I-ching

I-Ching: l’esagramma del mese “la ritirata”

16 Ago , 2010  

Dun 遯. La Ritirata
Nel ciclo delle stagioni, dopo l’esagramma 44, Il Farsi Incontro, nel quale l’oscurità ha cominciato a rinascere dal basso per riprendere il suo movimento di crescita e quindi le notti hanno ripreso impercettibilmente ad riallungarsi, facendosi spazio le forze yin, segue l’esagramma 33, La Ritirata, Il Ritirarsi.

Questo esagramma simboleggia l’inizio della ritirata della luce, secondo le leggi naturali della ciclicità, di fronte all’avanzata dell’oscurità, la quale avviene – per ora – solo a livello delle profondità e resta quindi ancora nascosta dietro il rigoglio tuttora visibile della natura.


Durante l’estate, caratterizzata dall’elemento Fuoco e quindi dall’estroversione nella socialità, ci si apre verso ciò che è altro da sé; ma quando essa giunge a termine bisogna cominciare a pensare alla stagione di passaggio che ci porterà poi all’inverno, che è, invece, un tempo di interiorità e saggezza, caratterizzato dall’elemento Acqua.

L’ideogramma significa fuggire, nascondersi, sparire e ingannare. Esso è composto di tre parti: a sinistra il segno generale del cammino, presente anche nell’ideogramma del Dao (Tao), cioè tracce di passi profondi in lenta progressione; al centro la luna e a destra un cinghiale.
L’immagine evocata è quella di piedi che camminano lasciando tracce, al chiaro di luna, e di un cinghiale che passa di là: adesso l’animale si è “ritirato”, non si muove più. Si sta nascondendo dall’uomo che vuole farne cacciagione.
Il maiale/cinghiale è uno dei dodici segni dell’astrologia cinese. Conformemente alle sue qualità tipiche, è un animale che viene scelto, nell’Yi Jing, per simboleggiare il movimento yin di indietreggiamento, in contrapposto al movimento di avanzamento veloce a testa bassa dell’ariete, quale descritto dall’esagramma 34, che infatti è l’esagramma inverso a questo.
Il raffronto tra i due animali ci racconta simbolicamente che l’estrema forza yang (dell’ariete) può facilmente eccedere e non raggiungere l’obiettivo, mentre con la grande forza yin (del maiale/cinghiale) del ritirarsi e del rinforzarsi con “l’ingrasso”, si può permettere alla situazione di volgere a proprio favore.

L’esagramma
Il cielo, trigramma di sopra, tende a salire e isolarsi rispetto alla Montagna immobile che non può trattenerlo, trigramma di sotto.

Il Responso
Cedere, appartarsi, ripiegare su se stessi, dunque crescere!
Non si tratta di una fuga, ma di un movimento strategico dolce, di un ripiegamento ben organizzato, che permette di rinforzarsi.
Così il nobile tiene a debita distanza l’ignobile, non irato ma pacato: questo atteggiamento yin è il suo modo saggio di raggiungere l’obiettivo quando le circostanze esterne non sono favorevoli.
Si tratta di cedere e ritirarsi in disparte, per il momento, in modo tale da disimpegnarsi per poi utilizzare pienamente questo movimento retrogrado allo scopo di invertire un rapporto di forza squilibrato momentaneamente sfavorevole.
Non è una sconfitta, né una resa ma un movimento strategico calcolato, come quello di chi pratica arti marziali come judo e aikido.
L’Yi Jing è strutturato in modo tale che il processo e la tensione, esistenti tra due polarità di ogni situazione o cosa, siano sempre presi sinteticamente e contemporaneamente in considerazione.
Pertanto il cedere e il ripiegare su se stessi è un’indicazione da interpretare in due maniere: sia il punto di vista di chi s’allontana, sia l’attitudine di chi viene lasciato, formando la sintesi dei due punti di vista un insieme indissociabile ai fini della comprensione complessiva della situazione.

Il potenziale di situazione per il management
Il fattore portante è l’utilizzo strategico della ritirata: il Dragone (trigramma di sopra) si isola per il tempo necessario in cima alla Montagna (trigramma di sotto) per meditare. Il manager sa quando appartarsi, o addirittura andar via, e sa gestire bene le tappe di questa ritirata.
Se c’è qualcuno o qualcosa che crea problemi, il manager sa come disimpegnarsi. Non si tratta di una tattica di fuga, come in tanti stratagemmi, ma di un processo momentaneo in vista del sicuro ritorno di forze.
Ma questo esagramma riguarda piuttosto l’aspetto psicologico del distacco e la distanza che il manager sa mantenere rispetto alle meschinerie che, per il momento, gli stanno intorno.
La ritirata per essere feconda deve essere graduale, come le linee yin che entrano da sotto e cominciano a prendere gradualmente i posti occupati dello yang nei mesi precedenti. C’è un passaggio da gestire verso una nuova situazione fruttuosa che si verrà sicuramente a creare.

Alimentazione e Cucina
È importante sempre ricordare che noi ci alimentiamo, non solo con le sostanze nutrienti contenute nel cibo (proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali), ma ci nutriamo anche degli aspetti energetici e simbolici di cui i diversi cibi sono portatori.
E dobbiamo pure sapere, in conseguenza, che i sintomi delle malattie non sono solo un richiamo del passato da abbattere come un ostacolo o una piaga da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: “Cosa mi sta chiedendo? – A cosa m’invita? – Verso dove mi vuol condurre?”
La malattia, in altri termini, è una “responsabilità” nel senso etimologico del termine, cioè una “respons-ability”, un’abilità nel dare le risposte appropriate!
Nella Teoria dei 5 Elementi l’estate appartiene naturalmente all’elemento fuoco ed è collegata al Cuore e all’Intestino Tenue, i quali, secondo la MTC (medicina tradizionale cinese) sono gli organi interni maggiormente attivati in questa stagione. L’uomo deve armonizzare il suo Qi, il suo “soffio vitale” con quello delle stagioni, a pena di veder sorgere dentro di lui disfunzioni psichiche e fisiche.
Le quattro stagioni sono i ritmi dell’anno, cui corrispondono i ritmi del giorno e i ritmi di tutta una vita, tutti quanti regolati dalle stesse variazioni dell’energia, della vitalità, del Qi.
La teoria dei 5 Elementi, dunque, studia le Cinque Attivazioni d’Energia, nello spazio-tempo, secondo le stagioni, le ore del giorno, le età della vita e secondo il luogo sulla Terra.
Se la Primavera è una nascita, l’Estate è l’apogeo della vitalità. L’Estate, legata al Fuoco, è proliferare, moltiplicarsi, lussureggiare, fiorire e far fiorire: la sua funzione è, dunque, quella di portare a compimento. Il Dao (Tao) dell’estate è la manutenzione della crescita della vita, dice Yang Zhang.
L’Intestino Tenue corrisponde, come il Cuore di cui è il complementare, all’Estate. È  il centro dell’energia del corpo, l’hara o dan tian (tan-tien) , è come tale d’estate deve essere curato al meglio.
Esso riceve ciò che viene dalla Stomaco, lo trasforma e assicura l’assimilazione del cibo analizzandolo e separando quello puro, che invia verso Milza e Pancreas, e quello impuro, che manda verso i punti di eliminazione che sono Intestino Crasso e Vescica.
L’Intestino Tenue svolge analogo ruolo sul piano psicologico perché, consentendo al cibo elaborato di trasformarsi in energie da inviare a tutto il corpo, presiede alla trasformazione delle informazioni che ci arrivano dal mondo esterno in ciò che diverrà poi la nostra visione soggettiva. Tutte queste trasformazioni necessitano, come un calderone, di molto FUOCO ed è per questo che l’Intestino Tenue ha bisogno di tanto calore, rappresentando il punto più caldo del corpo.
La fitta rete di capillari posta immediatamente sotto le pareti intestinali e tra i villi è incaricata di assorbire le sostanze nutritive del cibo. Se questa rete è coperta di strati di grasso e muco derivanti dall’ingestione di “certi” cibi, la sua capacità assimilativa viene compromessa, si generano intolleranze alimentari e nascono difficoltà anemiche, gonfiori intestinali e affaticamento cronico.
Che privilegiare nell’alimentazione estiva per salvaguardare l’Intestino Tenue?
Consumare molte fibre vegetali, che sono come una manna che piove dall’alto, perché esse passano sui villi a mo’ di scopa pulendoli e stimolando il moto peristaltico.
Come migliorare le funzioni di un intestino in difficoltà?
Con gli insalatini e la prugna umeboshi (frutto giapponese fermentato con il sale per circa un anno) che sono un vero toccasana per le funzioni intestinali.
Ricordiamoci, infine, per quanto concerne anche il Cuore, che i disturbi cardiaci e la pressione sono dovuti principalmente a cibi pesanti, quindi attenzione ai grassi animali (che sono saturi) e allo zucchero raffinato. Usiamo cotture più leggere senza troppo olio e sale, se la pressione tende a salire, e stili di cottura più energetici (yanghizzanti) se si soffre di pressione bassa.
Attenzione alloo zucchero!!! Precisiamo, innanzitutto, che di zucchero sono pieni quasi tutti i cibi industriali (zuppe, cereali per la colazione, il pane bianco, la maionese, le verdure in scatola, certi formaggi, gli alimenti per bambini, bibite, ecc.): leggete le etichette se non ci credete!
Quindi non è consentito dire: “ma io ne prendo solo due o tre cucchiaini al giorno”.
Si sa, infatti, che circa il 70% dello zucchero che consumiamo non viene preso in forma diretta, ma viene assunto da cibi e da bevande industriali.
Lo zucchero danneggia la circolazione (malattie del cuore e circolazione), la digestione (dalle carie alle emorroidi), la locomozione (artrite) e il sistema nervoso (disturbi del comportamento)!
Provate a scoprire, di seguito, come si ricava lo zucchero che usiamo quotidianamente e poi decidete se continuare a consumarlo come prima (la saccarina fa peggio!).
Lavorazione dello zucchero: il succo della canna da zucchero e della barbabietola viene sottoposto ad un lungo processo industriale.

  • Viene riscaldato con latte di calce, perdendo i sali di calcio e le sostanze proteiche, e con la reazione alcalina quasi tutte le vitamine vengono distrutte.
  • Poi viene a contatto con ossido di calcio, acido carbonico, anidride solforosa, carbonato sodico.
  • Viene sottoposto a ripetuta cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.
  • La melassa viene poi ancora dezuccherata con l’aiuto di idrossido di stronzio.
  • Il prodotto quindi viene raffinato con carbonato di calcio, imbiancato con l’acido solforoso, filtrato attraverso carbone animale e colorato con blu oltremare.

A ciò aggiungasi che, per essere digerito e assimilato dal nostro organismo, si riprende le sostanze di cui è stato privato durante la raffinazione, in particolare il calcio, che preleva dai denti (provocando la carie) e dalle ossa (provocando la decalcificazione), le vitamine (avitaminosi) e i minerali (demineralizzazione); diminuisce, inoltre, la capacità di resistenza alle infezioni e rende pigro l’intestino (con tutte le conseguenti malattie).

Articolo di: Andrea Biggio*
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Fonte: www.lastampa.it

* Laureato in giurisprudenza alla Sapienza di Roma, viene assunto da un primario istituto di credito che lascia anticipatamente nel 2002, dopo aver ricoperto il ruolo di direttore della filiale di Firenze. Si occupa dello studio del I CHING da più di venticinque anni. È membro, in Francia, del “Cercle Yi Jing” di Pierre Faure. Ha eseguito specifici studi e ricerche per l’approfondimento della materia, sia sotto l’aspetto della filosofia orientale che con approccio psicologico, junghiano, bioenergetico e gestaltico. Tiene corsi per l’apprendimento del metodo di consultazione del Libro e studia e insegna cucina naturale e macrobiotica.
Autore del libro “Come cucinare la nostra vita”.


Come cucinare la nostra vita
Andrea Biggio

Prezzo € 15,50
Edizioni: Chimenti
Libro – Pagine 240
Questo libro è una lunga incitazione al cambiamento che, chi scrive, rivolge per primo a sé. Nasce dal racconto dell’esperienza diretta di trasformazione, voluta e ottenuta dall’autore, nel modo di alimentarsi e di relazionarsi agli altri, inusuale e meno conformista rispetto a quanto appreso in famiglia, nell’ambiente e nella cultura edonistica e della velocità, che oggi caratterizzano i Paesi occidentali. L’autore, in seguito al cambio di visione sul cibo, ha interrotto con successo e definitivamente, da un giorno all’altro, il manifestarsi di disturbi e malattie ordinarie ma pervicaci, di quelle di cui tutti soffriamo nel corso della vita. Il cambiamento alimentare è stato però solo una delle tante strade, ripercorse nel libro, per “nutrire la vita”, intesa nelle sue molteplici manifestazioni, anche psicologiche, sociali e spirituali. Altro obiettivo dell’opera consiste nel portare il focus su aspetti del cibo, e di singoli alimenti, che sono poco conosciuti dal grande pubblico e che concernono le virtù spesso nascoste e gli effetti vitali o fatali di ciò che mangiamo. Il cibo è medicina. La prima medicina, come sosteneva Ippocrate. Così, le caratteristiche di molte delle scelte che facciamo durante la spesa e a tavola possono essere osservate con spirito diverso da quello parziale, usualmente adottato dalla mentalità comune e scientifica, in particolare da medici, nutrizionisti e dietologi e che ci è proposto quotidianamente da giornali e televisioni, sia sotto l’aspetto accentrante e accecante del tributo al Dio Gusto, sia attraverso calcoli biochimici, astrusi e incomprensibili a tutti, riguardanti calorie, proteine, grassi, carboidrati, vitamine, minerali. Il libro è infine corredato da ricette, raccontate e fotografate, che permettono all’autore di spiegare con pochi concreti e semplici esempi come, salvando canoni gastronomici di gusto e nutrizionali, si può uscire dall’abitudinarietà inconsapevole e dal conformismo, come quello – per esempio – di pensare che una frittata si possa fare solo con le uova.
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