I-ching

I-Ching: l’esagramma del mese “l’avvicinamento”

12 Feb , 2011  

臨 lin, l'avvicinamento

Lin臨. L’avvicinamento

Nella sequenza del Calendario, dopo l’esagramma 24 Il Ritorno, associato al periodo del solstizio d’inverno quando il giorno, dopo il culmine della notte, riprende il movimento di crescita, viene l’esagramma 19, L’Avvicinamento.
L’ideogramma Lìn
, significa accostarsi, avvicinarsi, ispezionare, arrivare, essere sul punto di…, onorare della propria presenza, guardare con simpatia, abbassare i propri sguardi su…

Esso è composto di tre parti: a sinistra un ministro, visto dall’alto con le braccia aperte, che è chinato in avanti ad ascoltare ciò che tre bocche (il popolo, a destra sotto) dicono; sempre a destra, in alto sopra il popolo, vi è il principe (un individuo = ren) che ascolta e fa attenzione a ciò che succede.
Ambedue abbassano il loro sguardo sul popolo per coglierne, in un insieme ancora sordo e indifferenziato, voci, rumori, segnali: niente è ancora ben chiaro e netto, bisogna ascoltare e avere attenzione per fare il punto e non tralasciare dettagli per creare una soddisfacente relazione con la gente intorno.
Una forza ancora giovane, che si sta per svegliare, richiede uno sguardo superiore per essere aiutata a crescere.
L’ideogramma Lìn è tuttora molto attuale in Cina, in una formula rituale molto delicata per invitare a casa propria qualcuno: qing nin guang lin, cioè “voglia per cortesia (qing) illuminare (guang) con il suo (nin) arrivo (lin)… la mia modesta casa (sottinteso)”

L’esagramma 19, L’Avvicinamento
è associato al periodo di poco precedente l’arrivo della Primavera, quando l’aumento della durata delle giornate, malgrado il perdurare del freddo dell’inverno, fa percepire nell’aria l’arrivo imminente della nuova stagione e, in noi, il riaccendersi dei colori delle speranze.
Le linee luminose yang dell’esagramma hanno già cominciato ad occupare, dal basso, un terzo dello spazio della figura e annunciano che l’energia primaverile si avvicina, sta per ridestarsi!
Le due linee yang sono la forza che si sta svegliando e le quattro linee yin sono i vari modi di guardarla dall’alto per accoglierla e farla crescere.
C’è un invito a riattivarsi per cogliere in tempo tutto ciò che ci proporrà la stagione entrante. Ma nello stesso tempo è bene ricordarci che abbiamo ancora a disposizione pochi giorni per osservare ed amare il paesaggio invernale e per apprezzare, così a pieno, anche le pause che la natura frappone tra una fioritura e l’altra nel ciclo incessante del divenire.
Questo lavoro di riflessione e consapevolezza sul tempo presente è importante perché, se non vogliamo mai vedere e godere il declino e la sfioritura, come possiamo apprezzare, in tutta la sua forza, anche il ritorno del vigore con le gemme che spuntano ed i bulbi che preparano le foglie?
È realmente un momento magico durante il quale, solo, si può mettere insieme, con sguardo poetico, sia il vecchio che il nuovo che sta per nascere!
Questa metafora contiene l’invito a porsi in armonia con questa fase dell’anno perché essa ci appartiene anche interiormente.

Il Responso
Lìn racconta di un inizio pieno di vitalità e promesse e rappresenta un invito ad avvicinarsi gradualmente alla meta, all’obiettivo oggetto della domanda, con pazienza ed attento ascolto, restando consapevolmente nel presente con il lavoro intorno al nostro progetto pieno di potenzialità, ben sapendo che siamo vicini ad eventi e situazioni che comunque, per il momento, non hanno ancora modo di realizzarsi.

Il potenziale di situazione per il management
Il raggiungimento degli obiettivi per cui il manager sta lavorando si avvicina, tuttavia essi non possono ancora essere colti nella lora pienezza. Bisogna continuare a mantenere la rotta con determinazione e perseveranza, ma senza forzare.
Il frutto non po’ essere colto se ancora non è maturo e questa maturazione non può essere accelerata con alcun tipo di pratica. Il manager deve saper riconoscere il momento opportuno nella sua strategia.
Poiché Lin significa anche: abbassare lo sguardo su…, ispezionare, e nell’ideogramma viene raffigurato un ministro che ossequia il principe ed insieme si chinano per ascoltare tre bocche sotto di loro, per il manager può anche trattarsi di una situazione per la quale – prima del raggiungimento degli obiettivi – è necessario completare un lavoro di supervisione nel quale ascoltare con molta attenzione ed empatia l’opinione dei collaboratori.

Alimentazione e cucina
È importante sempre ricordare che noi ci alimentiamo, non solo con le sostanze nutrienti contenute nel cibo (proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali), ma ci nutriamo anche degli aspetti energetici e simbolici di cui i diversi cibi sono portatori.
E dobbiamo pure ricordare, in conseguenza, che i sintomi delle malattie non sono solo un richiamo del passato da abbattere come un ostacolo o una piaga da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: “Cosa mi sta chiedendo? – A cosa m’invita? – Verso dove mi vuol condurre?” La malattia, in altri termini, è una “responsabilità” nel senso etimologico del termine, cioè una “respons-ability”, un’abilità nel dare le risposte appropriate!
La festa del Carnevale, con i suoi dolci tipici, capita verso la fine dell’inverno, al confine con la primavera entrante e quindi con caratteristiche energetiche e climatiche differenti dal resto della stagione fredda.
Queste festività sanciscono la fine della quaresima la cui funzione invernale è sempre stata sin dall’antichità (patrimonio sia dei credenti che dei profani anteriori al cristianesimo) quella di far durare il più a lungo possibile le scorte dei cibi per permettere agevolmente il raggiungimento di una nuova fase ciclica di raccolta.

Nella Teoria dei 5 Elementi l’inverno è associato all’acqua.
Gli organi che appartengono all’elemento Acqua sono Reni e Vescica; l’acqua è origine prima della nascita e della vita.
Reni e vescica sono, infatti, organi essenziali nel processo di gestione e filtraggio delle tossine dal sangue.
La Vescica (la Terra dei Reni), che rappresenta l’altro aspetto del lavoro dell’acqua, sta ai reni come l’intestino crasso sta all’apparato digerente: essa è l’ultimo stadio del processo di eliminazione di “ciò che è vecchio”.
Le infiammazioni alla vescica, come la cistite, segnalano le nostre difficoltà ad evacuare “acque usate”, cioè ciò che di invecchiato non ci soddisfa più, vecchie abitudini, schemi mentali e ricordi (genitoriali!?) ormai inadatti alla nostra situazione presente; ma ci dicono pure della nostra collera verso questa scarsa attitudine a “liberarci di cose passate”.
Poiché, dunque, ci troviamo ancora in inverno, spesso umido e piovoso con influenze diffuse e disturbi stagionali, continueremo a evitare gli eccessi di alimenti che favoriscono il raffreddamento del corpo (latte e derivati, zucchero, alcolici) e a non usare troppi di quei cibi che portano umidità dentro il corpo, come frutta e verdure crude, che hanno temperatura più bassa di quella corporale.
Avendo bisogno di alimenti che portano calore dentro cercheremo quindi, ancora per alcune settimane, di cuocere tali cibi anche perché rilascino l’acqua di troppo.
George Ohsawa
, nel suo “Lo Zen Macrobiotico”, raccomanda per la cistite e la vescica (e quindi per i reni) di bere meno acqua possibile (per le ragioni sopra dette, opposte a quelle della nostra attuale medicina “ufficiale”) per seguire un regime alimentare curativo basato fondamentalmente su cereali integrali (ben masticati!) con gomasio e shoyu/tamari, crema speciale di riso, azuki in minestra o succo, tè verde naturale e zenzero, soprattutto in compresse (con essi ingeriamo l’acqua di cui necessitiamo).

Articolo di: Andrea Biggio*
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Fonte: www.lastampa.it

* Laureato in giurisprudenza alla Sapienza di Roma, viene assunto da un primario istituto di credito che lascia anticipatamente nel 2002, dopo aver ricoperto il ruolo di direttore della filiale di Firenze. Si occupa dello studio del I CHING da più di venticinque anni. È membro, in Francia, del “Cercle Yi Jing” di Pierre Faure. Ha eseguito specifici studi e ricerche per l’approfondimento della materia, sia sotto l’aspetto della filosofia orientale che con approccio psicologico, junghiano, bioenergetico e gestaltico. Tiene corsi per l’apprendimento del metodo di consultazione del Libro e studia e insegna cucina naturale e macrobiotica.
Autore del libro “Come cucinare la nostra vita”.


Come cucinare la nostra vita
Andrea Biggio

Prezzo € 15,50
Edizioni: Chimenti
Libro – Pagine 240
Questo libro è una lunga incitazione al cambiamento che, chi scrive, rivolge per primo a sé. Nasce dal racconto dell’esperienza diretta di trasformazione, voluta e ottenuta dall’autore, nel modo di alimentarsi e di relazionarsi agli altri, inusuale e meno conformista rispetto a quanto appreso in famiglia, nell’ambiente e nella cultura edonistica e della velocità, che oggi caratterizzano i Paesi occidentali. L’autore, in seguito al cambio di visione sul cibo, ha interrotto con successo e definitivamente, da un giorno all’altro, il manifestarsi di disturbi e malattie ordinarie ma pervicaci, di quelle di cui tutti soffriamo nel corso della vita. Il cambiamento alimentare è stato però solo una delle tante strade, ripercorse nel libro, per “nutrire la vita”, intesa nelle sue molteplici manifestazioni, anche psicologiche, sociali e spirituali. Altro obiettivo dell’opera consiste nel portare il focus su aspetti del cibo, e di singoli alimenti, che sono poco conosciuti dal grande pubblico e che concernono le virtù spesso nascoste e gli effetti vitali o fatali di ciò che mangiamo. Il cibo è medicina. La prima medicina, come sosteneva Ippocrate. Così, le caratteristiche di molte delle scelte che facciamo durante la spesa e a tavola possono essere osservate con spirito diverso da quello parziale, usualmente adottato dalla mentalità comune e scientifica, in particolare da medici, nutrizionisti e dietologi e che ci è proposto quotidianamente da giornali e televisioni, sia sotto l’aspetto accentrante e accecante del tributo al Dio Gusto, sia attraverso calcoli biochimici, astrusi e incomprensibili a tutti, riguardanti calorie, proteine, grassi, carboidrati, vitamine, minerali. Il libro è infine corredato da ricette, raccontate e fotografate, che permettono all’autore di spiegare con pochi concreti e semplici esempi come, salvando canoni gastronomici di gusto e nutrizionali, si può uscire dall’abitudinarietà inconsapevole e dal conformismo, come quello – per esempio – di pensare che una frittata si possa fare solo con le uova.
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