filosofia e medicina indiana, ayurveda

Ayurveda: concetti introduttivi

31 Gen , 2009  

massaggio_ayurvedico

Ayurveda (आयुर्वेद) è una parola sanscrita composta da due radici: ayu (vita) e veda (conoscenza), citata per la prima volta nel Charaka Samhita, un trattato di 500 principi medicinali compilato intorno al 1000 a.C. durante il regno dell’imperatore Kanishka, in cui  è narrata la storia dell’origine mitica dell’ayurveda ma la nascita è databile a 5000 anni fa ma riportato anche nei “Veda” in particolar modo nei Rigveda, Samveda, Yajurveda e nell’Atharvaveda, dove ci sono più di cento inni dedicati alla cura delle malattie.
Si definisce quindi come “la scienza della vita”, una scienza che ha le sue radici nell’antica letteratura vedica e spazia su concetti come la vita, corpo, mente e spirito, ma anche una filosofia, una medicina olistica, un percorso che lega l’uomo alla natura e all’universo.
Attraverso l’integrazione degli aspetti fisici, psichici e spirituali l’uomo si pervade dell’ambiente che lo circonda.
Secondo la tradizione sarebbe stato lo stesso Brahma (ब्रह्मा),creatore dell’universo, a regalare i concetti fondanti del sistema ayurvedico a Daksa Prajāpati che poi lo avrebbe trasmesso ai divini gemelli Ashwinkumar (che praticavano l’arte medica nel cielo “varga“) e che l’insegnarono al dio Indra (इंद्र), padre della medicina, che ne fece dono all’umanità attraverso i suoi 4 discepoli:  Bharadvaja, Atreya, Kasyapa e Dhanvantari.
Ma si può cercare di approfondire meglio queste due radici: gli antichi testi vedici citano questo verso “Sharirendriya sattwa Atma samyogo ayuhu” dove sharir significa corpo fisico; indriya indica i sensi, sattwa si riferisce alla combinazione di mente e cuore  e atma significa anima o spirito.
Quando corpo, sensi, cuore, mente e spirito sono in giusto equilibrio ed armonia ecco manifestarsi il senso stesso del termine ayu (vita) inteso come forza vitale.
Veda tradotto come scienza indica un sistema che non cambia le sue teorie perché si tratta di un’eterna conoscenza (siddhantas) basata sui principi fondamentali immutabili, quindi è una scienza che affonda le sue radici nella conoscenza e da qui nella consapevolezza che si manifesta in due forme di energia fra loro complementari: purusha (consapevolezza passiva, nessuna scelta) e prakryti (consapevolezza attiva, volontà emergente).
È prakryti che genera tutte le forme dell’universo, e unendosi con purusha forma Buddhi, l’intelligenza che permea tutto l’universo e che si differenzia ulteriormente nelle scintille spirituali individuali: ahamkar.
L’ahamkar è composta dai 3 guna: sattwa (l’essenza spirituale, il potenziale creativo, l’energia primordiale), rajas (la mente, il movimento)  e tamas (il corpo, l’inerzia).
La tendenza dell’essere umano ad identificarsi con rajas anzichè con sattwa lo porta a non riconoscere più la propria natura spirituale e quindi a vivere nella sofferenza, e la sofferenza  costituisce la base di ogni malattia.
Quindi la parte fisica della malattia non può prescindere dall’anima e dalla coscienza.
L’intero universo vivente è inanimato di cose visibili, di quelle che si percepiscono e di tutte le forme che non giungono alla nostra intuizione, tutto è costituito dalla combinazione di cinque grandi elementi “mahabhuta”: spazio (akasha), aria (vayu), fuoco (agni o tej), acqua (apa o jala), terra (prithivi).
Lo spazio è l’espansione della coscienza, lo spazio include tutto ed è necessario per la vita essendone il contenitore e il contenuto (lo spazio circonda il corpo umano ma è anche dentro il corpo umano, esiste spazio tra ogni cellula).
Il rappresentante dello spazio a livello del corpo biologico è l’aria, la terza manifestazione della coscienza è il fuoco, che con il suo calore ha la capacità di scioglierla trasformandola in acqua.
L’ultimo elemento, la terra, è la cristallizzazione della coscienza.
L’aspetto strutturale del corpo è composto da cinque elementi, ma l’aspetto funzionale del corpo è regolato da tre umori biologici, tre dosha, anche dette energie vitali, presenti in proporzioni diverse.
Vata, pitta e kapha tramite un lungo processo di equilibrio o squilibrio rispetto alla costituzione individuale (prakriti) determinano lo stato di benessere o malessere.
Ogni dosha è composto da due elementi (panca-mahabhutani): etere  e aria insieme costituiscono vata; fuoco e acqua costituiscono pitta e acqua e terra costituiscono kapha; sono inoltre caratterizzati da determinate qualità.
Queste tre energie primarie sono responsabili di tutti i processi di nascita, crescita, decadimento e morte.
Oltre ad essere le  componenti primari dell’organismo, che disciplinano sul piano psico-biologico i cambiamenti nel corpo essendo presenti in ogni cellula, tessuto ed organo esse determinano la costituzione individuale di una persona così come il suo equilibrio specifico in ogni momento della vita.

Marina Marini
Naturopata, Esperta in Discipline Orientali, Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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