haiku

“Fukiireshi” di Kaya Shirao

20 Lug , 2011  

haiku

Fukiireshi
Ki no ha ni koto no
Sora ne kana.

[Kaya Shirao]

Sibila il vento,
tra le fronde degli alberi.
La musica del koto
Raggiunge il cielo.

Siamo in pieno inverno e il vento freddo colpisce la faccia e penetra nell’anima.
Tuttavia la voce del vento non riesce ad impedire che le note scaturite dal koto si innalzino fino al cielo.
Il koto è una sorta di arpa giapponese tradizionale, che emette suoni cristallini e netti, che ben si attagliano alla scena: scarna ed essenziale, ma decisa, proprio come il vento che attraversa le foglie degli alberi.
Il vento, dicono i giapponesi, colpisce le parti alte (vette di monti, cime di alberi) ed è solito comportarsi con improvvisa comparsa e rapida scomparsa.
Anche le note che dapprima vibrano nello strumento, si espandono a dismisura e vanno per l’aria; in questo caso il vento ha una doppia contraddittoria funzione diffonde il suono e intanto lo disperde.
È volutamente senza riferimenti, lo Haiku, proprio perché la scena sia ancora più secca e distaccata: se l’autore avesse “nominato” gli alberi, avremmo perduto l’anonimità dei soggetti e dello spazio e tutto sarebbe stato più collocabile, meno freddo.
È ancora più toccante la composizione, se si pensa alla condizione del poeta che, colpito da una grave malattia alle ossa, è costretto a trascorrere la sua vita nell’immobilità.
Egli affida al vento il suo messaggio musicale, quasi a farsi egli stesso vento per potersi muovere.

Lessico: fukiireshi (vento freddo invernale)

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