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“Meditazione” di Jiddu Krishnamurti

22 Ago , 2010  

La meditazione è una delle più grandi arti della vita forse la più grande, e non la si può assolutamente imparare da nessuno, questa è la sua bellezza. Non c’è tecnica e quindi non c’è autorità. Quando imparate qualcosa su di voi, osservatevi, osservate il modo in cui camminate, il modo in cui mangiate, ciò che dite, le chiacchiere, l’odio, la gelosia: se siete consapevoli di tutte queste cose dentro di voi, senza alternativa, ciò fa parte della meditazione. Può esserci meditazione, dunque, quando sedete in un autobus o passeggiate in un bosco pieno di luce e di ombre, o ascoltate il canto degli uccelli o guardate il viso di vostra moglie o del vostro bambino.

Jiddu Krishnamurti (1895–1986) filosofo di origine indiana.

Per sfuggire ai propri conflitti…
l’uomo ha inventato molte forme di meditazione, basate sul desiderio, sulla volontà e sull’avidità di conseguimenti, che implicano il conflitto e una lotta per raggiungere il successo. (in tale sforzo conscio e deliberato risente sempre dei limiti della mente condizionata, e non c’è libertà in ciò. Ogni sforzo di meditare è la negazione stessa della meditazione. La meditazione è la fine del pensiero. Solo allora si ha una dimensione diversa al di là del tempo.

Meditazione è scoprire…
se il cervello, con tutte le sue attività, le sue esperienze, può essere assolutamente acquietato. Non costretto, perché quando c’è costrizione, c’è dualità. L’entità che dice: «Vorrei avere esperienze meravigliose, perciò devo costringere il mio cervello a essere quieto», non ci riuscirà mai. Ma se cominciate a indagare, a
osservare, ad ascoltare tutti i movimenti del pensiero, i suoi condizionamenti, i suoi slanci, le sue paure, i suoi piaceri, a guardare come funziona, allora vedrete che il cervello diventerà estremamente quieto; una quiete che non è sonno ma è straordinariamente attiva e quindi è quiete. Una grossa dinamo che funzioni perfettamente, quasi non fa rumore; soltanto quando c’è attrito c’è rumore.

La meditazione è ardua…
Esige la più alta forma di disciplina: non vuole conformismo, non vuole imitazione, non vuole obbedienza, ma vuole una disciplina che passi attraverso la costante consapevolezza delle cose fuori di te e delle cose dentro di te. La meditazione, quindi, non è attività nell’isolamento, bensì azione nella vita quotidiana che esige cooperazione, sensibilità e intelligenza. Senza il fondamento di una vita retta la meditazione diventa una fuga e non ha più valore. Una vita retta non è obbedienza alla morale sociale, bensì libertà dall’invidia, dalla cupidigia e dalla ricerca del potere, che generano l’inimicizia. La libertà da questi mali non passa attraverso l’attività della volontà, ma attraverso la consapevolezza che ne acquistiamo con l’autoconoscenza. Senza conoscere le attività del sé la meditazione diventa esaltazione dei sensi e perde ogni significato.

La meditazione è una cosa tra le più straordinarie…
Non conoscerla vuol dire essere come un cieco in un mondo di colori splendenti, di ombre e luci cangianti. Non è questione di intelletto, ma, quando il cuore entra nella mente, la mente assume una qualità completamente diversa; diviene realmente illimitata, non solo quanto alla sua capacità di pensare, di agire in modo efficace, ma anche per la sensazione di vivere in un vasto spazio nel quale siamo parte di tutto. La meditazione è il movimento dell’amore. Non l’amore del singolo o di molti. È come l’acqua che tutti possono bere da qualsiasi recipiente, che sia un vaso d’oro o una brocca d’argilla: è inesauribile. E accade una cosa particolare, che né le droghe né l’autoipnosi possono dare: è come se la mente entrasse in se stessa, dapprima alla superficie, per poi penetrare sempre più profondamente, finché profondità e altezza non hanno più senso e ogni sistema di misura scompare. In questo stato vi è una pace totale, non la soddisfazione che deriva dalla gratificazione, mauna pace che ha in sé ordine, bellezza e intensità. Può essere distrutta, così come si può distruggere un fiore, eppure, proprio a causa della sua vulnerabilità , è indistruttibile. Questa meditazione non la si può apprendere da un altro. Dovete cominciare  senza saperne nulla e muovervi nell’innocenza. Il terreno in cui può nascere la mente meditativa è quello della vita quotidiana, la lotta, il dolore e la gioia fugace. È lì che deve nascere, e recare ordine, e da lì muoversi all’infinito. Ma se vi interessa solo l’ordine, allora l’ordine stesso porterà con sé il proprio limite, e la mente ne sarà prigioniera. In questo movimento dovete in qualche modo cominciare dall’altro estremo, dalla sponda opposta, e non curarvi soltanto di questa sponda e di come attraverserete il fiume. Dovete gettarvi nel fiume senza saper nuotare. E il bello della meditazione è che non sapete mai dove siete, dove andate e qual è la meta.

La meditazione non è qualcosa di diverso dalla vita quotidiana…
non rintanatevi in un angolo della stanza a meditare dieci minuti per poi andare a fare i macellai, e non solo in senso metaforico. La meditazione è una delle cose più serie. Potete meditare tutto il giorno, in ufficio, con la famiglia, quando dite a qualcuno: «Ti amo», mentre osservate i vostri figli. Ma poi gli insegnate a divenire soldati, a uccidere, a identificarsi con la nazione, a venerare la bandiera, li educate a entrare in questa trappola del mondo moderno. Osservare queste cose, rendersi conto del vostro ruolo in esse, fa parte della meditazione. E quando meditate così vi scoprirete una bellezza straordinaria; agirete rettamente in ogni momento; e se per una volta sbagliate non importa, lo farete di nuovo senza perder tempo con i rimpianti. La meditazione è parte della vita, non è qualcosa di diverso.

Che cosa straordinaria è la meditazione!
Se è una qualsiasi costrizione, un qualsiasi sforzo per far sì che il pensiero si adatti, per spingerlo a imitare, allora la meditazione diviene un pesante fardello. Il silenzio che si desidera cessa di essere illuminante; se è inteso a procurare visioni ed esperienze, allora porta all’illusione e all’autoipnosi. Solo nel fiorire del pensiero e nella sua conseguente cessazione la meditazione ha senso; il pensiero può fiorire solo nella libertà, non nell’allargarsi dei modelli di conoscenza. La conoscenza può dare esperienze sempre nuove, sempre più sensazionali, ma una mente sempre alla ricerca di esperienze di qualsiasi genere è immatura. La maturità è la libertà da ogni esperienza; non è più sottoposta a nessuna influenza sia a essere sia a non essere. La maturità nella meditazione è la liberazione della mente dalla conoscenza, poiché questa forma e controlla tutta l’esperienza. Una mente che è luce per se stessa non ha bisogno di esperienza. Immaturità è bramare una maggiore e più vasta esperienza. Meditazione significa spaziare attraverso il mondo della conoscenza ed esserne liberi per entrare nell’ignoto.

Tratto da | Meditations: brani di Jiddu Krishnamurti
(Shamblrala Publications, inc., bBoston)
© 1979, krishnamurti foundation trust ltd., london
© 1997, casa editrice astrolabio-ubaldini editore roma
Traduzione di | Livio Agresti

Fonte | www.sublimen.com

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2 risposte a ““Meditazione” di Jiddu Krishnamurti”

  1. Franco ha detto:

    Quello della foto è U.G. Krishnamurti e non Jiddu:
    http://www.spiritualteachers.org/u_g_krishnamurti.htm

  2. marina marini ha detto:

    grazie franco della segnalazione, ho provveduto a cambiare la foto, ho anche visto il tuo sito è davvero molto interessante

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