Importante spunto di riflessione ci viene offerto dalla candidatura al Premio oscar 2010 come miglior reportage di “Burma Vj” di Anders Østergaard.
Il video è la testimonianza raccolta dai videoreporter clandestini di Democratic Voice of Burma, trasmesso da Report e racconta la “rivoluzione zafferano” birmana del settembre 2007.
Pur rischiando torture e carcere, questi video sono una delle poche fonti di informazione in un paese in pugno a una dittatura militare, ormai inaccessibile ai giornalisti stranieri.
Decine di migliaia di monaci buddisti, ispirati dalla figura della leader dissidente e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, scesero in strada per guidare i cittadini birmani in una protesta contro il regime di proporzioni mai viste, pronti a pagare il prezzo del loro coraggio.
Contrabbandati fuori dalla Birmania, questi nastri si sono trasformati in uno dei film documentari più forti e politicamente importanti degli ultimi anni, come confermato dagli oltre 40 premi in festival in tutto il mondo, dal successo e dall’emozione in occasione della presentazione allo scorso festival del settimanale Internazionale a Ferrara, e dalla recente nomination all’Oscar.
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