buddhismo

La pittura tradizionale tibetana: le Thangka

12 Ott , 2011  

la pittura tradizionale tibetana: le Thangka

Thangka è un termine tibetano che indica dei rotoli di seta su tema per lo più religioso, appesi alle pareti dei templi o delle cappelle durante la preghiera.
È una forma artistica originale della cultura tibetana, i cui temi coprono la storia, la politica, la cultura e la vita sociale dei tibetani, in questo senso è anche un’enciclopedia dell’etnia tibetana.
Le Thangka storiche rimaste sono per lo più opere sul buddismo tibetano e sulla religione primitiva Bon.
Come le pitture su rotolo degli Han, le Thangka vengono dipinte su tessuto o su carta, e in seguito fissate a della seta: la parte superiore reca un filo per appenderle, mentre quella inferiore contiene un supporto cilindrico per arrotolarle, che può essere di legno o metallo, molto raffinato.
Di solito i dipinti sono anche ricoperti da seta sottile e da due strisce colorate.
Circa le Thangka di tema religioso, occorre chiedere ad un lama di recitare dei sutra e di apporre sul retro l’ impronta del suo dito in un liquido dorato o nel cinabro.
Esistono anche Thangka ricamate e fatte di perle, queste ultime molto rare. Il processo della pittura delle Thangka è molto complicato e richiede dei materiali preziosi.
I pigmenti sono derivati da minerali, quindi hanno dei colori vivaci che non sbiadiscono a lungo. I contenuti riflettono la saggezza del popolo tibetano, ricordano la civiltà, la storia e lo sviluppo del Tibet, e riflettono il culto del Budda e l’amore per l’altopiano innevato, la terra natale dei tibetani.
Durante il regno di Songtsen Gampo (VII secolo d.C.) in Tibet si diffuse una nuova arte pittorica, ossia i dipinti su rotolo di seta, le Thangka, caratterizzate da una grande varietà di tipologie e di materiali.
Generalmente le Thangka sono dipinte su tessuto o su carta, ma non mancano quelle ricamate e dipinte su seta.
Alcune sono decorate con pietre preziose, giada e perle, per far spiccare i personaggi.
Per motivi naturali e storici, è impossibile verificare esattamente l’origine delle Thangka.
Secondo una leggenda, il re dei Tubo Songtsen Gampo, dopo aver ricevuto l’indicazione dal Buddha, dipinse col sangue del suo naso il ritratto di Bailamu, una divinità femminile: era nata la prima Tangka.
Questa venne inserita nel ventre della statua di Bailamu dal reincarnato Go Drushi.
Tuttavia questa leggenda è priva di testimonianze scientifiche. Dal punto di vista artistico, l’origine delle Thangka si può far risalire al Neolitico, mentre raggiunsero la maturità al tempo del regno Tubo, nel VII secolo d.C.
Sotto la forma di dipinti murali, le Thangka comparvero al più tardi, verso la metà del VII secolo.
Oggi le Thangka storiche rimaste sono per lo più creazioni collettive dell’epoca del 5° Dalai Lama Lozang Gyatso, tranne poche opere delle dinastie Song e Yuan.
Prima del 5° Dalai Lama, le Thangka erano opere offerte ai monasteri da pittori popolari.
Al tempo del 5° Dalai Lama, venne istituita una prima forma di accademia di pittura, così le Thangka entrarono nella fase della creazione professionale.
In seguito, il 7° Dalai Lama Kelzang Gyatso fondò un’accademia di pittura ufficiale, il che promosse notevolmente lo sviluppo dell’arte delle Thangka. Nel frattempo nacquero molte scuole, la più famosa delle quali è Sman Thang. I pittori dell’accademia avevano tutti dei titoli, il più alto dei quali era “Uchen”.
I contenuti delle Thangka sono molto vari: ritratti di Buddha, scene di vita quotidiana ecc.
La struttura è equilibrata, piena e variabile e le tecniche comprendono principalmente quella precisa con vivaci colori e lo schizzo.
Le tipologie delle Thangka sono molto numerose: oltre a quelle dipinte e stampate, ci sono anche quelle ricamate, di perle ecc.
Le Thangka ricamate utilizzano dei fili di seta colorati; paesaggi naturali, personaggi, fiori, piume, padiglioni e palazzi, possono tutti diventare temi del ricamo.
Le Thangka dette “Duixiu” usano della seta raffinata come sfondo: su una trama di fili colorati si attaccano dei pezzi di broccato colorati, creando dei personaggi, paesaggi, ecc.
Le Thangka di tessuto sono spesse e consistenti, con una struttura pittorica rigorosa, raffinate figure floreali e vivaci colori.
All’inizio le Thangka di tessuto erano per lo più un prodotto dell’entroterra cinese, trasportate poi in Tibet, soprattutto nei periodi di regno degli imperatori Yongle e Chenghua della dinastia Ming, all’inizio del XV secolo. In seguito, le Thangka vennero realizzate anche in Tibet.

Esistono due tipi di Thangka stampate: il tipo cromolitografico e il tipo stampato su tessuto dopo aver inciso il disegno su una matrice di legno, poi passata sull’inchiostro e impressa su seta.
Questo tipo di Thangka ha uno stile particolare, perché le linee sono sottili, l’incisione è precisa, linee nere sono poste a contorno di disegni rossi, e gli strati sono chiari.
Quando i motivi si intrecciano con l’ordito e la trama, creano insieme un effetto tridimensionale, elegante come una decorazione. Purtruppo, ora sul mercato si trovano spesso solo delle Thangka stampate o dipinte.
Le Thangka vantano una lunga storia, dei ricchi contenuti, e una grande quantità, tuttavia per i sommovimenti sociali, gli esemplari delle dinastie Tang e Song sono molto rari.
Nel monastero Saji esiste una Tangka intitolata detta “Sangye Donsha”, con 35 immagini di Budda in uno stile simile a quello dei dipinti murali delle Grotte di Mogao, a Dunhuang, dello stesso periodo.
Si dice che risalga all’epoca Tubo, quindi è un vero tesoro d’arte.
Ci sono tre Thangka di epoca Song conservate nel Palazzo Potala, a Lhasa, tra cui due di seta realizzate nell’entroterra cinese.
La terza raffigura il Lama Gungtang, vissuto fra il 1123 e il 1194.
Durante le epoche Ming e Qing, per rafforzare l’amministrazione del Tibet, il governo centrale adottò la nomina dei leader delle varie fazioni buddiste.
In epoca Ming, vennero investiti 8 re, e in epoca Qing i Dalai Lama, i Panchen Lama e i Lama Hutuktu.
Queste nomine favorirono la stabilità sociale e lo sviluppo economico e culturale del Tibet.
Anche l’arte delle Thangka raggiunse un nuovo culmine; in questo periodo, il numero delle opere aumentò notevolmente, e si formarono molte scuole, il che è un risultato naturale del lungo sviluppo della pittura tibetana, ed anche una dimostrazione della sua maturità.
Generalmente nelle zone di Lhasa e di Shigatse la struttura delle Thangka è rigorosa, molto capace di esprimere i sentimenti dei personaggi. Le pennellate sono raffinate, con uno stile lussuoso e una struttura piena, nella forma della pittura precisa.

Di solito, le Thangka sono rotoli verticali con dei grandi spazi vuoti ai lati. La dimensione è spesso di 75 cm x 50 cm.
Si vedono anche delle Thangka orizzontali, di 1,1 m x 3,5 m.
Sulla base dei materiali usati, le Thangka si suddividono in due tipologie, Gos-thang di seta e Bris-thang di pigmenti.
Secondo i vari tipi di seta, Gos-thang si suddive in 5 tipi:

  • Gos-thang ricamato con filo.
  • Gos-thang creato con vari pezzi di seta ritagliati e cuciti col filo sulla seta.
  • Gos-thang creato con pezzi di seta attaccati alla base.
  • Gos-thang tessuto di seta.
  • Gos-thang stampato in rosso o nero su matrici di legno, meno su matrici di rame e ferro.

Il Gos-thang di maggiori dimensioni si chiama Gos-sku.
Viste le dimensioni, non si può appendere a caso. In realtà questo tipo di Thangka si usa solo in momenti speciali, fissandolo su pareti apposite dei monasteri utilizzate per l’esposizione del Budda.
Il più grande Gos-thang del Potala è alto 55,8 m e largo 46,81 m e venne realizzato per ordine del reggente Sangye Gyatso dopo la scomparsa del 5° Dalai Lama: raffigura il Buddha Amitabha.
Visto che esistono molte tecniche, anche il Bris-thang è suddiviso in vari tipi sulla base dei pigmenti usati per lo sfondo:

  • Il Bris-thang colorato sullo sfondo, che risulta variopinto.
  • Il Bris-thang con sfondo dorato.
  • Il Bris-thang rosso e il Bris-thang nero.

Il Bris-thang stampato è simile al Gos-thang, l’unica differenza è che il Gos-thang viene stampato su seta e il Bis-thang su tessuto di cotone.
Il più grande Bis-thang è lungo 3m e largo 2m, mentre il più piccolo è lungo 30 cm e largo 20cm.

Non si può parlare semplicemente di prezzo alto o basso delle Tangka: ad esempio, nel Bris-thang colorato si usano sia oro, argento, corallo, perle e turchese, che polvere di cinabro o di piombo e altri pigmenti comuni. Naturalmente i prezzi variano notevolmente.
Se la Thangka è dipinta su pelle, bisogna anche distinguere la qualità della pelle, se è di bue o di agnello, e se ha uno strato o due.
Nei confronti dei vari tipi di Thangka sul mercato, quelli riprodotti in grande quantità non hanno valore da collezione.
Nonostante la perfezione della struttura, le Thangka con un solo strato di colore si possono conservare solo uno-due anni, mentre quelle originali contano 3-4 strati di colore, realizzato con pigmenti minerali, polvere d’oro o pietre preziose, il che permette loro di non sbiadire per decine o centinaia d’anni, da cui l’enorme valore.

Altri tipi di dipinti diffusi in Tibet
I Mandala, simili alle Thangka, sono composti da motivi geometrici.
Mandala significa “palazzo del Buddha”, ed è formato da recinti rotondi e quadrati con al centro la figura del Buddha.
Fuori vengono usati anche cerchi d’acqua o di fiamme come decorazione.
Il motivo quadrato indica le mura e il cammino che conducono alla fine alla sala del Budda. Si usano i colori rosso, giallo, bianco e blu per indicare le 4 direzioni. E’ difficile dipingere i Mandala, perché i pittori devono avere un’alta tecnica e un’ottima preparazione religiosa.
I Mandala hanno dei contenuti molto profondi. La struttura è intensa, ricca di cambiamenti, con forti caratteristiche decorative.
La struttura comprende la Terra, i corpi celesti, il calendario tibetano, il cronologia secondo i segni zoodiacali, i cambiamenti stagionali, il ciclo della vita umana, il paradiso e l’inferno, il che offre un godimento artistico e aumenta le nozioni del pubblico.
Le raffigurazioni dei visi delle divinità sono delle illustrazioni dei libri, che si inseriscono nei libri o si attaccano sui bordi dei fogli.

I dipinti murali sono una forma pittorica molto diffusa. I temi sono per lo più storie religiose, immagini sacre e spirituali. Si possono vedere nei templi, palazzi e abitazioni private.
Talvolta anche sulle pareti dei monti. Il soffitto dei templi e dei palazzi è spesso dipinto, e a volte anche le colonne.

Esistono anche pitture di temi non religiosi, come l’epopea dell’eroe Ghesar.

I colori delle Thangka

Quelli per lo sfondo sono 5: il rosso, il nero, il blu, il dorato e l’argento.
Le Thangka rosse rappresentano spesso storie della vita del Budda, con uno stile maestoso. Lo sfondo nero raffigura i guardiani della legge e i Vajira che sconfiggono i demoni, con linee dorate e scene solenni.
Le Thangka blu raffigurano divinità tantriche, e quelle dorate e argentate hanno dei colori splendidi.
Il bianco viene usato per rappresentare il viso del Budda e le caratteristiche personali, quindi esprime tranquillità, gentilezza e bontà; il rosso e il blu indicano aggressività ed ira, bisogna usare insieme dei grandi pezzi di rosso, verde, blu e blu scuro con delle tecniche speciali.
L’oro rappresenta vari colori, ed esprime un’atmosfera sacra.

Fonte | www.italian.cri.cn

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