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Biografie: Wislawa Szymborska, delicata poetessa

20 Ott , 2012  

Wisława Szymborska, delicata poesia

Creative Commons License photo credit: Mariusz Kubik

Wisława Szymborska è stata considerata la più importante poetessa polacca contemporanea.

Le sue poesie sono state lette da milioni di persone in tutto il mondo,nonostante in un’occasione Wisława Szymborska abbia ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

Biografia di Wisława Szymborska

La grande poetessa Wisława Szymborska nasce il 2 luglio del 1923 a Cracovia, in Polonia. La sua infanzia e l’adolescenza sono funestate dallo scoppio della seconda guerra mondiale. La giovane Wisława Szymborska è costretta, infatti, a proseguire gli studi in clandestinità, ed è in questo modo che riesce a diplomarsi nel 1941.
Nel 1943, grazie al lavoro come dipendente delle ferrovie, evita la deportazione in Germania in qualità di lavoratrice forzata. Nello stesso periodo inizia anche la sua carriera artistica: si dedica a illustrare un libro scolastico in inglese.
Si iscrive all’università nel 1945 alla facoltà di letteratura per poi passare a quella di sociologia, ma non terminerà mai gli studi.
Dopo tre anni deve abbandonare definitivamente per il sopraggiungere di seri problemi economici.
Ha però la fortuna di incontrare il saggista e poeta Czeslaw Milosz, Premio Nobel per la letteratura nel 1980, che la coinvolge nella vita culturale della capitale polacca.
Si impiega come illustratrice e segretaria presso una rivista bisettimanale, e nel 1948 si sposa.
Il matrimonio ha vita breve, e Wisława Szymborska divorzia dopo sei anni per poi risposarsi con lo scrittore e poeta Kornel Filipowicz.
La sua prima poesia  “Cerco una parola” viene pubblicata nel 1945 su un quotidiano.
Inizialmente tutti i suoi scritti subiscono la stessa sorte, in quanto prima di essere pubblicati in formato cartaceo devono passare il vaglio della censura.
La sua prima vera e propria raccolta poetica “Per questo viviamo” sarà pubblicata molto più tardi nel 1952, favorita dalle
poesie che inneggiano al regime socialista.
Una precedente raccolta, infatti, non viene data alle stampe come previsto perché giudicata troppo priva di contenuti socialisti.
Eppure Wisława Szymborska, come molti altri intellettuali in quel periodo, abbraccia l’ideologia socialista in maniera ufficiale, tramite cioè la partecipazione attiva alla vita politica del suo paese. Aderisce inoltre al Partito Operaio Polacco, rimanendone un membro fino al 1960.
Più tardi prende le distanze da queste sue posizioni ideologiche, che lei stessa definisce “un peccato di gioventù” e rende pubbliche le sue riflessioni in una raccolta di poesie “Domande poste a me stessa” del 1954.
Nonostante il suo allontanamento definitivo dal partito sia datato 1960, già prima si mette in contatto con i dissidenti e rinnega quanto scritto nelle sue prime due raccolte poetiche.
Alterna l’attività poetica, baciata dalla fortuna nel 1957 con la raccolta “Appello allo yeti”, con il lavoro di redattrice presso la rivista “Vita Letteraria” sulla quale pubblica una serie di saggi “Letture facoltative” poi riprese in volume.
Nello stesso periodo collabora anche alla rivista “Kultura”, curata da immigrati polacchi a Parigi.
Le sue poesie, spesso molto brevi, sono costituite da versi liberi, scritti in maniera semplice e con una scelta accurata delle parole.
Wisława Szymborska utilizza l’arma dell’ironia e del paradosso per affrontare problemi etici e umani di ampio respiro che diventano motivo di denuncia per lo stato delle cose in cui il mondo intero si ritrova a vivere.
Tutte le sue poesie sono legate all’attualità del suo tempo storico. Scrive, infatti, componimenti che hanno come tema la compilazione del curriculum vitae, o che ritraggono l’infanzia di personaggi come Adolf Hitler.
La sua opera vive e si nutre anche di una intensa attività di contestatrice che diviene sempre più significativa negli anni Ottanta durante i quali si impegna a favore del sindacato Solidarnosc di Lech Walesa.
Nel 1996 viene insignita del Premio Nobel per la letteratura.
La motivazione che accompagna il premio recita: «per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà».
La poetessa accoglie il premio con sorpresa ed emozione, lei stessa si domanda come sia possibile un tale successo.
Contribuisce alla diffusione della poesia francese in Polonia grazie alla traduzione di alcuni poeti barocchi e cura un’antologia di poesia ebraica.
La sua ultima raccolta, pubblicata nel 2005, ha un enorme successo, e in una settimana ne vengono vendute quarantamila copie.
Wisława Szymborska muore il giorno 1 febbraio 2012 a Cracovia dopo una lunga malattia.
Nelle sue poesie ha affrontato più volte la tematica della morte affermando: “Non c’è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale“.

Poesie di Wisława Szymborska

Ritratto di donna
Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serve questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l’amor del cielo.

Vestiario
Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Aforismi di Wislawa Szymborska

«Preferisco il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne.» Wisława Szymborska
«L’essere privi di talento letterario non è affatto un disonore. È una carenza comune a molte persone sagge, colte, nobili e anche assai dotate in altri campi. Scrivendo che un testo non ha valore, non intendiamo perciò offendere nessuno, né togliergli fiducia nella vita.» Wisława Szymborska
«Devo molto | a quelli che non amo. | Il sollievo con cui accetto | che siano più vicini a un altro. | La gioia di non essere io | il lupo dei loro agnelli. | Mi sento in pace con loro | e in libertà con loro, | e questo l’amore non può darlo, | né riesce a toglierlo.» Wisława Szymborska

Fonte | www.biografieonline.it

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