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“L’origine e il significato dei Mantra” di Swami Veetamohananda (seconda parte)

16 Nov , 2009  

om-mantra

L’uomo vuole essere certo che crea dal nuovo e la scienza ne è il risultato.
Ed è questa certezza che dà all’uomo la novità.
L’uomo vuole anche mantenere la sua attitudine di pura ammirazione verso le cose e la loro essenza più profonda. La religione risponde a questo bisogno.
Ma perseguendo queste attitudini non facciamo troppo?
La nostra ricerca si orienta sempre verso l’aspetto dell’essere?
O abbiamo perduto il contatto con la nostra realtà più profonda, col nostro essere essenziale.

Ciò che risveglia quel contatto con la nostra interiorità, che dà prima piacere e poi ci avvicina al nostro essere è l’Arte con la sua bellezza.
Il mondo sembra già stanco di religione; forse si stancherà presto della scienza?
Allora è probabile che si rivolgerà all’arte che provoca un rivolgimento della nostra visione, dall’esterno all’interno, in presa diretta con la bellezza.
Lo sapete bene, viviamo in un mondo di forme, belle o brutte.
Quello che è bello per me può non esserlo per un altro. La bellezza è la gioia di spezzare tutte le regole.
Come un mago che fa uscire dal suo cappello migliaia di cose, l’uomo estrae dalla perfezione che è nel suo cuore migliaia di forme di bellezza e quelle forme risvegliano di nuovo l’intuizione e così di seguito.
Forme musicali, forme di pensiero, forme artistiche, ecc. sono in perpetuo movimento rinnovate senza posa. Nessun artista è soddisfatto di ciò che ha creato.
Ogni artista ha strappato le sue prime opere prima di arrivare alla forma finale con cui percepisce il mondo.
Non è mai una forma fissa, ma in continuo divenire, una specie di nostalgia.
Le forme sono vive, perché rispondono a un bisogno e si rinnovano indefinitamente. 
È ciò che chiamiamo la Bellezza, che è un sentire, un allargarsi verso limiti scoperti di nuovo. 
È un eterno divenire, un flusso di forme verso un ideale sempre in cambiamento: il Senza Forma.
Si passa dalla forma all’intuizione, poi si ritorna alla forma.
La forma è un intervallo tra l’intelligenza comune e un’intuizione più elevata. Forse porrete la domanda: “La forma deve essere perfetta per risvegliare l’intuizione più elevata?”
Niente affatto. Una forma è imperfetta o brutta quando non ci sentiamo uniti con lei, quando la rifiutiamo mentalmente, quando non le siamo appropriati, cioè quando non la amiamo.
L’atto di percezione più banale presuppone l’instaurarsi di un’identità perduta tra colui che percepisce e ciò che è percepito.
Chi percepisce trasferisce il suo essere a ciò che è percepito e la dualità tra il soggetto e l’oggetto svanisce totalmente.
Ogni percezione è una porta aperta a quella identità.
Ma non resistiamo a quella identità a causa delle nozioni preconcette delle cose?
Non è a causa di quello che vediamo negli oggetti e negli esseri umani bruttezza e imperfezione?
C’è una volontà e un’intelligenza nel cuore di ogni forma, così come c’è della bellezza nel cuore di ogni oggetto. C’è un essere nel cuore di ogni forma.
Per entrare in contatto con l’essere situato nel cuore delle forme, dobbiamo prima risvegliarci al nostro essere. E non ci sono due esseri, ma un essere.
Di solito le vallate e i fiumi non ci impressionano molto. Per noi sono cose senza forma e senza anima.
Ma per i poeti e i mistici, hanno non solo un’anima e una forma perfetta, ma anche una personalità e un essere.
“Il mio Amato è come una montagna,
Come la valle solitaria ricca di foglie,
Come le isole meditative,
Come i torrenti nella loro corsa tumultuosa,
Come il mormorio della brezza del sud
Che parla d’amore”.

Questi versi sono di Giovanni della Croce. E’ chiaro che i mistici hanno la certezza di Dio come esistenza, conoscenza e felicità. Sono i tre aspetti dell’Essere del Signore.
Siccome i mistici sono ben fermi nella certezza del Signore, è facile per loro entrare in contatto con l’essere delle forme esteriori.
Sarà ora più facile comprendere la verità vedantica secondo la quale tutte le forme hanno un essere (Sat). Esistere è essere l’esistenza.
Una forma esiste, ha un impatto sulla nostra mente, dà la gioia.
L’Esistenza, la Conoscenza e la Felicità sono i tre aspetti dell’Infinito (Brahman).
I tre aspetti non sono separati, coesistono nell’Uno. Si rivelano secondo il nostro modo d’integrazione.
Sia della felicità con l’esistenza quando qualcosa ci piace, nell’ambito dell’arte, per esempio, sia dell’esistenza con la felicità.
Una forma ha della profondità. È ciò che bisogna comprendere attraverso esistenza, luce e felicità.
Al contatto con una forma, abbiamo globalmente un’impressione. E, finchè ne approfondiamo la comprensione, ci si rivelano nuovi aspetti.
Può accadere che stabiliamo una relazione emozionale con una forma, talvolta perfino una devozione religiosa o un amore assoluto.
Quell’approfondimen to della comprensione della forma non è legato a un approfondimento della nostra natura interiore?
Più andiamo in profondità in una forma, più vediamo una volontà nel suo seno. Diventiamo uniti alla forma e in quella identità la nostra volontà si scopre e si rafforza.
Sappiamo che quando siamo sul piano dell’intuizione spirituale, abbiamo, di una situazione o di una forma, la conoscenza istantanea.
Si dice spesso: “per me, la prima impressione è quella buona” e questo dimostra che è possibile percepire una forma sotto tutti i suoi aspetto, in un solo sguardo.
Questo è ancora più vero per una persona spiritualmente avanzata, per un artista creativo, per un poeta, ecc.
La loro intuizione non procede per tappe successive, ma come in un flash. Il poeta che vede un uccello in una nube che passa non costruisce l’uccello poco a poco, ma in un lampo.
Deve dimenticare ciò che lo circonda e costruire l’uccello in un istante. Distruzione e creazione d’un tratto accadono prima nella mente dell’artista e nessuna creazione può avvenire senza distruzione, senza morte.
L’artista o l’uomo ordinario, poco importa, crea tre strati di coscienza – esistenza, conoscenza, felicità – grazie alle quali vede in tutte le forme i tre strati.
Nella meditazione profonda, tocchiamo lo strato più intimo del nostro essere e risvegliamo la felicità fino a inglobare gli altri strati.
Nella meditazione profonda ogni linguaggio e ogni pensiero sono ridotti allo stato di semenza.
È vero che le formule sacre, i simboli e le forme sono utilizzate all’inizio nella meditazione, ma non servono che a creare un centro o presenza che si cristallizza come certezza spirituale dove non c’è posto che per la felicità, dove non esiste più nessuna forma.
Più la meditazione va in profondità, il simbolo divino, per esempio Cristo o Budda, nome e forma diventano uno e come uno passano nel subconscio.
Là resta allo stato di semenza. A questo punto sentiamo la gioia della meditazione toccare la forma sottile.
Anche quel supporto scompare quando il centro meditativo passa dal subconscio alla coscienza pura.
Nella pura coscienza il mondo della manifestazione è in una forma senza semenza.
E quello sfocia in un sentimento di felicità che viene da ogni parte.
Così, nel subconscio, gli oggetti e le forme restano senza semenza.
Gli oggetti e il loro nome ( o percezione degli oggetti) restano uniti al subconscio. È così nel bimbo piccolo che non parla o almeno che non si esprime a parole.
Per il bambino il mondo delle forme non è stato ancora creato, lui non fa differenza tra una matita e un pezzo di cioccolata; li mette in bocca e li mordicchia.
Diciamo che non può distinguere le forme, che significa che in lui non è ancora sviluppata l’intuizione.
Per lui il mondo degli oggetti è ancora allo stato latente.
È in questo periodo che si possono dare al bambino valori veri e nuovi che l’aiuteranno a costruirsi.
Ecco perché nella tradizione indiana l’educazione del bambino comincia nel seno della madre.
Quando il bambino è ben strutturato, una qualunque educazione formale non toccherà in lui che la superficie e non toccherà le basi della educazione ricevuta prima.
Sri Chakra è l’esempio perfetto dell’intuizione spirituale: rappresentazione della Realtà nei suoi aspetti statici e dinamici.

sri_chakra_mantra

È un simbolo dell’Universo, a volte microcosmo a volte macrocosmo e della sue origine divina.
Ci sono due specie di triangolo: il triangolo “regolare” e il triangolo “capovolto”.
Il triangolo capovolto rappresenta il processo di differenziazione e di diversificazione. Simbolizza l’aspetto dinamico, la Shakti.
Il triangolo con la punta verso l’alto rappresenta l’assimilazione, l’integrazione e l’identificazione, l’aspetto statico o dell’Assoluto.
Nel primo triangolo, tutto è rifiutato per manifestarsi sotto forma di separazione, polarità e anche opposizione, nel secondo, tutto è ricondotto all’armonia, alla pace, all’unità. 
È al centro che bisogna cercare la chiave di quel processo di armonizzazione.
Al Centro si trova un punto dove i due aspetti, Shakti e assoluto si riuniscono nell’indifferenziato.
Quel punto è incluso in un triangolo capovolto che rappresenta la volontà, l’azione e il sapere (Shakti), i tre guna e le tre divinità che li presiedono.
I nove altri triangoli sono dei chakra o centri.
Questi centri sono governati dalle divinità che presiedono l’attività del mentale, dei sensi e della materia.
Si onorano queste divinità per potersi stabilire nella pura coscienza.
Ci sono tecniche di meditazione per realizzare questa Realtà Assoluta.

traduzione a cura di: Maria Teresa Fogliatti
fonte: www.guruji.it

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