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Dalai Lama a Roma per il 5° Congresso mondiale sul Tibet

19 Nov , 2009  

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Il Dalai Lama, la massima autorità spirituale tibetana, era ieri a Roma per partecipare al quinto Congresso mondiale parlamentare sul Tibet.
Ha incontrato nella mattinata, in forma privata, Gianfranco Fini, presidente della Camera.

«Solidarietà e vicinanza al Dalai Lama e al popolo tibetano» ha dichiarato Fini, e poi, rivolgendosi al leader spirituale, «sono onorato di darle il sincero benvenuto alla Camera, salutando lei saluto tutto il popolo tibetano. La Camera dei deputati segue con attenzione e preoccupazione ciò che accade in Tibet, e siamo convinti di dover esprimere solidarietà alla sua persona e al suo popolo».

Fini ha espresso tra l’altro «un senso profondo di ammirazione per la saggezza e l’illuminata moderazione del Dalai Lama» e ha ricordato di come, dopo gli ultimi incidenti nella scorsa primavera, la Camera avesse votato una mozione bipartisan con cui ha fatto sentire la sua voce, esprimendo viva preoccupazione per il popolo tibetano.
La mozione sollecitava il governo cinese ad accogliere le richieste del Parlamento europeo per «un dialogo costante, aperto, veritiero e costruttivo tra le autorità di Pecino e i rappresentanti del Dalai Lama».
Come risposta alle parole del Presidente della Camera, il Dalai Lama ha espresso una profonda gratitudine per il sostegno di Fini e della Camera dei deputati alla causa del Tibet. «Nel mondo libero – ha detto – e in Italia in particolare, c’è una forte simpatia per il Tibet».
Dopo l’incontro, Fini e il Dalai Lama, con una folta delegazione che comprendeva anche l’attore Richard Gere, hanno incontrato una delegazione dei parlamentari che sostengono nel mondo la causa tibetana. Poi, il presidente della Camera ha accompagnato di persona il suo ospite ai lavori del congresso dei parlamentari pro Tibet che si svolge alla Camera.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è  intervenuto al V congresso mondiale dei parlamentari per il Tibet alla Camera dei Deputati.
«Il momento in Tibet è cruciale a causa di un rapido peggioramento della situazione. Il livello di pressione esercitata sulla popolazione tibetana è altissimo, la mancanza di dialogo è totale, la repressione è crescente. Ma percepiamo nella comunità internazionale una tendenza ad allentare la pressione morale e politica nei confronti della Cina, quasi che in un periodo di crisi vi fosse la tentazione di evitare contrasti in materia di diritti umani, in nome dei vantaggi derivati dai rapporti economici e commerciali. Se questo fosse vero sarebbe paradossale. La timidezza dei nostri governi coincide con il momento in cui proprio in Cina assistiamo ad una evoluzione positiva. Per la prima volta prende forma tra gli intellettuali cinesi, tra gli uomini di
legge e nella società civile un dibattito reale sulla policy nei confronti del Tibet. Dobbiamo fare in modo che aumentino nei confronti della Cina, da parte dei nostri Governi, le richieste di riprendere il dialogo con il Dalai Lama»
.

Oltre a quello con Fini, non è previsto nessun altro incontro, in forma privata, tra Il Dalai Lama ed esponenti del governo italiano. Questa decisione è maturata anche in seguito alle varie proteste cinesi che hanno accompagnato le precedenti visite del leader spirituale in Italia. Situazione analoga in America, dove il presidente Barack Obama, in previsione del suo viaggio in Cina, ha preferito rimandare l’incontro con l’esponente tibetano. Tuttavia Obama non ha abbandonato le richieste del Dalai Lama , chiedendo ieri a Hu Jintao, Presidente della Repubblica popolare cinese, di riprendere i colloqui con i rappresentanti del leader spirituale tibetano.

Fonte: www.ilmessaggero.it

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