filosofia e medicina tradizionale cinese

Il tè: migliaia di anni nella tradizione cinese

4 Feb , 2010  

tè_tradizione_millenaria_cinese

La mitologia cinese racconta che fu l’ Imperatore Shen Nong – 神農 (2838- 2698 a.C) a bere la prima tazza di tè della storia. La scoperta e l’utilizzazione della pianta del te è annoverata nello Shen Nong Ben Cao (神农本草经) “Trattato delle erbe medicinali “, la prima opera di erboristeria e farmacologia cinese.
Secondo la tradizione alcune foglie della Camellia sinensis caddero proprio nella ciotola piena di acqua calda che Shen Nong stava sorseggiando tranquillamente nei boschi e lui, incuriosito dal colore dorato che aveva modificato l’acqua, ne bevve qualche sorso rimanendo stupefatto dal sapore soave e raffinato.
Solo con l’avvento della dinastia Zhou – 周朝 (1066-771 a.C.) il tè diventa la bevanda di “corte” e il sua diffusione diventa sempre più ampia soprattutto in considerazione del cambiamento da “cibo” (le foglie di tè erano una guarnizione alimentare al riso e alle verdure) a “infuso” grazie ai medici degli imperatori della dinastia Han – 汉朝 (206 a.C. – 220 d.C.), ma, soprattutto, al grande stuolo di studiosi e letterati che lo adottarono nelle riunioni e nei cenacoli codificandone la preparazione e la degustazione secondo ben precisi riti.
Zhang Qian – 張騫 (195-114 a.C.) , un diplomatico delegato dalla corte Han ai rapporti con gli stati confinanti, fu l’intrepido viaggiatore che aprì “la via della seta”, la strada che collegò a lungo la Cina ai Paesi occidentali.
Il tè divenne sempre più popolare tanto che Zhuge Liang – 諸葛亮, conosciuto anche come Kong Ming, stratega militare e cancelliere di Liu Bei (玄德) durante l’epoca dei Tre Regni (220 -280 d.C.) possedeva delle grandi piantagioni; teiere in ghisa e tazzine finemente ricamante venivano poste nelle tombe degli imperatori come corredo funerario.
Ancora sotto la dinastia Sui – 隋朝 (581-618 d.C.) il tè era una bevanda di lusso riservata solo alla classe altolocata, ai mandarini, agli alti ufficiali della guardia, ai cortigiani e alla famiglia imperiale; la diffusione tra le cassi medie, gli artigiani, i contadini e il popolo prenderà forma solo sotto la dinastia Tang – 唐朝 (618-907 d.C.).
Grazie a Lu Yu – 陆羽 (729-804 d.C.) e al suo trattato Cha Jing (茶經) si è tramandata la cerimonia del tè o cha dao (茶道), un insieme di regole da seguire per preparare e consumare la bevanda in un “momento artistico” che va dalla corretta scelta delle foglie secche, all’uso di acqua il meno contaminata possibile, alle tazze da usare fino alla procedura della degustazione.
Il tè migliore – scriveva Lu Yu – cresce in alta montagna, dove prevalgono la nebbia e la neve, cosa che conferisce un gusto migliore alle foglie. La raccolta delle foglie di tè era un’arte altamente sviluppata e Lu Yu affermava che ci si può ammalare se si beve tè che è stato raccolto nella stagione sbagliata o impropriamente lavorato o mescolato con erbacce.
Dalle pagine del libro traspira l’idea confuciana di armonia, il principio buddista della verità e della dottrina taoista l’unità dell’uomo e della natura in un tutt’uno tra microcosmo e macrocosmo vissuto come arricchimento spirituale.
Sul Cha Pu (茶读) “Il Manuale del tè”, di epoca Ming – 明朝 (1368-1644) è scritto che bere tè genuino aiuta a combattere la sete e a digerire, controlla il plegma, stimola l’attività renale, migliora la vista e le capacità mentali, caccia via la noia e dissolve il cibo grasso. Non si può fare a meno del tè neanche per un giorno.
Il tè è descritto nella farmacopea Ming come rinfrescante, stimolante, lassativo e astringente al tempo stesso e ancora preso in grandi quantità per lunghi periodo rende le persone magre e anemiche. Il tè leggero è un ottimo rimedio per sciacquare gli occhi malati e le parti irritate … I semi di tè recano beneficio a tosse, dispnea e ronzio auricolare”.
E per concludere il tè è l’ideale per mitigare il calore interno che è la causa di tutte le malattie”.
Durante il dominio mongolo l’uso del tè perse un po’ di smalto anche se la tradizione non venne mai completamente dimenticata tanto che negli anni della dinastia Qing – 清朝 (1644-1922 d.C.) vennero costruite le prime case da tè, luoghi in cui i notabili e le autorità avevano la consuetudine di accogliere gli ospiti servendo loro le migliori miscele di tè da quelle più profumate raccolte sulle montagne di Taiwan a quelle più raffinate come l’Oolong (letteralmente “drago nero”) un tè semiossidato le cui foglie appena raccolte vengono lavorate e fatte appassire al sole o il Pu Erh (tè rosso) un tè originario dello Yunnan, post-fermentato, le cui foglie di colore verde diventano nere dopo essere state ammucchiate per il processo di fermentazione.
Il tè è quindi rappresenta un connubio di gusto, di estetica, di status sociale e di momenti contemplativi.
Il tè supera i confini di “bevanda” perché riesce a riportare l’armonia e risvegliare il piacere e il rispetto per la natura, racchiudendo l’essenza dei cinque elementi della filosofia cinese (legno, fuoco, terra, metallo ed acqua).
Il tè è, quindi, l’universo e il vuoto al tempo stesso, in quell’eterno gioco di yin e yang che si compenetrano; è stato ispirazione per poeti, pittori, artisti e letterati; è stato collante per unioni, rapporti, vicinanze; è stato partecipe di attimi di intimità, di rilassamento e di introspezione.

Marina Marini
Appassionata di Naturopatia, Naturopata, Esperta in Discipline Orientali (i-ching, astrologia cinese, feng-shui), Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

Related Posts with Thumbnails

yemaya su Facebook

, , , ,


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

SEO Powered By SEOPressor