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Aung Suu Kyi: la sua libertà è anche la nostra

20 Mag , 2009  

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Aung Suu Kyi è la vittima di un Regime, quello birmano.
La leader dell’opposizione birmana è in grave pericolo.
Dopo aver trascorso 13 degli ultimi 19 anni agli arresti, il Premio Nobel per la pace è stata trasferita lo scorso giovedì dalla sua abitazione al famigerato carcere di Insein, dove si trovano decine di
oppositori politici.

Nelle ultime settimane, le condizioni di salute della pasionaria birmana si sono aggravate.
Accusata di aver violato le regole sugli arresti domiciliari, la 63enne leader democratica subirà un processo in assenza dei requisiti minimi di legalità.
Vittima di un regime autoritario e repressivo sordo alle voci di democrazia e libertà.
La giunta militare che governa il Myanmar ha aperto oggi il processo in carcere alla leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi a diplomatici e giornalisti in un apparente sforzo di placare l’indignazione internazionale sul caso.
Alle ambasciate è stato detto che avrebbero potuto inviare un diplomatico al tribunale all’interno della celebre prigione centrale di Insein a Yangon, dove Suu Kyi rischia sino a cinque anni di carcere se verrà riconosciuta colpevole di aver violato i termini degli arresti domiciliari.
Anche a un gruppo di giornalisti che lavorano per media locali e internazionali è stato detto che avrebbero potuto seguire il processo verso mezzogiorno, ha detto il segretario dei corrispondenti esteri del Myanmar.
La vicenda del caso montato contro Suu Kyi, accusato di aver violato gli arresti domiciliari dopo che un intruso americano non invitato era arrivato a nuoto alla sua casa sul lago due settimane fa, ha indignato l’Occidente innescando la minaccia di nuove sanzioni contro il regime.
Suu Kyi ha bisogno di noi.
La sua libertà è anche la nostra.

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