filosofia e medicina indiana, ayurveda

Massaggio ayurvedico: storia dell’ayurveda

4 Nov , 2010  

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Ecco la seconda parte sul Massaggio Ayurvedico pubblicata sul sito del Maestro Sirio.
I Veda sono quattro grossi volumi considerati sacri poiché furono scritti da antichi saggi o Rishi e in essi sono contenuti insegnamenti per tutti i campi della vita : la spiritualità, la medicina, l’arte, la musica e la politica.

Questi quattro Veda sono: il Rigveda, lo Yayurveda, il Samaveda e l’Atharvaveda.
Il primo e l’ultimo, cioè il Rigveda e l’Atharvaveda sono quelli che contengono i primi insegnamenti riguardo alla salute: come mantenerla, un vasto studio sulle erbe medicinali come pure l’uso di sostanze minerali, gemme e altro.
Gli aspetti della cura della salute che vengono presi in analisi da questi Veda riguardano principalmente:

  1. Modi per mantenere la buona salute e una lunga vita,
  2. “Come” e con che mezzi liberarsi dai disturbi e l’uso delle piante medicinali
  3. Alimenti e digestione appropriata.
  4. Modi per migliorare il proprio intelletto
  5. Insegnamenti per liberarsi dai tratti sgradevoli del proprio carattere e migliorarlo.

Si considera che i Veda siano stati scritti perlomeno quattro o cinque mila anni or sono (forse più!), quindi il linguaggio impiegato in essi è tipico della gente d’allora.
Nella cura e nella prevenzione delle malattie come pure nello scacciare fantasmi o spiriti che possono danneggiare la salute di chi si impossessano essi solevano impiegare l’uso della forza di volontà, la forza dell’io, la suggestione, l’auto convincimento e l’ipnotismo.
Può essere molto interessante andare a vedere alcuni esempi d’intervento terapeutico di un certo tipo.
Quello che è più evidente è il fatto che si cerca di alterare enormemnte lo stato psicologico del paziente con sugggerimenti fortemente suggestivi.
Anche questi esempi stanno a indicare quanto questo fattore sia importante nella cura delle malattie: il contributo della forza della mente, la fede e la forza di volontà sia da parte del medico sia da parte del paziente.
Ora andiamo a vedere alcuni esempi, il primo tratta un caso di disturbi renali:
“Io distruggo i tuoi disturbi urinari. Che l’urina trattenuta in te possa venir fuori! O essere sofferente ti libero dai tuoi disturbi. Possa l’urina trattenuta nel tuo corpo uscire, esca l’urina trattenuta in te con gran fragore. Esca la tua urina dalla tua vescica con tubi urinari immediatamente con tanto rumore. Nello stesso modo in cui si apre un varco per far uscire l’acqua dal fiume, io spiano la strada per permettere alla tua urina di uscire dal tuo corpo. Possa l’urina accumulatasi nel tuo corpo venir fuori. Che tutta l’urina accumulata nella tua vescica esca fuori. Per estrarre l’acqua dal mare, dal fiume o da un pozzo si cerca di creare un varco. Allo stesso modo ho aperto la via alla tua vescica per far uscire tutta l’urina contenuta. Possa tutta la tua urina uscire con gran fragore. Che tutte l’urina trattenuta in te possa uscire fuori nello stesso modo in cui una freccia scoccata dall’arco si dirige verso l’obiettivo.”
La medicina Ayurvedica considera che le varie costituzioni sono determinate da tre tipi di umori biologici o energie: Vata, Pitta e Kapha e le prime descrizioni rudimentali di questi tipi di energie si trovano nell’Atharva Veda.
Nel corso del tempo questo concetto delle tre energie è stato sviluppato enormemente da molti altri autori fino a renderlo molto dettagliato e sofisticato.
In quel periodo, l’azione del medico veniva anche associata alle preghiere rivolte alle forze della natura che spesso erano personificate in qualche forma di divinità:
” Oh Surya (sole) liberaci dalle malattie generate dai tre Dosha (energie) … Oh Surya libera questo sofferente dal mal di capo e dalle malattie di Kapha che è penetrato in ogni parte del corpo di quest’individuo. Liberalo dal Kapha che è aggravato dalla pioggia e dall’umido. Liberalo anche dall’effetto di Vata generato da vayu (il vento) come pure dalla febbre e l’influenza causate dalle alterazioni di Pitta. Che tutti questi disturbi lascino questa persona e vadano nei boschi e sui monti solitari.”
Vi sono poi altri esempi che invece illustrano quanta importanza veniva attribuita al fatto di “caricare” i medicinali e le erbe impiegate per curare un certo disturbo attraverso l’impiego di Mantra (preghiere o formule caricate d’energia spirituale). Le erbe venivano addirittura adorate come fossero vere e proprie divinità. In un passo si dice, per esempio della curcuma:
” Oh haridra (curcuma), tu sei la migliore di tutte le medicine come il sole e la luna lo sono rispettivamente per il giorno e la notte.”
Un’altro bell’ esempio di cura cerimoniale attraverso la forza della suggestione generata dall’insistenza verbale per ottenere certi risultati terapeutici la troviamo in quest’altra descrizione :
“Come un mulino fatto di pietra macina i grani, così io schiaccio i tuoi parassiti e batteri. Distruggo tutti i batteri visibili e invisibili che attaccano il tuo corpo. Io ammazzo tutti i parassiti che avvelenano il tuo sangue e la tua carne: distruggerò tutti i batteri con Mantra e medicinali. Col potere di questo Mantra distruggo i vermi dell’intestino, della testa e dei muscoli. Impedisco a parassiti che hanno origine dalla vegetazione, da monti e foreste di diffondersi per mezzo del cibo, l’acqua e le ferite.”
Il termine Ayurveda si compone di due parole: Ayus che significa vita e Veda che sta per conoscenza, sapere o scienza; quindi il termine Ayurveda significa la scienza della vita. Questo termine è molto appropriato poiché questo sistema non è solo interessato al benessere del corpo, ma considera altrettanto importante il benessere mentale e spirituale; quindi la vita nel suo intero.
È un sistema olistico che crede in una continua interazione e influenza di tutti questi tre costituenti dell’essere umano. Così ci si può considerare veramente sani quando lo si è su tutti e tre codesti livelli.
Il corpo con i suoi malesseri influenza la mente, quest’ultima poi cristallizza tutte le sue tensioni e rigidità nei tessuti muscolare e adiposo di certe aree specifiche del corpo come nelle articolazioni indurendole e rendendole dolenti.
Inoltre l’ignoranza del lato spirituale della vita ci rende ciechi a una tale vasta realtà per cui per forza di cose saremo mentalmente limitati e ignoranti riguardo al lato nascosto delle cose, quelle che non possono essere viste con gli occhi del corpo ma con l’occhio spirituale.
Così si può stare fisicamente non c’è male, mentalmente si può aver acquisito una vasta conoscenza nel campo dell’arte e delle scienze fisiche, ma se non ci siamo scoperti come esseri spirituali, scintille della Coscienza Universale e non siamo mai penetrati al di la del mondo dei sensi e della mente, ebbene, con tutta la nostra erudizione saremo molto probabilmente esseri brutali, egoisti, narcisisti, arroganti, vanitosi, avari, lussuriosi, iracondi, nervosi, stressati, possessivi, gelosi e chi più ne ha, più ne metta.
Così nell’Ayurveda si considera veramente sana una persona che conosce i suoi bisogni e limiti fisici e si comporta in modo da mantenersi sano senza eccedere in abitudini e vizi dannosi per la sua salute.
Mentalmente cerca di mantenersi sano attraverso l’acquisizione della giusta conoscenza cercando di sviluppare tutto il potenziale della sua mente, ben cosciente che oltre le facoltà puramente intellettive di: intelligenza, memoria, comprensione e capacità di acquisire nozioni e immagazzinare dati, bisogna anche coltivare la concentrazione, la meditazione, l’intuizione, la percezione, l’assorbimento in un unico punto di focalizzazione e l’ebbrezza interiore che ne è l’inevitabile risultato.
Queste sono alcune potenzialità inutilizzate della nostra mente, ma c’e ne sono tantissime altre che seguono queste e qui non sto ad elencare.
Dunque, si diceva che questa scienza della vita è un sistema di cura dell’essere umano nel suo insieme che è stato sviluppato nel corso dei secoli e millenni dal popolo indiano.
I primi libri che contengono i rudimenti di questo sapere sono appunto i Veda, ma non si può dire che in questi libri si trovi questo sistema di conoscenza medica come oggi noi lo conosciamo.
Si dice che in seguito si svilupparono due correnti complementari: quella dei medici e quella dei chirurghi.
Quella dei medici era capeggiata dal saggio Atreya i cui insegnamenti furono messi per iscritto dal saggi e medico Charaka nel Charaka Samhita (il testo di Charaka).
Questo ramo si concentrò principalmente su eziologia, prognosi, diagnosi, farmacologia, farmacopea e l’applicazione dei vari preparati per la cura della malattie.
In seguito fu sviluppata la pratica del Pancha Karma (cinque azioni terapeutiche per depurare e disintossicare l’organismo) che ha come ausilio varie tecniche di massaggio come pure la fomentazione e sudorazione.
Il massaggio e gli altri trattamenti, quando usati come preparazione al Pancha Karma sono intesi per staccare le tossine che aderiscono ai tessuti e spingerle nal tratto gastro intestinale per essere poi espulse attraverso le tre azioni principali del Pancha Karma: il vomito auto indotto, il lassativo e l’enteroclisma o enema. Quando invece è usato come strumento di benessere acquista allora altre caratteristiche e tecniche.
L’altra scuola era quella chirurgica di Danvantari i cui insegnamenti e conoscenze furono poi messi per iscritto da Sushruta nel Sushruta Samhita (Il testo di Sushruta).
Dapprima queste conoscenze furono tramandate oralmente per molti secoli – e forse millenni – furono messi per iscritto in questi due testi circa duemilacinquecento anni fa (così vien detto). E’ incredibile notare in questo libro le descrizioni così dettagliate dell’anatomia umana, dello sviluppo del feto nel grembo materno mese per mese e altre cose simili se consideriamo che a quei tempi non vi erano strumenti tecnologici e macchinari per osservare tali cose. Inoltre nel testo si parla di vari tipi di operazioni sofisticate e vengono illustrati gli strumenti chirurgici.
Si dice che in genere la scuola di Attreya (quella dei medici) riportava i casi difficili alla scuola di Danvantari, ma non si parla di casi che dalla scuola di Danvantari fossero riportati a quella di Attreya. Ciò significa che si ricorreva alla chirurgia solo dopo che ogni altra azione terapeutica non aveva avuto buon esito.
Ai tempi di Charaka e Sushruta (che forse furono anche contemporanei) vi erano in India pochissime università.
Due che sono certe erano quelle di Varanasi (Benares) e l’altra era quella di Patna, per cui chiunque volesse studiare l’Ayurveda si doveva recare in quelle città.
Patna si trovava anche sulla famosa via della seta visitata anche da Marco Polo e si dice che gente venisse anche da altri paesi come la Persia, la Grecia, la Cina e il Tibet per studiare l’Ayurveda e scambiare conoscenze.
Su un testo dal titolo “Le Radici Dell’Ayurveda” scritto da uno studioso inglese di nome Dominik Wujastyk, amico di alcuni miei amici di Malta, è riportato un bellissimo racconto di un monaco buddista cinese di nome Fa Hsien il quale fece il lungo viaggio dalla Cina fino a Patna nella prima decade del quinto secolo D.C.
Il pio pellegrino fu molto colpito dalla città e da come vivevano i suoi abitanti. Questa città era stata la capitale dall’impero di Ashoka e aveva due grossi monasteri che ospitavano seicento monaci.
La sua descrizione ci dice: “Le città e i paesi di questo luogo sono le più grandi nel Regno di Mezzo. Gli abitanti sono ricchi e prosperi e gareggiano fra loro nella pratica della benevolenza e della rettitudine… I capi delle famiglie Vaisya (i commercianti) fra tutti i regni del nord India, creano nelle città case per dispensare carità e medicine. Tutti i poveri, i diseredati del paese: orfani, vedove, gente senza figli, i deformi e tutti coloro che sono ammalati vanno a quelle case e gli è concesso ogni tipo di aiuto oltre ad essere visitati dai medici. Gli è dato il cibo e le medicine che il loro caso necessita, sono fatti sentire a loro agio e quando stanno bene se ne vanno da soli”.
Questa descrizione di Fa Hsein è una tra le più antiche di una struttura ospedaliera da qualche parte del mondo e si può supporre che l’India sia stata uno dei primi luoghi dove sia sorta un’organizzazione sanitaria popolare.
Infatti sono tanti gli studiosi della storia dell’India che sostengono che in passato l’India era un paese ricco dove la gente viveva in modo agiato.
Le sue ricchezze erano varie e includevano giacimenti di oro, pietre preziose, la produzione della seta e un artigianato raffinatissimo.
In seguito la storia indiana fu tormentata da un susseguirsi di invasioni da vari popoli che sottrassero tante delle loro ricchezze, distrussero o asportarono le loro opere letterarie e distrussero i loro luoghi di culto.
Fra queste invasioni possiamo ricordare quella mongola di Gengis Khan, quelle di vari invasori provenienti da Turchia e Afganisthan che stabilirono l’impero Mogul e in seguito l’invasione britannica.
Tutti questi invasori imponevano sui conquistati la loro religione e il loro sistema medico; per questo motivo oggi in India sono praticati vari sistemi medici: l’Unani che è l’antica medicina greca praticata dai musulmani, l’Omeopatia e l’Allopatia introdotte dai governanti britannici, e l’Ayurveda che era bandita durante il periodo di dominazione britannica ed è stata reintrodotta negli anni sessanta.
Infatti durante l’occupazione britannica la medicina tradizionale indiana fu bandita dal governo poiché ritenuta retrograda e non più adatta alle necessita dei tempi moderni. Questo era il motivo ufficiale, tuttavia la realtà era che agli inglesi interessava introdurre la medicina allopatica per interessi commerciali.
Comunque questo valeva solo per le grandi città dove l’autorità aveva un più minuzioso controllo, mentre nelle zone rurali l’Ayurveda continuo ad essere praticata da tutti e ogni villaggio aveva il suo buon Vaidya o esperto di medicina ayurvedica che spesso era anche un saggio venerato.
Questo possedeva una conoscenza più o meno ampia dell’Ayurveda: erbologia, farmacologia e diagnosi e faceva alcuni suoi preparati con cui curava i più svariati disturbi.
Oggi giorno nei villaggi è esattamente lo stesso: continua ad esserci il Vaidya che non è un medico laureato in chissà quale università (in qualche caso può anche esserlo), ma ha magari studiato e fatto pratica con un anziano Vaidya stando in casa sua e apprendendo attraverso un contatto giornaliero e un’assistenza continua.
In questi casi l’allievo è estremamente rispettoso del suo insegnante o “guru” lo rispetta , lo ama e lo riverisce in modo tale che per un occidentale, abituato ai nostri studenti sempre contestatari, irriverenti e indisciplinati potrebbe sembrare inverosimile.
Due anni fa ho fatto un corso di specializzazione sulla teoria e la pratica del Pancha Karma in un ospedale ayurvedico tradizionale a Coimbatore, nel Tamil Nadu e li ho vissuto personalmente una situazione analoga.
In questo ospedale curano in modo del tutto tradizionale. Si potrebbe dire che in India oggi giorno ci sono due correnti della medicina ayurvedica: una è quella che ha assorbito alcuni elementi della cultura e della medicina occidentale e usa un linguaggio più moderno per la pratica medica.
In genere questi sono medici che hanno studiato anche la medicina allopatica e hanno per forza di cose assorbito alcuni suoi concetti e metodi.
Oppure sono medici che han viaggiato in occidente e per potersi far capire da un publico occidentale hanno dovuto adattare un pò il loro linguaggio alla terminologia che è usata qui nella pratica medica.
Mentre ci sono invece i Vaidya tradizionali dei villaggi, oppure quelli che hanno studiato nei college o nelle università indiane solo la medicina ayurvedica che continuano ad essere molto tradizionalisti e ortodossi e ci tengono a non contaminare la loro pura conoscenza medica ayurvedica con concetti e termini tipici della medicina e della scienza occidentali.
Bene, in questo ospedale di Coimbatore vige una situazione di questo secondo tipo: il Vaidya o medico oltre ad essere un esperto di medicina ayurvedica è anche un insegnante di yoga ed è esperto in entrambe queste discipline.
Vi sono alcuni suoi allievi che sono con lui da quando avevano cinque o sei anni, essi hanno studiato con lui l’Ayurveda , lo yoga, il sanscrito e forse qualche minima nozione di matematica.
Il loro scopo è quello di arrivare a conoscere bene l’Ayurveda e a praticarlo nel modo tradizionale, non gli interessa altro e ci tengono a mantenere incontaminata la loro conoscenza.
Sono tutti bellissime persone, pulite, educate, estremamente rispettose del loro guru e felici della loro vita dedita alla conoscenza vedica e allo sviluppo del loro potenziale spirituale.
Una volta ci diede una lezione un medico il quale disse: sono molto contento di essere indiano perché l’India è un paese in cui la tradizione spirituale è stata mantenuta viva ed è ancora possibile trovare un saggio ogni cento chilometri.
Io ho avuto un Maestro spirituale che prima di diventare tale era stato un Vaidya tipico di villaggio.
Egli viveva nel deserto del Thar che si trova in Rajasthan nella zona a nord/ovest, molto vicino al confine con il Pakisthan.
Egli sosteneva che se un medico vuole essere veramente competente deve essere una persona spirituale, che conduce una vita pura e sana, pratica la meditazione e accresce il suo potere interiore.
Un tale medico, Egli sosteneva, non avrà bisogno di usare un’infinità di medicinali; gli basteranno solo alcuni medicinali per curare i più svariati disturbi poiché quello che curerà i malesseri sarà più il suo potere spirituale che le medicine che userà.
Inoltre le medicine che preparerà una simile persona saranno cariche della sua energia spirituale e saranno molto potenti. Infatti il mio interesse per l’Ayurveda fu motivato dal fatto di sapere che Lui era stato un Vaidya, quindi volli documentarmi su questo sistema medico e conoscerlo personalmente.
Dapprima lo studiai per alcuni anni da autodidatta senza riuscire a capirci veramente tanto; ero semplicemente affascinato da questo sistema che mi sembrava molto originale.
Poi mi iscrissi a un corso triennale di medicina ayurvedica tenuto a Firenze da un certo Dr. Bhagwan Dass il quale vive a Delhi e viene in Italia tutti i mesi per quindici giorni, tiene questi corsi e vede i suoi pazienti.
Ebbene, si diceva dunque che l’Ayurveda diventò un vero e proprio sistema codificato con l’avvento del Caraka Samhita ( il Compendio di Caraka) e il Sushruta Samhita.
Si considera che questi testi furono messi per iscritto all’incirca nel cinquecento A.C. e che nel corso del tempo abbiano subito varie modifiche in quanto sono state aggiunte parti da altri medici su certi argomenti .
In seguito vi fu un altro medico famoso, di nome Vagbhata che studiò accuratamente questi due testi e ne formulò una sua sintesi: l’Ashtanga Haridaya.
Questo testo è considerato la più grande sintesi di medicina indiana mai prodotto. Si solleva al di sopra di tanti altri testi di minore importanza e nella pratica va anche a sostituire i due testi di cui fa la sintesi: i compendi di Caraka e Sushruta.
Questi tre testi sono sempre stati i libri usati dagli studenti di medicina ayurvedica nelle università, presso i Vaidya in privato e continuano ad esserlo.
Tuttavia fra questi il più apprezzato è il terzo giacché rende molto chiari tanti passaggi che nei precedenti testi sono oscuri e poco comprensibili. Si dice infatti che l’Ashtanga Haridaya veniva per tradizione mandato a memoria dagli studenti poichè questo testo rappresentava per loro: il cuore della medicina.
Il significato del titolo è infatti questo: Il Cuore della Medicina.
Ovviamente questa tradizione è attualmente, quasi scomparsa, ma non del tutto poiché nel Kerala, vi sono ancora famiglie con una lunga tradizione di medici ayurvedici che continuano a imparare a memoria questo testo.
È detto che entro un secolo della sua compilazione, Il Cuore della Medicina era stato tradotto in varie lingue asiatiche come il tibetano, l’arabo e altre ancora ed era conosciuto e studiato da chi tra quei popoli era interessato alla scienza medica.

Fonte | www.santbaniashram.it

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