo Dhyana cinese.
Più tardi i discepoli di Huìnéng sparsero il Dharma in tutta l’Asia.

Huìnéng definì la meditazione seduta come:

“Nel mezzo di tutto il bene e il male, non un pensiero sorge nella mente – questo è chiamato sedersi. Guardando nella propria natura originaria, senza alcun movimento – questo è chiamato Ch’an.”

Insegnò che la meditazione Ch’an dovrebbe essere praticata tutti i momenti, non solo durante la seduta formale.
Sottolineò che l’attitudine della mente è la cosa veramente importante, e non la mera posizione fisica, poichè la verità può essere trovata in piedi, camminando o stando sdraiati.
In giapponese la meditazione seduta fu chiamata Zazen.

*Il punto più importante dell’insegnamento della scuola Dhyana (Meditazione o Ch’an) sta proprio nell’introspezione, che significa volgere la propria ‘luce’ verso la riflessione interiore. Per meglio spiegare, prendiamo l’analogia della lampada. Sappiamo che la luce di una lampada, quando è circondata da un paralume, rifletterà al centro la sua radianza, vale a dire su sè stessa; mentre i raggi di una fiamma nuda si diffonderanno e brilleranno verso l’esterno. Ora, quando noi siamo impegnati a criticare gli altri, com’è nostra abitudine, difficilmente portiamo il nostro pensiero su di noi, per cui siamo poco consapevoli di noi stessi. Contrariamente a ciò, i seguaci della Scuola Dhyana, volgono completamente la loro attenzione all’interno e riflettono esclusivamente sulla loro “vera natura”, nota come “Il proprio Volto Originario”.

Affinchè i lettori non sottovalutino questo importante passaggio, rileviamo che, solamente in Cina, migliaia di buddhisti hanno realizzato il risveglio praticando secondo il saggio insegnamento del Sesto Patriarca.

Tradotto dal testo di Dih Ping Tsze -Edito da FOB,  Shambhala Publications, 1985
(alcune informazioni sono tratte dal Sutra del Diamante e dal Sutra di Huìnéng)

Lignaggio dei Patriarchi della Scuola Zen cinese
Primo PatriarcaBodhidharma (470 – 543), Sung Shan Shao-Lin, Ho Nan, Cina
Secondo PatriarcaHuìkě (487 – 593), Su Kung Shan, Ye-Si, Ann Hui, Cina
Terzo PatriarcaSēngcàn (? – 606), Tsen Shan, An Hui, Cina
Quarto PatriarcaDàoxìn (580 – 651), Si Shan, Huang Mei, Hu Pei, Cina
Quinto PatriarcaHóngrěn (601 – 674), Tang Shan, Huang Mei, Hu Pei, Cina
Sesto PatriarcaHuìnéng (638- 713), Tsao Si, Chi Jiang, Kwangdong, Cina
Huìnéng, il vuoto come natura orginaria della mente
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