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Reiki: brevi nozioni storiche

2 Feb , 2009  

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Il Reiki è considerato un sistema di “guarigione” capace di incanalare l’energia dell’universo attraverso l’uso delle mani e dei pensieri, è quindi un “trattamento” che si basa sulla sperimentazione dell’energia.
Il nome Reiki deriva dalla pronuncia di due caratteri giapponesi che descrivono l’energia in sè: ‘霊 rei (spirito) e 気 ki (energia, forza vitale), con la stessa valenza di Chi o Qi, il termine cinese che indica l’energia alla base del tutto.

Quindi il Reiki, l’energia vitale universale, è un sistema di canalizzazione di questa energia, è una disciplina mente-corpo che si occupa del riequilibrio energetico e della guarigione fisica e mentale di chi lo pratica, ma rappresenta anche e soprattutto un percorso di crescita personale e di evoluzione spirituale.
Si tratta comunque di un approccio naturale ed olistico che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni tibetane, indiane e nepalesi e oggi, grazie al lavoro di Maestri Reiki come Frank Arjava Setter (il Reiki Master tedesco che ha trovato la tomba di Usui e una copia del manuale originale che egli era solito dare ai suoi studenti di Reiki), William L. Rand e molti altri, è possibile delineare meglio la sua storia e il percorso verso la sua comprensione.
Per il sentire “occidentale” ci sono 3 persone che hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia del Reiki: il dottor Mikao Usui, monaco buddista giapponese di scuola Mikkyo, il dottor Chujiro Hayashi e la signora Hawayo Takata.
La tradizione giapponese, per molti anni ritenuta scomparsa, è leggermente diversa.
Mikao Usui nella primavera del 1922 trascorse circa 21 giorni sul Monte sacro di Kurama in meditazione e digiunando ed è stato nel corso di queste attività che ha scoperto di Reiki, scrisse di aver appreso questa pratica attraverso una esperienza mistica.
Era un uomo spirituale, costantemente concentrato per capire il significato della vita, significato che cercò di codificare e trasmettere con il “ReiKi Ryoho” il cui nome completo “Shin Shin Kaizen Usui Reiki Ryoho” significa “Metodo Reiki di Usui per il miglioramento della mente e del corpo”.
Usui, uomo estremamente colto, conosceva svariate metodiche di guarigione, era un esperto di arti marziali, lavorava con pietre e cristalli, era un sostenitore della fluidità, dell’intuizione, della libertà in seno alla pratica Reiki.
Uno dei suoi più importanti discepoli fu Chujiro Hayashi, ufficiale di Marina in pensione, il primo che diffuse le tecniche di Reiki e che sviluppò un insieme di specifiche posizioni delle mani (questo in netto contrasto con le tecniche di Usui che preferiva metodi più “mistica” per il trattamento). Hayashi si dette molto da fare per la diffusione del Reiki in Giappone e tenne seminari attraverso i quali insegnò a molte persone.
Fu Hayashi a formare Hawayo Tarata che introdusse la pratica del Reiki negli Stati Uniti dove tornò nel 1937 (era nata sull’isola di Kawai, nelle Hawaii) dopo aver approfondito gli insegnamenti spirituali sul Reiki in Giappone.
La donna era stata colpita da una malattia polmonare ma insoddisfatta delle cure degli ospedali giapponesi decise di tentare un approccio diverso: cominciò a frequentare la clinica Reiki del dott. Hayashi; la velocità della guarigione (quattro mesi) la indusse ad imparare in prima persona il Reiki per mantenersi in salute.
Hawajo Takata affermava di essere il successore del dott. Hayashi.
In realtà oggi sappiamo che fu Chie Hayashi a succedere al marito, continuando a organizzare seminari di Reiki.
“Per spiegare perché le tecniche Reiki hanno un’importanza fondamentale, devo partire un po’ da lontano. Le tecniche sono uno strumento necessario per poter lavorare con efficacia; nel momento in cui ci sono però d’impedimento, dobbiamo essere capaci di abbandonarle. Quando ormai abbiamo attraversato il fiume, lasciamo che la barca faccia ritorno alla riva di partenza. Da questo momento in poi siamo in grado di seguire la nostra strada. Col Reiki la situazione è analoga: bisogna trovare il proprio cammino e percorrerlo poi con amore e umiltà. Per questo dobbiamo imparare ad aver fiducia in noi stessi, invece di chiedere sempre consiglio agli altri. Dal punto di vista pratico questo significa, riguardo al percorso Reiki: non credere a nulla ciecamente, mettere ogni cosa in discussione e sperimentare tutto personalmente. Solo quando avremo verificato che una determinata cosa è vera e giusta, in base alla nostra esperienza, questa cosa acquisterà valore per noi, anche se note personalità del Reiki dovessero affermare il contrario.” (Frank Arjava Petter)

Marina Marini
Naturopata, Esperta in Discipline Orientali, Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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