naturopatia

Cromoterapia: il daltonismo dell’azzurro

1 Giu , 2009  

I Maya attribuivano un significato mistico all’azzurro (1)  identificandolo con il centro dell’universo, per i Cinesi era il colore dell’immortalità e per i giapponesi l’azzurro e il verde vengono identificati con la stessa parola.

隣の芝は青く見える è un proverbio giapponese che tradotto in italiano significherebbe “i prati del vicino sembrano più azzurri”, ma in Giappone il colore dei prati non è certo azzurro, ma verde, però quando si descrivono le piante o le verdure queste sono azzurre, e il semaforo quando diventa verde si dice che  “segna azzurro” .
In passato non esisteva la parola che indicava il colore “verde”,  non c’era nessuna differenza tra “azzurro” e “verde” e questi due colori erano proprio gli stessi ed anche oggi che esiste la parola per il colore verde alcuni modi di dire e fraseologie sono ancorate alle vecchie tradizioni.
Ma anche gli antichi greci usavano il termine chloros (χλωρός; verde chiaro, verde giallo, pallido, da cui anche il termine clorofilla) per indicare il miele, la rugiada e anche il sangue e il termine kyanos (azzurro) per il colore dei capelli di Ettore.
Ma il kyanos dei Greci, chiamato kuvano dai micenei, il Corinthum aes dei Romani e il wu tong dei Cinesi altro non era che l’hmtykm, il “rame nero”, la lega più magica del mondo secondo gli alchimisti.
Quindi il problema, che può sembrare linguistico, si sposta invece sul piano della percezione che nel tentativo di astrarre dallo spazio cromatico un continuum logico manipola il linguaggio spingendo il pensiero a farsi parola nello stretto ambito del processo comunicativo.
In Storia dei colori l’autore Manlio Brusatin evidenzia come Omero menzionasse poco l’azzurro (kyanos) e ne avesse anche un concetto piuttosto singolare tanto da farlo somigliare più al verdastro-grigio del mare che non al blu, nè kyanos, nè glaukos corrispondono al colore come noi lo intendiamo, sembra quasi che identifichino toni di lucentezza e oscurità.
Senofane distingueva solo tre colori: porpora, rosso e verde-giallo; per lui l’azzurro era il colore dell’ombra, una variante del nero, non un colore primario.
Isidoro di Siviglia (570-636 d.C.) diceva che “l’azzurro è il colore della terra, e il verde il colore del cielo e del mare” e descriveva un arcobaleno non con sette colori, ma quattro: rosso, porpora, bianco e nero.
Nietzsche in Aurora e scelta di frammenti postumi ricollegava questa visione daltonica alla filosofia umanistica dei Greci, infatti azzurro e verde sono colori estranei all’uomo, e i pittori greci dipingevano sostanzialmente tutto col nero, il bianco, il giallo e il rosso.
Nel 1969 Berlin e Kay, due famosi linguisti-antropologi,  studiarono il numero di nomi dedicati ai colori nelle diverse culture stabilendo che si può passare da un minimo di due, chiaro e scuro ad un massimo di undici.
La loro teoria era che il numero di colori dipendesse dalla complessità della cultura, sottolineando come in alcune i colori non vengono definiti se non associandoli al colore di un elemento naturale (es. “verde” diviene “foglia”) così come accade quando si definisce un rosso come “ruggine”.
Berlin e Kaye dimostrarono che i termini che diverse culture usavano per descrivere particolari tonalità, per esempio i colori simili all’azzurro, tendevano a raggrupparsi nello stesso punto dello spettro dei colori questo perché i colori che vengono confusi sono sempre adiacenti l’uno all’altro nello spettro proprio come il verde e l’azzurro-blu.
Secondo M.H. Bornstein le categorie biologiche delle tonalità di colore esercitano un controllo sulle categoria lessicali del colori; quindi la sensitività ridotta alle lunghezze d’onda corte, particolarmente nella zona azzurro-verde sembrerebbe essere tipica delle popolazioni a maggiore pigmentazione, spostando l’ago della bilancia dal livello neurolinguistico a quello organico catalogando il fenomeno della “identità semantica” che si esplica nelle eguaglianze verde = azzurro, azzurro = nero e quindi verde = azzurro = nero come una condizione soggetta alla topografia e alla geografia.

(1) Per la migliore comprensione di questo articolo occorre premettere che il termine “azzurro” a cui si fa riferimento è una sfumatura di colore scuro, quindi più simile al blu.

Marina Marini
Naturopata, Esperta in Discipline Orientali, Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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