filosofia e medicina indiana, ayurveda

Massaggio ayurvedico: i metodi terapeutici

11 Nov , 2010  

massaggio ayurvedico, pacha karma

La settima parte sul Massaggio Ayurvedico pubblicata sul sito del Maestro Sirio.

L’Ayurveda, come tutti i sistemi olistici di cura naturale mira innanzitutto alla prevenzione dei malesseri e delle patologie vere e proprie.
Se tutti acquisissero alcune conoscenze di base sul funzionamento del proprio organismo e sapessero prendere alcune precauzioni per mantenersi in buona salute, compiendo azioni terapeutiche preventive, molti disturbi che sono in genere causati da incuranza e ignoranza potrebbero essere evitati.

Nell’Ayurveda si considera che vi sono due tipi di cause che portano all’insorgere della malattia: uno, l’incuranza, l’ignoranza e la trascuratezza dei propri bisogni e limiti; due, le cause karmiche messe in moto da azioni commesse in vite precedenti.
Le prime possono essere ovviate da un’attenta analisi della propria persona.


Ad esempio, se sappiamo di essere delicati alle vie respiratorie e giunta la stagione autunnale non prendiamo precauzioni che evitino l’insorgere di un processo patologico di quel tipo (raffreddore, mal di gola, influenza, bronchite ecc…), allora sarà molto probabile che si prenda un infezione.
Oppure, se per motivi di lavoro, spesso abbiamo a che fare con gente di ogni genere in modo ravvicinato, per evitare di essere da loro contagiati sarà opportuno prendere qualcosa che rafforzi le nostre difese e ostacoli il contagio.
Questo tipi di patologie possono essere evitate se stiamo un po’ attenti, se subentrano non potremo dire che è dovuto al nostro karma del passato, ma semplicemente che non abbiamo compiuto azioni preventive; che non siamo stati attenti.
Mentre, se malgrado la nostra attenzione subentra una malattia notevole, inaspettata, che non può essere collegata a una nostra negligenza o abuso, allora quella può essere definita: malattia karmica.
Pertanto, quando ci troviamo a contrarre una malattia grave come può essere un tumore, un grosso squilibrio fisiologico, sconvolgimento strutturale emotivo o mentale senza una ragione apparente, quando malgrado le migliori cure e l’intervento di medici di ogni tipo non si riesce a risolvere un problema grave, allora possiamo essere certi che si tratta di una malattia karmica riconducibile ad azioni commesse in vite precedenti di cui stiamo ora subendo gli effetti.
Quindi, per evitare l’insorgere del primo tipo di patologie la medicina Ayurvedica ha formulato vari tipi di preparati fitoterapici: a base di erbe, di minerali e di metalli; ha messo a punto una grande varietà di azioni terapeutiche per la disintossicazione, la depurazione e il ringiovanimento dell’organismo e delle sue cellule, formule varie per la cura della propria bellezza.
Ovviamente, l’Ayurveda mira a curare ogni tipo di malattie, sia quelle semplici provocate dalla nostra incuranza, sia quelle più complesse o talvolta inguaribili, provocate dal nostro karma del passato.
Infatti oltre ai rimedi a base di erbe o di spezie, i medici dell’antichità si cimentarono nella scoperta di preparati alchemici molto complessi, a base di metalli e di sostanze tossiche, per ottenere rimedi molto potenti con cui poter curare le più svariate malattie.
Si dice che prima dell’avvento di Buddha era consuetudine ricorrere alla chirurgia per i casi più complessi che non rispondevano alle cure a base di composti fitoterapici.
Accadde che Buddha nell’ultima parte della sua vita si ammalò di fistola all’ano per la qual cosa fu consigliata l’operazione.
Ebbene, l’operazione non andò bene e, come risultato, morì. In seguito a quest’evento, i Suoi seguaci, che allora erano molto numerosi e avevano una grande influenza sui regnanti d’allora, riuscirono a denunciare la pratica della chirurgia e a farla escludere dalla pratica medica. Così per poter curare malattie gravi, per le quali era prima richiesto l’intervento chirurgico, i medici cercarono di formulare rimedi molto più potenti della comune fitoterapia.
A quei tempi avevano molto tempo a loro disposizione, oppure si può dire che il loro concetto del tempo era diverso dal nostro, quindi svilupparono preparati a base di minerali e di metalli per preparare i quali era necessario tantissimo tempo.
Di solito questi dovevano subire tantissimi processi purificatori prima di essere trasformati da sostanze inorganiche in sostanze organiche assimilabili dall’organismo.
Questi processi purificatori avvenivano portando queste sostanze a un’altissima temperatura con metodi molto rurali e poi raffreddandoli per immersione in sostanze varie a seconda del tipo di caratteristica terapeutica che volevano far assumere a quella sostanza. Le sostanze liquide in cui venivano immersi per essere raffreddati erano: decotti di vario tipo, burro chiarificato, latte o urine di varia provenienza: mucca, cavallo, cammello o capra.
In India vi sono zone dove è molto difficile procurarsi legna e anche dov’è disponibile la gente è solita usare come combustibile lo sterco di mucca essiccato al sole. Ha molti pregi: innanzitutto non costa niente, brucia molto lentamente sprigionando tanto calore ed è considerato antisettico. Quindi anche per riscaldare i metalli e i minerali veniva, e viene usato tutt’ora in molte zone dell’entroterra, lo sterco di mucca essiccato.
Così vennero all’essere vari preparati a base di oro, di argento, di ferro, di rame, di zinco, di piombo ecc… fra i minerali invece possiamo citare: la perla, il corallo, il diamante, l’essudato di roccia (shilajit in sanscrito) e molti altri.
Nell’Ayurveda si considera che per poter essere efficace, una qualsiasi cura, deve essere sempre abbinata ad azioni terapeutiche di vario tipo intese a disintossicare e ripulire l’organismo dalle svariate tossine che sono depositate nell’apparato digerente, nel tessuto muscolare, nella articolazioni e nel tessuto adiposo; in sostanza in tutte le parti dell’organismo.
Quando si vuol tingere un abito è molto importante prima pulirlo, lavarlo, solo allora si potrà procedere a tingerlo certi di ottenere un buon risultato.
Per cui se vogliamo ristabilire la salute, rinvigorire e ringiovanire le cellule, dobbiamo innanzitutto ripulirle dal sudicio della tossine che vi aderiscono, solo allora si potrà ottenere un buon risultato dall’assunzione di medicine; in certi casi le medicine potrebbero anche non essere necessarie o consistere semplicemente di buoni decotti e tisane.
Certo, le medicine da sole possono ripristinare la salute in buona parte dei disturbi più comuni, non gravi, ma quando si vuol curare casi gravi come artrite deformante o reumatoide, paresi da ictus, paralisi, poliomielite, psoriasi, malattie cardiache, tumori, fibromi e altre cose analoghe, bene, in quei casi è molto importante associare alle cure per via interna (l’assunzione di farmaci), anche azioni terapeutiche del tipo che andremo ora a vedere.

Il Pancha Karma (le cinque azioni disintossicanti)
La terapia del Pancha Karma consiste di cinque azioni terapeutiche che hanno come scopo la depurazione dell’organismo da tutte le impurità che nel corso degli anni si accumulano in varie sue zone. Queste consistono di:

  • Nasya, Introdurre gocce di olio medicato o polveri nel naso
  • Vamana, emesi indotto con erbe
  • Virechana, purga indotta con le erbe.
  • Asthapana Basti, enema indotto con decotti medicati.
  • Anuvasana Basti, enema con oli medicati
  • Rakta-Moksha, salasso.

Ora analizzeremo questo tipo di terapie e il loro scopo.
Giorno e notte, come pure durante il processo digestivo, il corpo sospinge nel tratto gastrointestinale sostanze tossiche di rifiuto che sono gli scarti del processo digestivo e metabolico.
Alcuni di questi si accumulano nello stomaco, altri nell’intestino tenue e altri ancora nell’intestino crasso. Normalmente nell’Ayurveda si dice che quelle di natura Kapha vanno nello stomaco, quelle Pitta vanno nell’intestino tenue e quelle Vata vanno nel colon.
Ora, la terapia del Pancha Karma mira ad escludere dall’organismo tutte queste tossine a partire dal loro sito di accumulo, quindi con il Nasya si cerca di espellere tutto il muco o catarro che si trova nel setto nasale, nei seni nasali e nella gola.
Per far questo si introducono nelle narici alcune gocce di olio caldo adatto a questo scopo; queste gocce agiscono da scollante, cioè, staccano il muco e il catarro che lì aderisce liberando le narici e permettendo in seguito una migliore inalazione.
Anche in casi di sinusite o mal di testa di qualsiasi eziologia queste gocce nasali si rivelano un buon aiuto o una buona cura in quanto, se fatto con regolarità, libera i seni nasali dal catarro accumulato.
Cosa ancora più importante: nello Yoga si considera che dalle narici partono i due canali energetici principali: Ida e Pingala.
Ida parte dalla narice sinistra e Pingala dalla narice destra; Ida rappresenta l’energia lunare, femminile, fredda, Pingala quella solare, maschile, calda. Questi canali energetici passano attraverso la testa, scendono dietro la nuca e scorrono sui due lati della colonna vertebrale.
Nel centro della colonna scorre poi l’altro canale energetico principale, quello neutro che è chiamato Sushumna; questo parte dal coccige e finisce nel cervello attraverso il midollo allungato.
Ebbene, si dice che da questi tre canali energetici principali partono ben settantaduemila canali energetici che si diramano in tutto il corpo. Tutti questi canali nello Yoga e nell’Ayurveda sono chiamati Nadi e in un certo modo assomigliano e talvolta corrispondono, ai meridiani del corpo energetico come concepiti nella medicina cinese. È fondamentale mantenere inostruiti tutti questi canali affinché l’energia vitale (Prana per gli indiani e Ki per i cinesi), possa circolare liberamente attraverso di essi e dinamizzare tutto l’organismo.
Per cui l’altro scopo del Nasya , quello più profondo, è di mantenere liberi questi Nadi. L’altro aspetto di questa terapia afferma che il naso è la porta d’accesso al cervello, quindi tutto ciò che viene introdotto nel naso svolge un’azione diretta sul cervello.
È un dato di fatto che dalle mucose nasali partono tante terminazioni nervose che sono collegate direttamente col cervello, per cui quello che si introduce nelle narici, agisce in modo diretto e veloce sul cervello.
Per quanto concerne Vamana (l’emesi o vomito indotto con fitosostanze), Virechana (purga indotta con erbe) e Basti , enema indotto con un decotto medicato, per tutti questi si procede in modo complementare o di pari passo.
Se noi prendiamo il canale alimentare di una persona: dalla bocca all’ano e lo stendiamo per terra, questo risulterà lungo circa otto metri.
Attaccati a questo canale principale noi vi troviamo tutti gli organi dell’apparato digerente e circolatorio; in sostanza tutto parte da questo canale e si dirama per tutto il corpo. Nello stesso modo, le sostanze tossiche, le tossine, seguono il procedimento inverso e da tutte le estremità fanno ritorno, attraverso la circolazione linfatica e sanguigna, nel tratto gastrointestinale.
Per cui, se vogliamo liberare il corpo dalle tossine depositate nei vari tessuti e attaccate ad essi, dobbiamo innanzitutto poterle staccare da essi e poi spingerle nel tratto gastrointestinale attraverso le manipolazioni del massaggio e l’oleazione esteriore.
Pertanto, nella terapia del Pancha Karma si consiglia di fare un ricovero vero e proprio poiché il o la paziente sarà sottoposto/a a una dieta molto delicata e giornalmente gli saranno date per via orale notevoli quantità di Ghe o burro chiarificato in aggiunta ai vari decotti.
Il procedimento è il seguente: sarà necessario un ricovero di trentacinque giorni (vi sono alcuni che fanno il Pancha Karma da un minimo di tre settimane e un massimo di sei mesi) suddivisi in una settimana preparatoria, un giorno di riposo, la terapia dell’emesi, poi tre giorni di riposo, la terapia del purgante, tre giorni di riposo, la terapia dell’enema, altri tre giorni di riposo; poi ci vuole un’altra settimana per ritornare a una dieta normale; il resto è convalescenza.
Nella prima settimana preparatoria al Pancha Karma si è nutriti per lo più con piccole quantità di riso bollito in tanta acqua, si mangia il riso e si beve l’acqua in cui è bollito, inoltre ogni mattina si devono bere notevoli quantità di burro chiarificato o ghe che continuano ad aumentare giorno dopo giorno. Lo scopo dell’assunzione giornaliera di così tanto ghe serve, come avevamo visto, per staccare le tossine dall’interno.
Contemporaneamente si eseguono giornalmente massaggi con abbondanza di olio dall’esterno e questi servono a convogliare tutte le tossine nel T.G.I. Dopo una settimana di preparazione di questo tipo si è pronti per incominciare.
Nella fase in cui si svolgono le tre terapie che stiamo vedendo, il massaggio viene interrotto, lo si riprende poi nella fase finale, la convalescenza, per ridare vigore e forza all’organismo.
Altre terapie che vengono svolte normalmente durante questo periodo sono le fomentazioni in cui il corpo viene chiuso in una gabina con eccezione per la testa (che secondo i medici ayurvedici non dovrebbe essere esposta a tali alte temperature), viene convogliato vapore all’interno della gabina che provoca abbondante sudorazione per espellere anche attraverso il sudore altre tossine latenti.
Quando mi trovavo nell’ospedale ayurvedico di Coimbatore, Tamil Nadu, nell’India del sud, dove ero andato per fare un corso di specializzazione sul Pancha Karma, ho visto persone di ogni tipo sottoporsi a questo trattamento: orientali e occidentali, alcuni con problemi molto gravi, altri con problemi meno gravi, ma tutti abbastanza gravi e ho potuto constatare che tutti ne traevano un gran beneficio.
Alcune persone erano venute con casi di paralisi totale, paralisi parziale o paresi, artrite reumatoide e deformante o psoriasi estesa, ebbene, ora della fine del mio soggiorno era evidente un grande miglioramento nella maggioranza dei casi.
Vi erano persone che per vent’anni si erano curate con antidolorifici o antinfiammatori ed erano arrivati a quello stato penoso.
Li, sottoposti a queste terapie da qualche settimana, erano migliorati notevolmente. Vi era un signore di Delhi che era venuto fin li dopo aver avuto un ictus con conseguente paresi.
Passò attraverso queste terapie per più di un mese; nell’ultima parte della permanenza all’ospedale veniva tutte le mattine a fare un’ora di Yoga ed era sempre sorridente, molto felice di poter camminare di nuovo.
L’ultima terapia di questa serie di cinque è Rakta-Moksha: Rakta sta per sangue, Moksha per liberare; vale a dire far fluire il sangue o succhiarlo dalle parti malate con sanguisughe.
Ci si riferisce alla terapia del salasso, che in casi in cui si verificano coaguli di sangue alle estremità degli arti inferiori diventa molto efficace e negli ospedali ayurvedici continuano a praticarlo ottenendo buoni risultati.

Fonte | www.santbaniashram.it

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