pensieri ed emozioni

“Ho imparato…” di Camila Raznovich

11 Mar , 2009  

pensieri_emozioni_aforismi

Ho imparato che la libertà è una delle cose più difficili da gestire in modo maturo, saggio e costruttivo.
Che si nasce e si muore da soli, ma che chi si incontra sul cammino rende il nostro viaggio più interessante.
Che soprattutto dalle esperienze più dure si esce rafforzati e cresciuti.
Ho imparato che chi non ha la fortuna di avere un po’ di sfortuna, è sfortunato.
Che niente può essere barattato con la vita, in quanto ricerca, consapevolezza, in quanto vita. La propria.
Che il passato è già stato, che il futuro non è ancora e che l’unica cosa per cui vale la pena di vivere è il momento presente.
Ho imparato che la morte è certa, istantanea, potentissima.
Ho imparato che poi si rinasce. Sempre.
Ho imparato che tutto passa, anche il dolore più acuto, l’ingiustizia più grande, tutto, se paragonato alla vastità dell’universo, assume una piccolezza irrilevante.
Che l’amore ha poco a che vedere con la persona amata, e tutto a che vedere con noi stessi. È uno stato dell’anima proiettato abbastanza casualmente su chi ci sta di fronte.
Ho imparato che l’unico modo per ricevere amore è darne. Tanto.
Che vale la pena di sacrificare tutto per vivere una vita piena, totale, mentre non c’è nulla per cui valga la pena di sacrificare la vita.
Che la verità e l’onestà non sempre vincono, ma chissenefrega! Ti aiutano a dormire meglio e a morire più leggero.
Ho imparato che la solitudine deve diventare la nostra più fedele amica,  che conoscerla è molto più utile che non evitarla.
Che vivere avendo paura è la più grande schiavitù che l’essere umano possa conoscere.
Ho imparato che non c’è cosa al mondo che non ci si possa pemettere di sognare. E che niente  dovrebbe  rimanere solo “nei sogni”.
Che i sogni sono il motore dell’anima, che quando finiscono è la fine.
Che la curiosità è l’unica vera forza vitale: se sei curioso chiedi, se chiedi indaghi, se indaghi ricerchi, se ricerchi qualcosa trovi.
Ho imparato che la gratitudine, quella vera, quella sentita, quella incondizionata, è la più alta forma di rispetto.
Che nella vita tutto torna, ciò che semini raccogli.
Ho imparato che non è la perfezione a renderci attraenti, ma conoscere i nostri demoni e farci pace.
Che per perdonare se stessi ci vuole molto coraggio.
Ho imparato che quando si salta c’è una rete sotto. Sempre.

Per tutte queste ragioni  e molte altre  che oggi ancora non mi è dato conoscere, io lo rifarei.
Tutto il percorso. Accidentato, disordinato, rischioso.
Tutto, esattamente uguale a ciò che è stato.

Tratto dal libro: Lo rifareiCamila Raznovich – Editore Baldini Castoldi Dalai – €. 17.00

Camila è poco più di una bambina quando i genitori, «borghesi» alternativi, rompono le regole e decidono di abbandonare Milano per unirsi alla comunità di Osho, in India. Una scelta difficile da capire per una ragazzina della sua età, ma di fronte alla quale non ha voce in capitolo. Camila diventa così una figlia dei figli dei fiori: un’esperienza che segnerà il suo carattere dandogli una forte impronta. Rispetto ai suoi coetanei, infatti, è costretta ad accettare molte privazioni, fatto che poi spiega la voglia e la tenacia odierna di ottenere qualcosa di suo. Impara a dividere tutto con gli altri, anche i vestiti, senza poter contare sull’appoggio e le tutele che solitamente i genitori garantiscono ai figli, perché nella comunità l’autorità paternale è revocata. I figli sono tutti fratelli come in una famiglia allargata, e i più grandi come lei sono al contempo caricati di responsabilità perché ogni bambino deve prendersi cura di un «fratello» più piccolo. Ricorda tutto perfettamente, anche i momenti difficili, in cui sapeva che doveva farcela da sola: cosa valeva piangere dietro una porta chiedendo aiuto se poi dietro quella porta non c’era nessuno? Una realtà dura per una bambina, a volte troppo, di fronte alla quale però non c’è vittimismo ma dignità e orgoglio. Tornata a Milano, discriminata dai più, Camila è poi arrivata al successo che conosciamo, ma nel bene e nel male la comunità di Osho è rimasta parte di lei. Certo, le cose avrebbero potuto andare diversamente, ma non rimpiange nulla, anzi ha fatto tesoro di quest’esperienza e la rifarebbe. C’è una sensibilità accentuata con cui fare i conti ma c’è anche un’identità forte, indipendente e un’ampiezza di vedute non comune che la fa sentire cittadina del mondo. C’è tutta la voglia di raccontarsi, di dare voce a un’esperienza singolare, diversa, non solo come testimonianza autobiografica, ma anche come quella di un’intera generazione perlopiù taciuta, quella dei figli dei figli dei fiori. Il libro è corredato da un ricco apparato fotografico che ritrae Camila.

in collaborazione con: www.libermente.it

Related Posts with Thumbnails

yemaya su Facebook

, ,


I commenti sono chiusi.


SEO Powered By SEOPressor