filosofia e medicina tradizionale cinese,tao the ching

Taoismo: la pseudo-religione senza Dio

21 Nov , 2011  

Taiwan. Taipei. Longshan Temple
Creative Commons License photo credit: Tomas Fano

La spiritualità laica non è un termine “inventato” (come qualche suo detrattore afferma).
In verità la spiritualità laica è la prima forma di riconoscimento spirituale nell’uomo, che affonda le sue radici nello psichismo naturalistico, nell’intuizione analogica, nelle espressioni sacre della coscienza prima dell’avvento di ogni religione.
Naturalmente è possibile individuare in alcune pseudo religioni del passato questa “spiritualità naturale” priva di dogmi, di libri sacri e di preghiere.

Sono realmente esistite nell’evoluzione del pensiero umano almeno tre forme “pseudo-religiose” prive del concetto di un “Dio creatore” personale ma che mantengono la verità di un’unica matrice per tutte le cose.
Questa matrice è definita Tao o Senza Nome, nel taoismo; Brahman o Assoluto Non-duale nell’Advaita; Sunya o Vuoto nel buddismo.
In precedenza mi sono occupato sovente dell’Advaita e del Buddismo, sento ora giunto il momento di parlare un pochino del Taoismo, talvolta descritto come la “dottrina degli umili o dei semplici”, ed in tal senso il termine “laico” abbinato a tale sentire mi sembra estremamente consono.
Infatti il significato originario di laico è proprio “semplice, umile, fuori da ogni contesto ordinativo sociale e religioso”.
Il padre riconosciuto di questa “filosofia di vita” fu Lao Tzu. Cominciamo con il dire che nel pensiero di Lao Tzu troviamo quella condanna dell’orgoglio e del raggiungimento, fondamentale in ogni spiritualità laica.
Sullo stesso filone si pone anche il pensiero di Nisargadatta Maharaj, saggio laico advaita…. ma anche nel proto-cristianesimo si può avvertire un tale intendere, ad esempio nelle parole riferite a Gesù: “Tutto ciò che è eccelso fra gli uomini è abominazione dinanzi a Dio”.
L’orgoglio, questa follia di grandezza ascritta all’individuo, è semplicemente un’illusione dell’uomo… poiché di fronte al Tao ogni grandezza umana è da considerarsi nient’altro che vana.
E qui si comprende anche la causa sottile della differenza ideologica tra Confucianesimo e Taoismo, ma di questo argomento magari parleremo in una prossima occasione.
Nei detti di Lao Tzu spesso e spesso ritroviamo la disapprovazione dell’orgoglio e del criterio di raggiungimento personale e ciò in virtù della legge di concatenazione dei contrari, l’alternanza dello Yang e dello Yin che è la manifestazione cinetica del Tao.
Infatti allorché la forza Yang, attiva, trova il suo culmine automaticamente è sospinta verso il suo contrario Yin, passivo.
La punizione per l’orgoglio è quindi in Lao Tzu una sorta di legge naturale.
“Un gran vento -egli dice- non può durare più dello spazio di un mattino. Una bufera cessa col giorno. L’armata gloriosa non vincerà in eterno. L’albero elevato sarà abbattuto”.
Egli spiega nel Tao The Ching come l’orgoglio stesso sia il presagio della caduta: “Colui che si alza sulla punta dei piedi non sta ritto. Colui che marcia a passi gloriosi non farà un lungo cammino. Colui che si esibisce non brilla. Colui che si esalta è senza onore. Colui che si prevale del suo talento è senza merito. Colui che fa pompa dei suoi successi non vi si mantiene. Questi sono per il Tao eccessi di nutrimento e umori superflui. Tutto ciò che è sotto il Cielo ne prende nausea. E l’uomo del Tao non rivolge loro nemmeno uno sguardo!”
Questa legge fondamentale non impedisce però a Lao Tzu di mantenere un atteggiamento equanime e corretto nei confronti delle cosiddette “vie del mondo”.
“La via del Cielo – aggiunge – toglie all’eccedente per compensare il mancante ma la via degli uomini meschini toglie all’indigente per aumentare il ricco”.
La via del Cielo, dirà successivamente Lie Tseu (un altro taoista), è la via dell’umiltà e la via degli uomini meschini è quella dell’arroganza. Simile concetto viene espresso nel Libro dei Proverbi, annunciando la caduta di Babilonia: “L’arroganza precede la rovina e l’orgoglio precede la caduta”.
Ma la disistima per l’orgoglio e la considerazione per l’umiltà non esauriscono la “dottrina” taoista. Lao Tzu considera il Tao una sorta di Madre che genera, nutre e protegge tutti gli esseri dell’universo.
Ma è difficile affermare se il Tao “è” o “non è”. Nella metafisica del Tao la kenosi originaria è priva di ogni sostanziale processo, forma o sostanza. Ne consegue che agli occhi del nostro pensiero determinista la “pienezza” del Tao appare simile al “vuoto”.
Il Tao è visto come un abisso senza fondo e ciò non dimeno esso dà origine a tutte le cose, un vortice caotico da cui sorge ogni armonia.
Quindi se il vero Tao al nostro percepire determinista appare come un nulla, che per noi corrisponde alla corsa verso il vuoto del sé, esso contemporaneamente segna il ritorno beato nella matrice silenziosa, che attira e proietta l’esperienza del pensiero empirico e poi lo riassorbe nel nulla da cui proviene.
Questa kenosi del Tao procede per sua propria natura e non presuppone alcuna volontà creatrice o distruttrice.
E da qui si comprende la non valutazione taoista per un Dio personale.

Articolo di Paolo D’Arpini

Fonte | www.agoramagazine.it

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