filosofia e medicina tradizionale tibetana

Buddhismo: simboli e significato della bandiera

19 Ago , 2010  

Il buddhismo fu introdotto nell’isola di Sri Lanka da Mahinda, figlio del grande imperatore Ashoka, nel III sec. a. C. – per intenderci nello stesso periodo in cui Roma combatteva le guerre puniche –, ma nel corso di una colonizzazione durata quattro secoli, ad opera prima dei portoghesi, poi degli olandesi e, infine, degli inglesi, subì una vera e propria opera di demolizione.
Dall’abolizione della festa pubblica del Vesak, imposta dal governo olandese nel 1770, si giunse, nella seconda metà del secolo XIX durante la dominazione inglese, a un vero e proprio declino del buddhismo, al quale corrispose la diffusione nell’isola delle missioni cristiane, spalleggiate dai dominatori britannici.
In questo clima di decadenza, il colonnello americano Henry Steele Olcott – che era, tra l’altro, cofondatore della Società Teosofica con Madame Blavatsky e presidente della stessa – si convertì al buddhismo e, nel 1880, fondò la Società Teosofica Buddista «Colombo».
Fu così che, con la creazione di un apposito comitato, il Comitato Colombo, Olcott diede l’avvio a una lunga campagna rivolta al governo coloniale inglese perché ai budddhisti singalesi fossero restituiti i diritti religiosi perduti.
Come risultato delle richieste avanzate dal Colonnello Olcott al segretario di Stato britannico, il 27 marzo 1885 il Vesak fu proclamato festa pubblica dal governatore britannico dello Sri Lanka e in tale occasione – secondo un giornale locale dell’epoca, il Sarasavi Sandaresa del 17 aprile 1885 – il  Comitato Colombo presieduto dal Ven Hikkaduwe Sri Sumangala Thera e il cui segretario era Sri Carolis Pujitha Gunawardena, concepì l’idea d’una bandiera che rappresentasse il risorto orgoglio buddhista.
Successivamente, il colonnello Olcott ridisegnò la bandiera dai sei colori nella forma attuale, per adeguarla al formato delle bandiere nazionali e la modifica fu approvata all’unanimità dalle autorità monastiche e dal comitato.
La bandiera buddhista fu issata per la prima volta in occasione della cerimonia del Vesak il 28 maggio 1885, sul tempio Deepaduttamarama Vihara Kotahena, per indicare l’avvenuta rinascita del buddhismo nell’isola.
Le bandiere sono in ogni caso e da secoli oggetti ricorrenti nel culto buddhista ed hanno un grande significato rituale; si possono trovare pendenti dal soffitto all’interno dei templi, o a far da panneggio d’onore alle immagini sacre, oppure issate su aste all’esterno dei monasteri, delle pagode e degli stupa; costituiscono tradizionalmente anche un’offerta al Buddha da parte dei fedeli, come i fiori, la frutta e l’incenso; appese in un tempio alla morte di un fedele si crede ne aumentinoi meriti e ne favoriscano la rinascita nel mondo supero.
Nella religione buddhista, le bandiere rappresentano le virtù del Buddha, che sono poi le medesime virtù che i fedeli aspirano a sviluppare; proprio nello stesso modo in cui una bandiera civile rappresenta una nazione e viene salutata con solennità, così la bandiera buddhista rappresenta il Buddha e viene trattata col medesimo riguardo, rendendole omaggio formale quando viene issata e ammainata.
I colori della bandiera rappresentano le tinte dell’aura emanata dal Buddha e collettivamente simbolizzano la perfetta realizzazione spirituale; in particolare, le strisce orizzontali rappresentano tutte le razze umane che vivono in pace e armonia, mentre quelle verticali rappresentano l’incondizionata pace del nirvana.

  • La luce blu rappresenta la virtù della compassione universale per tutti gli esseri senzienti irradiata dalla chioma del Buddha;
  • la luce gialla rappresenta la virtù della consapevolezza irradiata dalla pelle del Buddha;
  • la luce rossa rappresenta la virtù dell’amore incondizionato irradiato dalla carne del Buddha;
  • la luce bianca rappresenta la virtù della purezza irradiata dalle ossa e dai denti del Buddha;
  • la luce arancione (in Myanmar sostituita dal rosa e, occasionalmente, anche dal verde) simbolizza la virtù della saggezza irradiata dalle palme, dalle caviglie e dalle labbra del Buddha;
  • la combinazione orizzontale iridescente dei colori rappresenta la pace e l’universalità delle nobili verità insegnate dal Buddha;
  • infine, la bandiera nel suo insieme simbolizza il fatto che, indipendentemente da razza, etnia, nazionalità, divisione o colore della pelle, tutti gli esseri senzienti posseggono in sé il potenziale del perfetto risveglio.

Secondo un’altra interpretazione, il risveglio spirituale simbolizzato dalla bandiera consiste nel riuscire a vedere al di là delle sei basi dei sensi (salâyatana): occhi, orecchi, naso, lingua, corpo e mente.
La mente (o conoscenza) è composta di ciò che si è percepito coi cinque sensi.
Perciò le cinque bande colorate rappresenterebbero i cinque sensi e la sesta, con la combinazione dei cinque colori, la mente.
Il 25 maggio 1950, giorno in cui la Fratellanza Buddista Mondiale tenne un congresso a Kandy, Sri Lanka, la bandiera buddhista fu adottata ufficialmente da tutte le tradizioni buddiste.
Oggi è un simbolo di pace e di risveglio spirituale che rappresenta l’unità di tutti i buddisti e viene usata in circa 60 Paesi durante le feste, in particolare durante le celebrazioni del Vesak.

Articolo di Flavio Pelliconi
pubblicato su Dharma n. 21 del settembre 2005

Fonte | www.risveglio.net

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