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Dalai lama: dialoga con i cinesi su twitter

24 Lug , 2010  

In migliaia pongono domande al leader tibetano, che parla della sua successione, dell’autonomia del Tibet, della sua cultura.
Mostrando un Tibet molto diverso da quello della propaganda ufficiale e cercando un dialogo con la popolazione cinese.

Il 19 luglio il Dalai Lama ha risposto alle domande dei cinesi su Twitter, sul suo nuovo blog twitter:@dalailamacn.
Mentre Pechino rifiuta qualsiasi dialogo con il leader tibetano in esilio, egli continua a cercare il colloquio con la popolazione cinese, per far conoscere la situazione del Tibet e per favorire la coesistenza pacifica e paritaria dei diversi gruppi etnici.

Con una votazione sono state scelte 10 domanda, su 326 domande proposte da 1.543 internauti.
Moderatore è stato lo scrittore Wang Lixiong, che già aveva organizzato il primo analogo dialogo su internet il 21 maggio scorso.
Dalle domande è emerso  un grande desiderio nella popolazione cinese di comprendere sia la persona del 75enne leader buddista in esilio, sia la situazione tibetana.  E un desiderio non inferiore del Dalai Lama di riaprire un dialogo con la popolazione cinese, che Pechino vuole impedire per far conoscere solo la propria versione della questione tibetana.
Le autorità cinesi descrivono il Dalai Lama come pericoloso terrorista scissionista e molte domande hanno riguardato “l’autonomia del Tibet”.
“Il termine ‘autonomia dei tibetani’ dovrebbe riferirsi – ha risposto – a una situazione in cui i tibetani sono la maggioranza e gli altri gruppi etnici la minoranza. Se la situazione è stata capovolta, la parola ‘autonomia’ non ha più senso”.
In Tibet la Cina ha favorito  una massiccia immigrazione di etnici Han, con vantaggi finanziari e fiscali e posti di potere, al punto che gli etnici tibetani sono ormai una minoranza nella loro stessa terra e il problema appare piuttosto il rispetto dell’etnia tibetana e la convivenza tra le diverse popolazioni.
Il Dalai Lama ha espresso la speranza “di costruire una grande famiglia che consenta a cinesi e tibetani di coesistere in amicizia nei prossimi 1.000 anni, come è stato in precedenza” nonché il desiderio che tutti i gruppi etnici in Cina “coesistano in modo amichevole su una base di uguaglianza”.
La propaganda cinese lo accusa anche di volere riunificate le popolazioni tibetane, oggi divise in varie regioni oltre che in Tibet, in un’unica autonomia politica. Il Dalai Lama ha risposto che il concetto di “Grande Tibet” lo propugna solo “la propaganda del Partito comunista”.
Mentre quello che lui vuole è “dare a tutti i tibetani che parlano e scrivono la stessa lingua, uguali diritti di tutelare e sviluppare la loro cultura religiosa, come pure per il loro sviluppo economico”.
La leadership tibetana da secoli è tramandata tramite reincarnazioni dei precedenti leader, individuate con complesse procedure.
Pechino ha rapito il Panchen Lama, la reincarnazione del precedente leader che avrebbe dovuto sostituire il Dalai Lama alla sua morte, e lo ha sostituito con un proprio protetto.
Le autorità cinesi danno grande importanza a questo loro personaggio, mentre i tibetani in esilio si avviano a introdurre una leadership democratica.
Alla domanda su chi sarà il suo successore, molto frequente, egli ha risposto in modo indiretto che già da almeno 10 anni le maggiori decisioni politiche sono prese dai rappresentanti eletti dai tibetani in esilio e prevede che così potrà continuare anche dopo la sua morte.
Lo scrittore Yu Jie ha commentato all’agenzia Radio Free Asia che questo dialogo su internet è “molto utile” per smascherare la propaganda negativa cinese. Anche se al dialogo hanno partecipato poche migliaia di persone, egli ha espresso la convinzione che “possa assumere sempre maggiore influenza e sconfiggere la propaganda distorta dei media ufficiali sul Dalai Lama e sul Tibet”.

Fonte: www.sangye.it

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