erboristeria,filosofia e medicina tradizionale cinese

Ginseng: energia pura dalla millenaria tradizione cinese

6 Ago , 2009  

ginseng

Il ginseng appartiene alla tradizione erboristica orientale, quello più utilizzato è il ginseng coreano, anche detto Panax ginseng, e la stessa filologia dei termini coniati nel 1843 dal botanico russo Meyer  ci aiuta a “raccontare” questa pianta, infatti la parola panax deriva dal greco παν ἀκέια, pan (tutto) akèia (cura, rimedio) ad indicarne le proprietà ad ampio spettro che lo rendono una vera panacea.
La parola ginseng è di origine cinese (人蔘) rènshēn che vuol dire corpo umano proprio per l’antropomorfismo della forma della sua radice che ricorda in maniera stilizzata proprio il corpo umano e che lo annovera tra le piante dai poteri magici come ricorda un antico proverbio cinese: “Il genere umano ha la sua più alta espressione nel saggio, il mondo minerale nell’oro, le pietre preziose hanno la regina nella giada e il mondo vegetale ha il suo re nel ginseng”.

Il Panax ginseng, utilizzato in Asia da millenni soltanto nel ‘600 giunse in Europa portato in dono a Luigi XVI da alcuni ambasciatori provenienti dal Siam e il botanico Peter Collinson (1694-1768) nel 1740 lo introdusse in Inghilterra, è un’angiosperma che appartiene alla famiglia delle Araliaceae, è una pianta bassa che produce piccole bacche rosse traslucide, e cresce nella parziale penombra delle foreste del nord della Manciuria e della vicina Corea.
Oltre al Panax ginseng esistono anche il Panax quinquefolium, coltivato in America e Canada (di minore qualità), e il ginseng siberiano che noi conosciamo come eleteurococco dal nome scientifico Eleutherococcus senticosus (ha principi attivi differenti).
In erboristeria si utilizza la radice per le sue qualità toniche (rinvigorisce e rafforza), adattogene (aiuta soprattutto i sistemi immunitario, endocrino e nervoso), immunostimolanti (aumenta le reazioni e l’attività), ipoglicemizzanti (equilibra l’eventuale elevato tasso di zucchero nel sangue) e antistressanti (protegge il corpo da influenze esterne come freddo, caldo, radiazioni, intossicazioni chimiche, ecc), i benefici vanno infatti dalla capacità di recupero, soprattutto dopo un’intensa attività sportiva, all’aumento della resistenza durante un prolungato sforzo fisico; dal miglioramento della circolazione al potenziamento della memoria; dalla riduzione degli effetti nocivi dello stress  delle nevrosi al consolidamento delle difese immunitarie, senza dimenticare che può migliorare le prestazioni sessuali.
Inoltre è un antiossidante, un antidepressivo (utilizzato per questo fine anche nella medicina ayurvedica), un epatoprotettore, stimola la sintesi delle proteine e i processi muscolari, migliora i riflessi, accelera il metabolismo.
Tra gli effetti collaterali i più frequenti sono l’insonnia, l’irrequietezza e l’irritabilità, mentre un uso prolungato potrebbe generare tremori ed anomalie ormonali.
Non è raccomandato durante la gravidanza e l’allattamento, sconsigliato nei bambini e negli adolescenti, non va mai assunto in caso di febbre alta e da chi fa abbondante uso di prodotti a base di caffeina.
Nella medicina tradizionale cinese è considerato l’erba più importante per aumentare e potenziare l’energia vitale, il Qi, infatti nello Shen Nong Ben Cao (神农本草经) “Trattato delle erbe medicinali “, la prima opera di erboristeria e farmacologia cinese scritta intorno al primo secolo avanti Cristo, viene scritto che la radice di questa pianta ripristina la vitalità degli organi interni, rafforza l’anima, illumina gli occhi, apre il cuore, espelle il male, Calma i nervi, agisce nella milza e nel polmone (grazie al gusto amaro) aiuta nei deficit di rene e cuore.
Secondo Li Shi Chen, medico della dinastia Ming, nel suo libro Ben Cao gang Mu (本草綱) “Delle erbe medicamentose” attribuisce al ginseng molte qualità curative identificandolo come un rimedio per il corpo affaticato, per il riequilibrio della pressione sanguigna, per la tensione nervosa, per il calo di memoria, per la riattivazione delle funzioni psichiche e organiche ed è anche un ottimo antidolorifico per i reumatismi.
“A causa dell’estrema rarità, questo prezioso farmaco della medicina tradizionale cinese, un tempo si vendeva a prezzi esorbitanti, nel secolo scorso si arrivava anche a sette o otto volte il suo peso in argento e in oro” ecco come il sito http://www.tuttocina.it riporta alcune curiosità sul ginseng. “In gran segreto, audaci cacciatori di pelli si inoltravano nel profondo delle foreste ai confini con la Corea, per cercarla, e molti di loro pagarono con la vita questa ricerca avventurosa. Sulla strada del ritorno venivano attesi da briganti in agguato, che cercavano di impadronirsi del prezioso ginseng che avevano raccolto, tendendo loro delle imboscate. I cacciatori che avevano avuto successo, avevano l’abitudine di incidere uno zhaotou (un segno), sull’albero ai piedi del quale avevano trovato la radice. In tutti i tempi, i tuberi più pregiati e più preziosi, furono quelli la cui forma ricordava stranamente una soma di bambola umana, dato che la radice si sdoppiava per creare le ‘gambe’, mentre altre escrescenze potevano suggerire la testa, le braccia ecc. Abitualmente questa pianta si trova ai piedi dei pini coreani, dato che teme l’esposizione diretta ai raggi solari e gradisce invece l’umidità dell’humus. L’imperatore aveva il monopolio di questa radice di panax e, ogni anno, dei soldati venivano incaricati di andarla a cercare. Del resto, da un millennio a questa parte, i cinesi hanno cercato in molti modi di coltivarla; tuttavia le virtù di tali radici coltivate non hanno mai eguagliato quelle della loro ‘cugina’ selvatica, che cresce nella remota regione montuosa del Changbai Shan, alla frontiera con la Corea settentrionale (altrettanto ricca di ginseng)”.

Marina Marini
Naturopata, Esperta in Discipline Orientali, Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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