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“L’origine e il significato dei Mantra” di Swami Veetamohananda (prima parte)

8 Nov , 2009  

om-mantra

“L’ultima Realtà, Brahaman, era all’inizio. Uno senza secondo.
Poi volle moltiplicarsi e si divise Essa stessa in nomi e forme per Sua volontà, per realizzare il Suo disegno.”
Ecco ciò che dice il Vedanta.

Una forma esiste, ha un impatto sulla nostra coscienza e dà la felicità.
Brahaman si esprime in quanto diritto d’esistere, di brillare, d’illuminare le nostre intenzioni, di dare gioia, e questo si chiama “Satchitananda”, Esistenza, Conoscenza e Felicità Assolute.
Nel processo d’evoluzione, il nome precede la forma.
Non è come se creassimo qualcosa per darle poi un nome.
L’intuizione di ciò che sta per essere creato e prende forma è già nel cuore del suo creatore sotto un nome come vibrazione o pensiero che ha scelto la sua espressione futura sotto una forma o un’altra; come potere che dona vita alla forma e la fa esistere.
Non troviamo la stessa cosa nel Vangelo di san Giovanni?
Non è detto: “il Verbo si fa carne; il Verbo era con Dio; il Verbo era Dio ed era tra noi”?
Così si indica bene qui il potere creativo del Verbo.
Dunque, il potere spirituale della forma è nel nome che, anche prima della creazione di una forma è sotto la forma sottile di una vibrazione nello spirito di colui che crea.
E il potere spirituale del nome è nel Verbo.
Il Verbo è il suono impercettibile, la vibrazione primordiale, lo stato di Realtà prima della manifestazione.
Questa vibrazione è il Verbo, il Verbo che penetra negli uomini e negli dei e in tutta la creazione.
Quella vibrazione è identificata con la sillaba sacra OM. E OM esisteva prima di tutte le lingue.
È la sorgente di ogni sapere.
Dopo la teoria vedantica della creazione, il mondo fu creato a partire dalla vibrazione OM.
In sanscrito si chiama anche Vac o Parola.
Quando dall’unica e ultima Realtà è nato il desiderio di manifestarsi, c’è stata la prima vibrazione.
A quello stadio la Realtà si esprime nell’universo sotto la sua forma sottile.
Poi la vibrazione prende forma, diventa un nucleo ed è così che nasce la volontà cosmica che più tardi si moltiplicherà in miriadi di volontà individuali.
È perciò la OM che è la sorgente del nostro essere e il potere che si trova dietro ogni pensiero ed ogni fatto e gesto.
Tecniche yogiche spiegano che ci sono quattro tappe ben definite nella manifestazione del Verbo.
Il primo stadio è conosciuto in quanto Ultimo, o Para.
È lo stadio in cui il Verbo diviene cosciente di se stesso e della manifestazione dell’Universo allo stesso tempo.
Il secondo stadio è conosciuto con il nome di Pasyanti, o colui che vede.
Questo significa che il verbo si vede nella sua sottigliezza, cioè che il senso concepisce una forma per se stesso.
A questo stadio, il Verbo e la forma sono ancora nella loro forma sottile.
È lo stadio che ci interessa particolarmente per comprendere come è apparso il nome.
Ne abbiamo coscienza, ma invertiamo l’ordine delle cose.
Immaginate che ci sia qualcosa davanti a noi e che vogliamo darle un nome.
Contempliamo l’oggetto, lo interiorizziamo e lo portiamo allo stadio dove il pensiero o la certezza dell’oggetto e della sua forma sono identiche.
A partire dal momento in cui il pensiero e la forma si sovrappongono appare il nome, perché in quel momento la nostra mente contemplativa è delle più creative.
Il terzo stadio nella manifestazione dell’OM, o Verbo si chiama manifestazione media (Mandhyama).
E il quarto stadio è la parola o discorso (Vaikari) che si riferisce ai diversi oggetti del mondo.
Il Verbo che è all’origine della manifestazione cosmica e il Verbo che è alla sorgente dell’Essere e dell’umanità sono la stessa cosa.
È così che il macrocosmo e il microcosmo sono Uno in essenza.
È il Verbo che crea ad ogni istante, come una fonte inesauribile di nomi e forme.
È la stessa vibrazione che crea il pensiero, la parola e l’azione nell’uomo.
La vibrazione non conosce riposo, è un perpetuo dinamismo.
Quando ci svegliamo al mattino, sentiamo che il mondo è nuovo fin dal nostro risveglio.
Possiamo dire che il verbo (o Eterno Dinamismo) era rimasto assopito in noi?
Si, ha scelto egli stesso la dissoluzione. È una specie di riposo spirituale.
Quando ci siamo svegliati e siamo attivi, il mondo non comincia a esistere?
Non è il potere vibratorio della Parola che ci ha condotti all’esistenza?
Nel sonno è come se la Parola fosse assopita; i suoi nomi e le sue forme non fossero accessibili, ma allo stato di veglia la percepiamo.
Tutti e due, nomi e forme, sono creazione. E quando la creazione ha delle ripercussioni sulla nostra coscienza, diciamo che il mondo comincia.
È il Verbo primordiale nell’uomo che riempie il mondo ad ogni istante in quanto fenomeno eterno.
È così che la parola nell’uomo crea il mondo dei nomi e delle forme.
L’uomo dà un nome e una forma, perfino a Dio, a Dio che è senza nome e senza forma.
Un mistico sufi dice: “Non Ti ho dato un nome e non Ti ho chiamato, non Ti ho per tanto tempo tenuto occupato dandoTi un nome? Chiamandoti Allah, dicevo: io sono là.”
La separazione dal cielo e dalla terra ha fatto nascere le forme.
La parola che è alla base dell’essere umano è la sorgente di tutti i nomi e di tutte le forme.
Vivendo in accordo con questa armonia universale, l’uomo continua a essere immagine di Dio o a assomigliargli.
Invece, l’uomo si aliena e si allontana da quell’armonia universale in diversi modi.
Quando ammiriamo qualcosa, noi lo diventiamo; cercando di rendere artificiali le nostre vite, ne distruggiamo il germe e impediamo le possibilità future.
Per creare,dobbiamo rompere le strutture antiche che erano state fissate per rispondere ai bisogni del mondo.
Per creare abbiamo bisogno della forza d’unità e servircene in modo originale, nuovo.
La distruzione e la creazione sono gli aspetti essenziali di un processo creativo.
Un saggio creativo ricorre a due piani di coscienza simultaneamente.
Ha un atteggiamento scettico in modo giusto nei confronti di tutti i dogmi e assiomi esistenti e un’apertura di fronte ad ogni nuova esperienza.
Da questa combinazione nasce la capacità fondamentale di ricostruire.
Perché dopotutto dà una nuova forma a qualcosa che già esiste.
Agendo così, distrugge la primitiva ammirazione che era la sua.
La razionalità che spezza in mille pezzi l’intuizione prima e l’intuizione che ricostruisce, tutte e due sono implicate in ogni creazione: artistica, scientifica, religiosa.
La razionalità e l’intuizione costituiscono la trama della scienza.
Per creare qualcosa di nuovo, ciascuno deve essere integrato nella sua forma originale, in tutta la sua purezza.
Un saggio così deve avere intuizioni elevate.
Il mondo è uno specchio che riflette la mente della Realtà creativa, ad ogni stadio d’evoluzione e d’impulsi creativi, dal primo movimento come vibrazione fino all’ultimo stadio, quello delle forme concrete.

traduzione a cura di: Maria Teresa Fogliatti
fonte: www.guruji.it

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