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Lughnasadh: la festa dell’estate, del raccolto e della mietitura

28 Lug , 2010  

Lughnasadh o Lammas è una grande festa tradizionale gaelica e celtica e significa letteralmente “assemblea di Lugh” a cui la festa è dedicata.
Lugh è chiamato “il luminoso”, lo “splendente” o “colui che è abile in tutte le arti” (in un episodio della mitologia irlandese egli si proclama «un fabbro, un campione, un arpista, un eroe, un poeta, uno storico, un medico, un mago»).

Lughnasadh, ai primi di agosto, segna l’inizio del tempo del raccolto e era il momento della mietitura del frumento e dell’orzo, un momento di incontri, di gare e di giochi, e di matrimoni. I matrimoni contratti in questo periodo potevano essere annulati nello stesso giorno dell’anno successivo, dopo il “periodo di prova”.
In alcune zone, in questo momento si faceva rotolare giù dalla collina una ruota incendiata per simboleggiare la fase calante dell’anno verso l’inverno.
Lughnasadh, segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’ autunno, si festeggiava dopo la mietitura del grano, quando si mangiava il primo pane fatto dal grano nuovo, ed era il periodo per condividere le ricchezze e per ringraziare gli dei.
La versione cristiana di questa festività è la Festa del raccolto, Lammas, recentemente fatta rivivere in alcune chiese.
Il termine Lammas deriva da hlafmasse “loafmass” (messa del pane), dal momento che in questa occasione viene offerto il pane fatto col grano appena mietuto.

Una leggenda irlandese (*)
«Le origini della festa di Lughnasadh sono collegate alla sua madre adottiva Tailtiu, la quale si affaticò per preparare le pianure irlandesi all’agricoltura e così morì, dopo aver chiesto che la pianura diventasse la sua tomba. Lugh ordinò che gli uomini di Irlanda tenessero una festa annuale all’anniversario della sua morte, istituendo i giochi funebri in suo onore. La tradizione dei giochi funerari ha paralleli in molte culture, basti ricordare le cerimonie funebri dei guerrieri morti ricordate nell’Iliade. Il vero scopo della festa è il raduno delle popolazioni al momento del raccolto sulle terre coltivate, terre che costituiscono il corpo materiale della Dea della Terra. Gli stessi raccolti sono essi stessi parte del corpo della Madre Terra.»
[(*) tratto da “Feste Pagane”” di Roberto Fattore, Macro Edizioni ]

La festa di Lug ha un aspetto regale, è la festa del re distributore di ricchezze ed equilibratore, è la festa dell’autunno e dei raccolti.
Nella festa si organizzano giochi, concorsi, corse, e assemblee legali e giuridiche, è una festa sia del re sia del popolo: una grande e corale celebrazione dell’estate nel suo pieno splendore.
Si potrebbe dire che è anticipatrice delle nostre olimpiadi.
Le numerose feste di tutta Europa che derivano dall’antica Lughnasadh sono distribuite durante tutto il mese di agosto, ma concentrate soprattutto nella sua prima metà e corrispondono a una celebrazione della luce nel suo aspetto solare, raggiante, vitale.
La festa, un tempo, durava dal 15 luglio al 15 agosto, ma è scomparsa dal calendario della cristianità, anche se sopravvive in altre feste, come quella delle Rogazioni e le numerose feste profane del raccolto
Il momento più importante di Lugnasadh cadeva tra la sera del 31 di luglio e la sera del 2 di agosto, nel pieno del calore estivo.
Lugh era il protettore delle messi abbondanti per questo la festa veniva anche chiamata “luna del raccolto”.
Era il momento della mietitura del grano, del raccolto che poteva significare ricchezza ed abbondanza per un anno, oppure carestia e fame.
Un’usanza antichissima, diffusa in tutti i popoli e che persiste ancora oggi in alcuni paesi, era di lasciare incolto un pezzo di ogni campo, a disposizione dello spirito della terra; al momento della mietitura si offriva un mannello di spighe, che veniva posato sul pezzo di terreno incolto.
Il fascio era prelevato dall’ultimo covone; da questo si toglieva un pugno di chicchi, da mescolare ai semi per la nuova semina, simbolo di continuità tra la vita e la morte.
L’ultimo covone era il simbolo del dio del grano che moriva, per cui tutti gli scagliavano addosso gli attrezzi, così che nessuno sapesse chi aveva ucciso il dio.
Poiché il raccolto era essenziale per vivere, la mietitura era vissuta con grande sacralità. Se, in quei giorni, qualcuno rubava gli attrezzi per mietere, veniva sacrificato sul campo e fatto a pezzi ritualmente: ogni pezzo era un seme che propiziava il nuovo raccolto.
Lughnasadh era la festa più popolare e più sociale, a cui partecipavano proprio tutti, perfino le tribù in guerra, che facevano una pausa di due giorni.
La tregua era propizia per banchetti, giochi, corse di cavalli, scambi commerciali, per ascoltare poeti e musicisti in gara tra loro. Inoltre si celebravano matrimoni, spesso per legalizzare la situazione delle coppie che avevano partecipato ai fuochi di Beltane, alle quali gli dei avevano concesso il dono di una nuova vita.
È stata istituita dallo stesso Lugh, Dio del Sole, per commemorare la madre Tailtiu (letteralmente Terra Fertile) che si era sacrificata per rendere fertili le campagne di Irlanda. Inoltre, era il momemnto per celebrate le nozze sacre: la Gran Sacerdotessa, come la Dea, si univa al Re, per concedergli la sovranità, in memoria del matrimonio di Lugh e della Dea Erin.
Inizialmente la festa era un rito della dea madre. Gli autori classici ci narrano di sacrifici offerti a dee della terra, donne con corone di edera che celebrano i loro misteri di notte in onore della Terra producendo gran clamore, riti di donne nude tinte di guado (colore azzurro) o vestite di foglie o di verde per celebrare in modo più efficace la dea della fertilità.
Abbiamo la documentazione di uno di questi riti dagli scritti di un certo Tacito, funzionario romano incaricato di descrivere i costumi dei nativi germani (Angli e quelli che sono stati poi conosciuti con il nome di Normanni, i vichinghi) riguardo all’adorazione della dea Nerthus.
“In un isola del mare Oceano c’è un sacro boschetto dove si trova un carro consacrato coperto da un drappo. A un solo sacerdote è consentito toccarlo. Egli può percepire la presenza della dea, quando è là nel suo santuario. Il sacerdote accompagna il carro con grande reverenza quando nel tempo appropriato viene rimosso dall’isola e trasportato dai buoi attraverso i territori delle tribù e il suo soggiorno è tempo di fare festa. nessuno va in guerra,ogni arma viene riposta, solo in quel periodo si conoscono e si apprezzano la pace e la quiete finchè la dea, dopo aver goduto abbastanza la compagnia degli umani, viene ricondotta al suo tempio dallo stesso sacerdote. Dopo di che il carro e il drappo e se vi piace credermi la stessa dea vengono immersi in una misteriosa piscina. Il rito è eseguito da schiavi che, non appena lo hanno compiuto, vengono annegati nel lago. In tal modo il mistero produce terrore e una pia ignoranza su cosa possa essere quello spettacolo che solo i morituri avevano la possibilità di contemplare”

Fonte: www.istitutocosmos.it e www.ontanomagico.altervista.org

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