filosofia e medicina indiana, ayurveda

Massaggio ayurvedico: la filosofia dell’ayurveda

5 Nov , 2010  

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La terza parte sul Massaggio Ayurvedico pubblicata sul sito del Maestro Sirio.
Tutti i sistemi medici antichi hanno alla base un concetto filosofico della realtà e su quel sistema filosofico hanno sviluppato un modo particolare di osservare la vita: la realtà del macrocosmo, la realtà del microcosmo e l’interazione tra i due.
Per esempio, nella filosofia taoista che sta alla base della medicina cinese si considera che la creazione si sviluppa dall’interazione di due forze chiamate Yin e Yang.
Yin
rappresenta il principio femminile, lunare, freddo, scuro, centrifugo ecc., Yang rappresenta il principio maschile, solare, caldo luminoso centripeto ecc..
Ebbene, secondo questa filosofia tutto nel macrocosmo è creato, mantenuto e distrutto dall’interagire di queste forze: quando queste sono in equilibrio vi è armonia, salute e pace, quando sono in disarmonia o in squilibrio sopravviene il caos , il disordine e la distruzione.

Allo stesso modo il microcosmo del corpo umano è a sua volta sotto l’effetto dell’azione di queste due forze: Yin e Yang e se queste sono in esso equilibrate e in armonia il risultato sarà benessere fisico e mentale, felicità e una lunga vita.
Quando queste sono squilibrate il conseguente risultato sarà malessere fisico eo mentale, malattia e morte prematura.
Per cui secondo questo sistema lo sforzo dell’essere umano deve essere teso a mantenere queste forze in equilibrio.
Per far questo dovrà conoscere innanzitutto la propria costituzione (anch’essa determinata da Yin e Yang) che motiverà i suoi bisogni particolari sia nello stile di vita, sia nell’alimentazione, sia nell’assunzione di certi medicinali e azioni terapeutiche che secondo quel sistema particolare servono per ripristinare l’equilibrio laddove questo fosse andato perduto.
Nello stesso modo, nella medicina ayurvedica, vi è innanzitutto un sistema filosofico che le fa da fondamento e su questo, che ha un suo modo di considerare la realtà, è stato sviluppato un sistema medico per il ringiovanimento, la prevenzione e la cura dei malesseri che immancabilmente affliggono l’uomo, suo malgrado, nel corso della sua esistenza in questo mondo.
In realtà l’Ayurveda ha preso in prestito concetti e idee da varie fonti per creare il suo particolare sistema filosofico, tuttavia la filosofia principale da cui si è sviluppato e il cosiddetto Samkya. Nell’antica India furono sviluppati nel tempo sei sistemi filosofici o Darshana che stanno alla base di tutto il sapere vedico.
Questi sistemi sono i seguenti: Nyaya, Vaisheshika, Samkya, Yoga, Vedanta e Mimamsa.
Il sistema Nyaya studia i mezzi di conoscenza: Accetta quattro tali mezzi di giusto sapere: la percezione diretta attraverso la mente e i sensi, la deduzione, l’analogia e la parola (o conoscenza) pronunciata e trasmessa da un’autorità (un insegnante).
L’Ayurveda come principio accetta questi quattro mezzi di conoscenza per poter giungere a conoscere la verità di ogni fenomeno.
La filosofia Vaishashika parla della creazione dell’universo e spiega sei categorie di conoscenza o oggetti di cognizione.
Queste categorie sono: Dravya (le sostanze), i guna (qualità o attributi), il Karma (azione, causa ed effetto), Samanya (similitudini), vishesha (differenze) e samavaya (relazioni inseparabili).
Questo sistema crede che i vari elementi: aria , fuoco (o luce), acqua e terra sono creati combinando gli atomi di queste sostanze di base.
Anche la mente ha un tipo di atomo unico in ogni individuo. Anche l’Ayurveda spiega che il corpo, a sua volta, si sviluppa dall’unione di varie particelle corporee.
Secondo il Vaisheshika le diversità osservabili nell’universo sono dovute alla trasformazione degli atomi della terra (la materia grossolana) allorché entrano in contatto col calore. L’Ayurveda accetta questa teoria e dichiara che le trasformazioni nel corpo, di qualsiasi tipo, avvengono solo col contributo di Agni.
Sostanze, qualità e azioni simili sono responsabili nel corpo per l’aumento dei tre dosha (umori biologici), i sette dhatu (sette tessuti corporei) e i tre mala (prodotti di scarto).
Questo segue il semplice principio che il simile aumenta il simile. Nello stesso modo sostanze, qualità e azioni antagoniste diminuiscono gli stessi fattori.
Questo è il principio secondo cui le cose sono equilibrate e curate dai loro opposti: se vuoi spegnere il fuoco, ci butti sopra l’acqua.
Le sostanze del corpo vengono aumentate dall’utilizzo e dall’assimilazione di sostanze simili che provengono dal mondo esterno e vengono diminuite da sostanze con qualità opposte.
Pertanto il sistema medico ayurvedico fa uso di mezzi simili o antagonisti secondo il bisogno di una condizione particolare.
Il sistema filosofico Mimamsa dice che l’anima o Purusha è eterna e viaggia attraverso il ciclo di nascita e morte. Si sperimenta gioia o dolore secondo le azione compiute in questa o in altre vite. L’Ayurveda spiega l’incurabilità di certe malattie con questa legge del Karma.
Non tutte le malattie sono riconducibili a fattori fisici o psicologici ne curabili con trattamenti fisici o psicologici. Alcune malattie vengono motivate dal Karma di altre vite e devono essere vissute. Spesso le si può alleviare solo con mezzi purificatori spirituali o religiosi.
La filosofia Vedanta invece asserisce che l’anima (Atma) possiede un’inerente libertà da tutti i legami di dolore e piacere e che il suo fine consiste nell’assorbimento nell’Anima Suprema (Paramatma).
Anche l’Ayurveda ha come obiettivo l’auto realizzazione e la realizzazione dell’Essere Supremo. Inoltre secondo il Vedanta i cinque elementi grossolani si sviluppano dalla combinazione dei cinque elementi primordiali (Tanmatra). Allontanandosi dal concetto Samkhya l’Ayurveda accetta questo punto di vista Vedantico.
Pertanto l’Ayurveda ha preso in prestito qualcosa da tutti questi sistemi.
Dunque, l’Ayurveda è un sistema medico, ma prima ancora è un sistema filosofico.
All’inizio si era detto che per poter capire bene un tale sistema e per entrare nei suoi particolari è molto importante conoscere affondo la tradizione in cui è nato e si è sviluppato, come pure il sistema o sistemi filosofici a cui si è ispirato.
Come abbiamo visto l’Ayurveda ha preso qualche spunto da tutti questi sei sistemi come pure da altri non vedici come potrebbero essere il Buddhismo e lo Jainismo.
Il Buddismo insegna la giusta via di mezzo come via per conseguire la saggezza e l’illuminazione.
L’Ayurveda ha fatto suo questo principio è nella cura come pure nell’alimentazione, nell’indulgere nei piaceri dei sensi consiglia la giusta via di mezzo: cioè non reprimersi eccessivamente poiché questo causa uno squilibrio che porta poi all’eccedere in modo esagerato in quella cosa in cui ci si è repressi, nè di eccedere troppo in nulla poiché questo crea uno squilibrio di tipo psicologico, mentre fisicamente porta a terribili carenze, obesità, e indebolimento del sistema immunitario, quindi, alla malattia.
Il Buddhismo insegna pure che la creazione è un fatto momentaneo e continuo e che il processo di distruzione di ogni cosa ha inizio non appena è stata creata.
L’Ayurveda accetta questa legge come parte del trattamento evitando i fattori di causa. La patologia viene distrutta e la salute ristabilita quando i fattori di causa che la producono scompaiono.
Dallo Jainismo ha preso invece la legge dell’incertezza delle cose o di ogni probabilità: che sono sempre possibili vari punti di vista su ogni soggetto.
Da questa prospettiva della diagnosi e del trattamento l’Ayurveda accetta questa legge delle probabilità.
Non si possono conoscere in modo definitivo tutti i fattori, pertanto il nostro approccio dovrebbe sempre essere pronto ad essere modificato.
Quindi l’Ayurveda ha preso qualche spunto da tutti questi sistemi, tuttavia quello a cui si ispira maggiormente e il Samkhya che è fondamentalmente uguale allo Yoga.
Pertanto questi tre sistemi: Samkhya, Yoga e Ayurveda sono tre filosofie che partono da un unico presupposto per sviluppare in punti diversi, via via che viene spiegata la natura dell’esistenza e della creazione, concetti propri che li caratterizzano e li separano.
Secondo la filosofia Samkhya la creazione viene all’essere dall’unione del principio maschile, il Purusha, e il principio femminile, la Prakriti.
Il Purusha è quello stato dell’essere che sta al di la della manifestazione, al di la dei due paia di opposti: sole-luna, notte-giorno, maschio-femmina, luce-tenebre, positivo-negativo, ecc…
È anche definito Sat Purush o Vero Essere che è lo stato incondizionato dell’Eterno.
Questo Principio da solo non può creare nulla, se vuole creare deve unirsi al principio femminile che emana da se stesso un po’ come la storia di Adamo ed Eva in cui Eva viene estratta dal corpo stesso di Adamo e, mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, cioè avendo sviluppato le due paia di opposti o il senso della dualità, vengono scacciati dal paradiso dell’Eden per cui viene all’esistenza il mondo materiale dove si esperimenta la gioia, il dolore, la buona salute, la malattia e la morte.
Prakriti rappresenta anche madre natura, la Shakti o energia creatrice, come pure la Madre divina dell’universo.
Ebbene, nella filosofia Samkhya si dice che dall’unione del Purusha e della Prakriti viene all’essere l’intelletto chiamato in Sanscrito Mahat.
Questo Mahat non è l’intelletto per come noi lo conosciamo, ma è l’Intelligenza Cosmica che governa e guida tutto quanto si sviluppa ulteriormente nella creazione.
Quindi da Mahat si sviluppa poi Ahankara che è il senso dell’io, vale a dire, questa Inteligenza Cosmica si individualizza assumendo una varietà di aspetti, tendenze o qualità.
Questi attributi sono principalmente tre che raggruppano in se tutte le varie sfumature: Sattva, Rajas e Tamas.
Ora Sattva sta per la coscienza, il principio dell’armonia, dell’equilibrio, quella forza che porta al benessere, all’evoluzione e all’ultima liberazione dalla ruota del divenire.
È, nella creazione, il principio creatore.
Rajas è invece, la forza kinetica, l’energia che provoca il movimento e il rinnovo.
Quando Rajas è in equilibrio, la creazione, come pure la vita degli esseri umani riceve da esso il moto per andare avanti e per rinnovarsi continuamente.
Quando invece questa forza va in squilibrio eccedendo, ne risulta agitazione, frenesia, stress, catastrofi, guerre, e desiderio di sopraffazione.
La nostra società attuale è dominata maggiormente dall’azione eccessiva di Rajas; sembra che tutti corrano all’impazzata verso non si sa ben cosa.
Bene, Rajas è aanche la forza che conserva.
L’altra qualità o attributo che l’essere individualizzato assume è Tamas, la materialità, la forza d’inerzia, della staticità, l’indolenza, la pigrizia, il ristagno, il decadimento , la distruzione e la morte.
Questa forza ha, a sua volta, la sua utilità e scopo poiché la trasformazione è la legge della vita e bisogna saper riconoscere la transitorietà delle cose e il bisogno di non attaccarsi a nulla, incluso il nostro stesso corpo in quanto tutto è caduco e transitorio.
Questo concetto sta alla base della filosofia Taoista della legge del mutamento; tutto nella creazione, è in uno stato di continuo divenire, di trasformazione e spesso tutto cambia nel suo esatto opposto. La vita si trasforma nella morte e la morte nella vita, l’ultimo diventa il primo e il primo diventa l’ultimo.
Questo dovrebbe farci pensare perché fa capire che noi non siamo proprio nulla: dalla polvere veniamo e polvere diventeremo.
Lo Yoga classifica tutto nella creazione secondo questi Guna: attributi o qualità, quindi il carattere di una persona, un ambiente, il modo di reagire a una situazione, gli alimenti , il modo di rapportarsi a Dio o agli altri può essere di natura sattvica, rajasica o tamasica.
L’Ayurveda, invece sviluppa ulteriori concetti che derivano da questi attributi, quindi considera che da Sattva viene all’essere la mente, i cinque organi di senso e i cinque organi motori, da Tamas, essendo fondamentalmente materiale, si sviluppano invece i cinque elementi da cui tutto il mondo materiale è formato.
Questi elementi prima di diventare vera e propria materia, si manifestano come elementi causali a livello di idea cosmica e in questo stato sono definiti Tanmatras, quando invece diventano materia, cioè si concretizzano su questo piani fisico, sono conosciuti come Pancha Mahabuta o: “i cinque grandi elementi”.
Rajas
invece è l’energia che agisce da forza intermediaria fra i due.

creazione_samkhya
Forza creatrice, armonia, Forza conservatrice, Forza distruttrice, inerzia (la mente e cinque dinamismo, energia. Materia, i cinque elementi organi di senso).
Si diceva che tutta la creazione materiale si compone dai cinque grandi elementi: l’etere o lo spazio, l’aria o il vento, il fuoco, l’acqua e la terra.
Si considera che inizialmente fu creato lo spazio, all’interno di questo cominciò a muoversi l’aria, questa provocò frizione che sviluppò calore e venne all’esistenza il fuoco, il fuoco creò vapore che sviluppò l’acqua, nell’acqua si svilupparono particelle dense e così venne all’essere la terra.
Questo è il modo in cui avviene la creazione del mondo materiale e nel senso opposto avverrà la sua dissoluzione alla fine dei tempi; cioè. la terra si scioglierà nell’acqua, l’acqua sarà evaporata dal fuoco, il fuoco sarà spento dal vento e il vento si annullerà nello spazio.
Pertanto tutto, nella creazione, si compone dai cinque elementi ma a seconda dei vari regni del creato prevarrà l’uno o l’altro di essi. Per esempio, è ovvio che nel regno minerale sarà l’elemento terra ad essere presente quasi nella totalità; lo spazio sarà minimo, l’acqua serve come addensante, il fuoco per amalgamarlo e l’aria per raffreddarlo.
Nel regno vegetale sarà l’acqua ad occupare la posizione principale, gli altri sono presenti in quantità minima, fra gli insetti e i rettili saranno due i principale: l’acqua e la terra, fra i volatili saranno l’acqua, la terra e l’aria, i mammiferi includono anche il fuoco.
È solo fra gli esseri umani che si manifesta pienamente anche l’etere che conferisce loro la facoltà dell’intelligenza, del discernimento, dell’intuizione e della percezione, facoltà che rendono l’uomo l’essere più evoluto della creazione, il solo che può conoscere Dio o la Verità dell’esistenza.
A questa teoria viene associato uno dei motivi principali per cui gli esseri umani dovrebbero nutrirsi con un’alimentazione vegetariana.
Infatti i grandi saggi capirono subito che nella creazione vige una legge inesorabile secondo cui vengono registrati tutti i pensieri, le parole e le azioni degli esseri viventi in ogni forma di vita.
Questa legge è conosciuta nelle filosofie indiane come la legge del Karma, la legge di azione e reazione o di causa ed effetto. Secondo questa legge dovremo rendere conto in futuro di qualsiasi cosa pensiamo, diciamo o facciamo ora.
Quindi i saggi consigliano di nutrirsi con una dieta vegetariana poiché è il tipo di dieta che causa la minore reazione karmica possibile.
Perché? È ovvio: se voi ammazzate un essere umano sarete condannati a morte o all’ergastolo in quanto l’uomo ha il valore massimo agli occhi del creatore e degli uomini perché si compone da tutt’e cinque gli elementi.
Se ammazzate un mammifero vi sarà chiesto di pagarne il prezzo secondo il suo valore di mercato.
(Oggi giorno vi è una particolare cura degli animali domestici mentre di pecore, capre, mucche e mammiferi in genere tutti continuano a cibarsene indiscriminatamente tanto son tutti pronti a dire in coro: “Mica li ammazziamo noi, sono i macellai a svolgere questo ruolo benefico per tutti noi.” Coerenza umana!)
Continuiamo: se ammazzate un uccello, chi se ne cura, se ammazzate un insetto ancor meno e una verdura o un frutto, vale quanto costa, se è di vostra produzione o è spontanea, niente. Quindi da questo possiamo dedurre che le cose hanno un valore corrispondente alla quantità di elementi che le compongono e la dieta vegetariana è quella che provoca minor danno e la minore reazione possibile; così non causeremo versamento di sangue che poi ci ricadrà sul capo.
Tuttavia, secondo l’Ayurveda , anche fra gli esseri umani questi cinque elementi non sono tutti presenti nella medesima proporzione e le varie combinazioni di questi sono il fattore che determina le costituzioni degli individui.
È qui che entra in ballo il concetto dei Dosha, energie, o umori biologici che sono composti dalla presenza di una diversa percentuale di questi cinque elementi.

Fonte | www.santbaniashram.it

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