cristalloterapia

Agata: la giada rossa dell’antica Cina

27 gen , 2009  

cristalli agata rossa Agata: la giada rossa dell’antica Cina

L’agata, in Cina, è conosciuta come chu-yu (玉石) la giada rossa, è considerata un simbolo di longevità fin dai tempi più antichi, tra le sue peculiarità c’è quella di migliorare l’umore, alleviare i problemi cutanei, i problemi degli occhi, dona vitalità e coraggio, è portatrice di energia protettiva.
E sempre nella tradizione orientale l’agata rossa in grado di equilibrare l’energia, eliminare tensione e stress, mantiene l’armonia fisica e spirituale, rafforza i sentimenti e la fedeltà, ma anche il coraggio e la fiducia.
Allevia la febbre rinfrescando il corpo, infatti è una pietra yin (l’energia fredda, femminile, lunare) e secondo quanto affermato in un antichissimo testo di medicina tradizionale cinese, il Ben Cao Gang Mu 本草綱目(“Compendio di Materia Medica”), opera del farmacologo Li Shi- Zhen (1518-1593) sfregandola sul corpo contribuirebbe a ridurre l’eccesso di calore interno, lo yang corporeo.
Favorisce la purificazione del sangue, agisce sul sistema cardiovascolare, è governata dal pianeta Marte, in tutto l’oriente è utilizzata come amuleto protettivo contro le cadute accidentali ed i morsi e le punture di serpenti, scorpioni ed insetti.
Questa tradizione è confermata anche da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua “Naturalis historia” che aggiunge il racconto di Pirro, il quale possedeva un’agata che naturalmente riproduceva le fattezze di Apollo che teneva in mano la lira ed era contornato dalle nove Muse.
Sembra che anche le aquile, per preservare i piccoli dagli animali velenosi, lasciasse un’agata rossa nel nido quando se ne doveva allontanare per procurare il cibo.
Orfeo, mitico figlio del re di Tracia Eagro e della Musa Calliope, nel “Carme delle Pietre” consiglia di mettere un’agata tra le corna di un bue che sta scavando un solco così Cerere farà cadere gli abbondanti doni che tiene in grembo.
L’agata rossa è anche uno dei Qi Bao (七寶) “Sette tesori ” della tradizione buddista, un insieme di sette valori spirituali dell’individuo e contemporaneamente un elenco di sette gioielli che li rappresentano (suvara oro – tesoro della convinzione, rūpya argento – tesoro della virtù, vaiūrya: 琉璃 acquamarina o lapislazzuli o turchese – tesoro della coscienza, sphaika 珍珠 perle o ambra o cristallo di rocca – tesoro dell’altruismo, musāragalva: 硨磲 corallo bianco – tesoro dell’ascolto, rohita-muktā: 赤珠 agata rossa – tesoro della generosità e aśmagarbha 瑪瑙 corniola o ambra o smeraldo – tesoro della saggezza).
La più antica citazione dei Sette tesori ricorre nel Sutta Pitaka del Tripitaka: “Questi, monaci, sono i sette tesori: il tesoro della convinzione, il tesoro della virtù, il tesoro della coscienza, il tesoro dell’altruismo, il tesoro del’ascolto, il tesoro della generosità e il tesoro della saggezza come settimo tesoro. Chiunque, uomo o donna, abbia questi tesori non viene detto povero, né che abbia vissuto invano. Quindi convinzione, virtù, sicurezza e visione del Dharma devono essere coltivati dal saggio, ricordando le istruzioni del Buddha”.
Ancor oggi, in Tibet, il colore colore rosso rappresenta il cielo ed è simbolo di buon auspicio e di fortuna, in grado di allontanare gli spiriti malevoli e gli influssi energetici negativi.
In Asia l’agata era simbolo del “terzo occhio” in grado di potenziare la creatività e l’ispirazione ma soprattutto di condurre i pensieri complessi e complicati all’origine, recuperando la centralità tra anima-mente e corpo.
Questa pietra agisce principalmente sul primo (Muladhara) e sul secondo (Svadhisthana) chakra.
L’agata, una varietà di calcedonio semitrasparente e durissimo, prende il suo nome attuale da quello di un fiume della Sicilia, Achates, presso il quale veniva estratta in abbondanza.
Fra le testimonianze più antiche dell’uso dell’agata citiamo gli scarabei egiziani, per loro era il “tesoro di luce”, anche gli ebrei la usarono per ornare le vesti sacerdotali; per i musulmani è sacra, la leggenda narra che il profeta Maometto portasse un anello d’agata arancio-rosso con incisi i versetti del corano.
Nel “Physiologus”, un testo datato tra il II e il III sec. d.C. e scritto allo scopo di aiutare i cristiani d’Egitto a interpretare la natura secondo i principi della religione, racconta che i pescatori di perle fissavano a un filo un frammento di agata e lo lasciano affondare in mare. “Poi l’agata va verso la perla e non si muove più”.
I tuffatori possono così seguire la fune e recuperare la perla.
La perla rappresenta Gesù Cristo e l’agata San Giovanni, colui che ha “rivelato la perla spirituale con queste parole: ecco, questo è l’agnello di Dio che sopporta i peccati del mondo”.
Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), nel suo “Physica”, così descrive la formazione e la simbologia di questo cristallo: “l’agata nasce dalla sabbia di un corso di acqua che dall’Est arriva fino al Sud, riceve più forza dall’aria e dall’acqua che dal fuoco”.

Marina Marini
Naturopata, Esperta in Discipline Orientali, Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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