filosofia e medicina tradizionale tibetana

Tantra: concetti introduttivi

23 Gen , 2009  

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Il Tantra non è una filosofia o una religione e non è neppure una tecnica o una disciplina o una tecnica: è semplicemente una “via”, una via difficile, la cui comprensione è ardua ma facile da imparare e impossibile da dimenticare, perché avvolge tutto il patrimonio esperienziale e l’essenza stessa del propria consapevolezza, l’anima che necessita spiritualmente di ricongiungersi con l’infinito principio divino dell’universo.
Il termine Tantra (dal sanscrito तंत्र) ha incredibili significati, infatti indica sia la trama di un tessuto, sia una dottrina velata di misticismo e magia, indica anche l’insieme di testi, delle opere scientifiche ma anche lo svolgimento di una cerimonia, la continuità, la successione e la discendenza.
Ma la primaria valenza linguistica ci riconduce alle radici tan “espansione” e tra “liberazione” tornando quindi al complesso di dottrine e pratiche millenarie volte all’amplificazione dello stato di coscienza primordiale attraverso un connubio di accettazione e liberazione.
Lo spirito, la coscienza incondizionata, l’esperienza del sé (ātman आत्म‍) diventano così attori della scena, diventano chiavi di lettura che nell’esperienza del sacroesprimono una intrinseca capacità di donarsi agli altri.
Praticare il Tantra ad alti livelli significa una totale rinuncia del mondo manifesto, una destrutturazione profonda, è allora un percorso, un ostinato essere controcorrente rispetto alla materialità predominante alla ricerca di una percezione naturale.
Si abbandonano le teorie, ci si libera in primis della conoscenza “genetica” e si diventa allora maestri del silenzio, del nulla, del vuoto come evidenziato dall’equivalente tibetano del termine Tantra, cioè rgyud, una parola che rivela un senso di continuità, vuoto e di luce in una lettura che ci riconduce al limpido vuoto della consapevolezza, a Samantabhadra, il bodhisattva della verità, la vera natura della realtà.
”Comprendere da se stessi che la consapevolezza di sé chiara e limpida è il Buddha, proprio questo è lo stato di autorealizzazione. Quando si insegna agli altri, e è lo stato di realizzazione per gli altri, che è il corpo di emanazione compassionevole (nirmànakàya).”
(Il significato essenziale delle istruzioni segrete – Parola del Vittorioso, Thimpu, trad. G. Baroetto).
Quindi l’essenza del Tantra è da un lato consapevolezza e dall’altro fuga dall’attaccamento e dalla paura verso un orizzonte di realizzazione spirituale, un nuovo immaginario in cui la realtà viene proiettata attraverso l’esperienza “corporea” come un tessuto in cui “memoria” e “desiderio” altro non sono che la trama e l’ordito.
Figlio delle tradizioni sciamaniche e animiste pre-buddiste e pre-induiste , il tantrismo veicola il messaggio che “l’intero universo è contenuto nel corpo umano” proprio come nella cosmologia induista dove il corpo umano viene visualizzato come una pianta che cresce dal terreno dell’aldilà (il brahman supremo ब्रह्म, la verità); lo stesso Sadashiva (o più semplicemente Shiva) più di settemila anni fa era uso praticare il Tantra considerandolo una scienza di vita, d’arte e di medicina, codificandolo e fondando lo Yoga Tantra (Shiva è simbolo di iniziazione, rappresenta la figura ancestrale del Padre, una divinità in sospeso tra Terra e Cielo, ma soprattutto il Maestro in cui il divino si trascende per modellare il mondo in un’ottica esegetica).

Marina Marini
Naturopata, Esperta in Discipline Orientali, Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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