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Mandala: il sistema simbolico dei colori

16 Mag , 2010  

Alcuni sistemi simbolici fanno parte della vita dell’uomo fin dalla nascita tanto da essere assorbiti senza difficoltà e senza nessuna particolare specializzazione è il caso delle parole e dei numeri, ma è anche il caso dei colori.
I colori sono un elemento della nostra quotidianità, presenti nella natura e nel creato, sono considerati sacri fin dall’origine del mondo.
Una delle peculiarità dei colori è proprio la loro universalità.
I colori costituiscono il supporto al pensiero simbolico. E ogni popolo, ogni cultura li usa con proprie interpretazioni e tradizioni.
Il colore è in grado di arrivare e esplicitare significati anche li dove la parola non arriva o dove ha bisogno di essere tradotta.
I colori nel mandala
Il sistema simbolico dei colori è stato strutturato seguendo il desiderio dell’uomo di esprimersi anche artisticamente.
Il colore ha da sempre influenzato le arti e la letteratura anche se anticamente era assai difficile scorporare queste prime dalle discipline della scienza e della religione.
Erano tutte ritenute una unità organica. I primi laboratori artigianali sorsero nelle sale attigue alle celle principali dei templi già al tempo degli egiziani e dei greci.
Li, sotto la direzione di rigide regole imposte dai sacerdoti, che erano anche indovini e uomini della medicina, abili artigiani costruivano statuette votive e amuleti dai poteri magici.
Il potere era dato all’amuleto dal colore e dall’immagine rappresentata.

L’iconografia e il colore dunque fin dall’antichità vivono una simbiosi di simboli.
E molti dei significati sociali antichi legati al colore arrivati fino ai nostri giorni sono eredità di quelle regole e credenze.
Presso gli arabi per esempio, in tempi remoti, i persiani e gli stranieri erano detti i Rossi, gli arabi per distinzione erano i Neri, da questa usanza deriva il detto “il rosso e il nero” con cui si  indicava la totalità degli individui.
Si ritiene che il nero e l’ocra siano i due colori più antichi del mondo. Tracce di color ocra sono state riscontrate in tombe antiche di circa 46.000 anni fa, ben più remoto di quello delle caverne francesi di Lascaux i cui dipinti risalgono all’incirca a 13.000–15.000 anni fa.
Anche se le informazioni più dirette e approfondite ci arrivano dalle dalle decorazioni e rifiniture delle tombe e dei corredi funebri, già nell’antichità esistono testi in cui la storia e l’uso e i significati del colore sono analizzati con rigore e raziocinio.
Oltre ad autori come Plinio e Vitruvio,  Artemidoro si spinse oltre assegnando a ciascuno colore che appariva nei sogni un valore  profetico.
L’intreccio del colore e  la simbologia ad esso legata non si limita alla scienza o alla psicologia o alla giurisprudenza, troviamo esempi anche nella letteratura.
Omero, il cantore delle gesta delle prime civiltà del Mediterraneo, nelle sue epopee eroiche spesso descrive i protagonisti delle sue avventure  con appellativi che si riferivano alla loro avvenenza o al loro vigore o alle loro virtù identificate con un colore.
Così Poseidone nell’Iliade è “chioma azzurra”,  Apollo “spada d’oro”, Nausicaa nell’Odissea indossa “vesti a colori vivaci” e Minerva è “occhiazzurra”.
Ma il legame tra i colori e la letteratura procede fino alle epopee del periodo cortese in cui le storie dei miti e le leggende del nord celtico si intrecciano con  quelle del Sacro Romano Impero dando origine ai cicli bretone e carolingio, quelle del sacro Graal e dei cavalieri della Tavola rotonda.
Così incontriamo nella triste storia di Tristano lo scontro tra Isotta “la bionda” rivale in amore di Isotta dalle “bianche mani”.
In questo mito sarà fondamentale il colore per determinare la vita o la morte del cavaliere.
Le vele bianche che avrebbero significato l’arrivo dell’amata, le nere il suo rifiuto di soccorrerlo. Inoltre è noto che nel Medio Evo i cavalieri durante i tornei gareggiavano in onore di una dama, di cui erano servitori o ferventi ammiratori fregiandosi dei suoi colori usando sciarpe, fazzoletti o drappi.
I colori erano utilizzati per gli stendardi e per le insegne araldiche o per bandiere.
Probabilmente la bandiera più famosa è quella dei pirati, nota comeJolly Roger nera con il teschio e le ossa in croce, un simbolo che ha influenzato la fantasia di autori come Emilio Salgari (autore de “Il corsaro Nero”) ma che ha origini certe nella storia dei pirati della Repubblica Corsara di Salè o personaggi del calibro di Edward Teach noto come il Barbanera.
E ancora una volta nel soprannome l’elemento distintivo è sottolineato da un colore.
Ciò accadeva anche ai regnanti come Federico Barbarossa che se fosse chiamato Federico I Hohenstaufen, molti farebbero fatica a riconoscere in lui l’imperatore del Sacro Romano Impero.
La storia del colore cammina parallela allo siluppo della comunità sociale umana e alle credenze religiose.
Ancora oggi il calendario liturgico della chiesa cattolica ha una serie di colori di cui il più famoso è il viola, utilizzato nel periodo quaresimale ed identificato come il colore della penitenza e dei martiri.
Curiosamente per questo motivo nel teatro è considerato un colore porta sfortuna. Nel periodo medievale infatti quando le compagnie giravano per paesi con i loro carri fermandosi dove possibile per allestire gli spettacoli, non potevano lavorare durante la Quaresima perchè era un periodo di penitenza  e per ordine dei vescovi e della Chiesa erano vietate tutte le manifestazioni gioiose e festose.
Per gli artisti questo corrispondeva a un tempo di stenti e notevoli difficoltà, da ciò la superstizione che sopravvive ancora oggi nel mondo dello spettacolo di considerare il viola colore malaugurante.
In altri ambiti il viola ha però un significato molto positivo, è un colore che rimanda alla conoscenza.
Nei Chakra per esempio è il colore collegato al settimo chakra, quello della sommità del cranio, quindi collegato alla conoscenza e alla sapienza.
Il viola in questo caso indica il raggiungimento di un equilibrio e di consapevolezza di sè.
Ogni colore ha una sua storia, un significato e un uso particolare nel tempo tutto però è influenzato dalla cultura e dalla tradizione locale.
Solo per il bianco e il nero c’è una tradizione ben precisa.
Uno studio interessante portato avanti dai due antropologi B. Berlin e P.  Kay (vedi articolo: “Cromoterapia: il daltonismo dell’azzurro”) dell’Università di Berkeley in California  nel 1969  dimostra che in ognuna delle 98 lingue analizzate esistevano parole ben definite per indicare il bianco e il nero. Cio’ si manifestava anche in quelle lingue non perfettamente strutturate e in quelle dove non esistevano codici definiti per indicare i colori.
Il bianco e il nero dunque possono essere annoverati tra i colori genticamente universali, appartenenti al genere umano.
Accanto a questi esiste un terzo colore il rosso che ovunque nel mondo assume significati di forza,  passione e viene istintivamente identificato con il sangue e i riti sacrificali delle origini della società religiosa e sacra, tutti gli altri colori hanno una loro declinazione propria in ciascuna società.
Può ben comprendersi per esempio che per gli Inuit, una popolazione che vive nel nord della Groellandia esistano otto diversi termini per descrivere il bianco, mentre il verde è spesso sovrapposto all’azzurro per alcune popolazioni  dell’America centrale.
Per gli Aztechi il termine usato per designare l’azzurro e il verde era lo stesso perchè il simbolismo delle pietre azzurro verdi come la chachuite che si introduceva nel cuore del morto prima di inumarlo era un simbolo di fertilità e lo stesso si può riferire del piumaggio azzurro–verde del Quetzal l’uccello simbolo di rinnovamento e della primavera.
I colori suscitano reazioni immediate in chi li guarda e per questo fin dall’antichità in Cina come in Grecia i colori erano usati come uno strumento di guarigione.
In epoca contemporane la cromoterapia si sta diffondendo come approccio sanitario naturale e non invasivo alternativo e complementare a quelli ufficiali.
E utilizzata nel trattamento dello stress e per il miglioramento dell’umore, nei trattamenti estetici dove prende il nome di cromoestetica e per trattare alcuni disturbi più comuni dalle contrazioni muscolari, alle infiammazioni, dalle brochiti alle coliche, dall’insonnia alle cefalee.
Nel corso della storia i colori hanno interessato quindi i più disparati settori della cultura dell’uomo dalla scienza alla filososfia, dalla religione all’alchimia, dalla letteratura alla matematica, dalla medicina all’arte e alla psicologia.
Da questo interesse è scaturita una letteratura  vasta e sfaccettata che merita un approfondimento, qui mi interessa solo sottolinerare il contributo di artisti moderni e contemporanei come J. W. Goethe e V. Kandinsky i cui testi e le cui sperimentazioni sui colori sono ancora oggi base di studio e di indagine per ricercatori e appassionati.
La distinzione di Kandinsky in colori caldi e freddi ha ricevuto attenzione e risonanza della psicologia contemporanea.
I cosidetti colori caldi (rosso, arancione e giallo) favorirebbero i processi di adattamento e stimolerebbero la vitalità, mentre i colori definiti freddi (azzurro, indaco e violetto) arebbero un potere tranquillizzante.
Secondo C.G. Jung i colori esprimono le principali funzioni psichiche dell’uomo: pensiero, sentimento, intuizione e sensazione.
E anche nei sogni esprimerebbero sfumature e stati d’animo dell’inconscio e rivelerebbero tendenze e pulsioni psichiche.
Una applicazione simile può essere fatta ai colori nei mandala.
L’uso del colore nel mandala ha assunto valenze diverse arricchite dall’esperienza psicologica e dalle forme geometriche o figurative che lo compongono, dalla percezione e dagli studi degli ultimi secoli.
Tanto che oggi si parla di psicologia del colore. La lettura del colore nei mandala individuali si basa sui significati storici e mitologici propri di ogni colore che pur essendo specifici non dovrebbero mai essere generalizzati.
La storia di ciascuno infatti ammanta ogni pigmanto di un significato proprio e personale.  
La simbologia
generale dovrebbe camminare ed incrociarsi con quella personale e mai prescinderne.
È evidente che l’uso di colori brillanti e pieni di energia possano comunicare una certa vitalità, ma è opportuno fare attenzione a come sono utilizzati e riunificati e posizionati all’interno del disegno perchè potrebbero anche rivelare aggressività, rabbia repressa e stati di eccitazione.
Così come dei colori opachi e spenti si percepisce l’effetto negativo, si potrebbe scoprire che sono solo frutto di interiorizzazione profonda o grande timidezza.
Quando leggiamo i colori del nostro mandala quindi dovremmo sempre tenere presenti la tonalità, la luminosità e la brillantezza.
Questi aspetti non solo influiscono su chi guarda ma esprimono in maniera diretta lo stato d’animo e le tendenze personali del momento.
Differente la lettura dei colori nel mandala tradizionale hindu, tibetano e nei sandpainting dei Navajo.
Nei mandala tradizionali i colori principali sono il rosso, il verde o blu, il nero e il giallo.
La collocazione del colore segue regole precise e schemi antichi.
La varietà  di sfumature o l’assenza o la sostituzione di un colore specie nel mandala tradizionale dipende da fattori culturali, spesso però risponde ad esegenze pratiche.
Data l’estensione del territorio asiatico e la scarsa rete di strade rendeva faticoso il reperimento di pigmenti per creare colori.
Così si utilizzavano le materie prime locali dando origine a sfumature e colori nuovi e diversi.
Nel sandpainting dei Navajo i colori e la loro collocazione rispondono a regole ancora più rigide, facendo parte la costruzione del cerchio della cerimonia quasi segreta della guarigione.
L’azione del colorare un mandala è un passaggio delicato e bellissimo della attività del fare il mandala.
È il momento in cui l’inconscio ci guida autenticamente e ci comunica la sua essenza, lasciando il sè libero di esprimersi e ricollocarsi nel cosmo micro e macro.
Nel microcosmo ci aiuta a ricostruire la nostra integrità, a livello del macrocosmo ci ricolloca in contatto con l’Universo e la natura.

Bibliografia:
Dizionario dei Simboli, J. Chevalier Alain Gheerbrant
Conoscere e usare i colori con i bambini, V. Biletta
Basic Color Terms: Their Universality and Evolution, B. Berlin – P.Kay
Mandala, J. CornellCreating Mandala, S. Fincher
Mandala, M. Albanese, G. Cella
Cromoterapia, fotoestetica e fototerapia, L. M. Cavalieri
La storia dei Colori, J.W. Goethe
Lo spirituale dell’Arte, W. Kandinsky
Il significato dei colori, L. Luzzatto – R. Pompas
Il sacro e il profano, M. ELiade

Fonte: www.mandalaweb.info

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