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Cina: l’inferno nero di Dalian

8 Ago , 2010  

Greenpeace International ha messo in linea il video “Damage from the Dalian oil spill“, girato dagli attivisti di Greenpeace Cina, che documenta gli effetti del disastro petrolifero di Dalian, dove sono esplose due condotte di scarico del greggio della PetroChina.
Il disastro ha provocato un colossale incendio e una marea nera che è costata la morte ad un vigile del fuoco e che ha invaso il Mar Giallo per almeno 180 km/quadrati, secondo quanto ammettono le stesse autorità cinesi.
Il disastro ha completamente annichilito il turismo e la pesca e le somiglianze con quanto è accaduto ed accade dall’altra parte del mondo, nel Golfo del Messico, sono impressionanti, anche se in Cina c’è qualcosa di peggio: l’utilizzo dei pescatori e di operai come “carne da macello petrolifero”.
Infatti, il video mostra le condizioni terribili in cui lavorano gli addetti alla bonifica, che raccolgono il petrolio a mani nude, senza protezioni e mascherine e con attrezzature primitive.
Ma mostra anche qualcosa di nuovo per la Cina: un gruppo di coraggiosi attivisti che controllano da vicino i lavori, forniscono di mascherine alcuni pescatori ed operai ed espongono cartelli di pericolo sulle spiagge (Dalian era una famosa località turistica cinese che aveva ricevuto anche riconoscimenti ambientali dal governo), sembra uno di quegli embrioni di società civile e ambientalista che stanno crescendo in Cina, controllati da vicino ma tollerati dal Partito comunista.
Dalla Cina viene anche la testimonianza diretta di “Michelle”, lo pseudonimo di una delle attiviste di Greenpeace: «Ho seguito giorno per giorno lo svolgersi della storia dello sversamento di petrolio in Cina e sono molto commossa dalle immagini che arrivano escono ogni giorno. Il nostro team è tornato a Pechino e le storie che ci raccontano sono sbalorditive. I pescatori e la gente ripulisce la fuoriuscita a mani nude, scava fanghi tossici per un magro compenso a barile, i lavoratori devono fermarsi a riprendere fiato con il cuore in gola per l’aria, perché non indossano le maschere per questo lavoro pericoloso. Queste immagini sono la cruda realtà della vita in Cina, la differenza di ciò che è possibile qui a differenza degli Stati Uniti. Gli Usa e la Cina, dipendono fortemente dall’energia sporca, entrambi hanno avuto la peggiore marea nera della loro storia nello stesso tempo, una strana coincidenza o solo l’inizio di quel che potrà succedere sempre di più. Entrambi gli sversamenti hanno lasciato una scia di devastazione, ma nessuno dei due Paesi sembra prestare attenzione a questo campanello d’allarme per muoversi rapidamente verso un’azione che ci porti velocemente ad abbandonare l’energia sporca. La Cina almeno ha piani concreti e grandi investimenti in energie rinnovabili, più di quanto sembra stiano facendo gli Usa».
«Per me le immagini del popolo cinese che ripulisce lo sversamento senza alcuna protezione trasmettono un concetto raccapricciante: che queste persone sono sacrificabili per poter continuare ad avere più energia sporca. Le immagini dal Golfo del Messico con il petrolio che ricopre la vita marina, morta o morente, segnala un altro costo inaccettabile per continuare a dipendere da questa fonte di energia sporca e pericolosa. I governi di entrambi i Paesi stanno sottovalutando le quantità di petrolio sversato e le conseguenze sul mondo naturale, sia sulle persone che sugli animali. In Cina, solo quest’anno i disastri ambientali sono aumentate del 98%. Più il petrolio diventa scarso più continueremo a scendere in profondità e in luoghi più difficili da raggiungere, il che significa operazioni più rischiose e un probabile aumento del rischio di incidenti. È incredibilmente triste quello che questa dipendenza dall’energetica sporca sta facendo al nostro pianeta e alla vita che dipende da esso. Possiamo fare molto meglio di questo.  È tempo di una rivoluzione energetica!».

Fonte | www.greenreport.it

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