pensieri ed emozioni

“Abbracciare la rabbia” di Thich Nhat Nanh (terza e ultima parte)

10 Gen , 2009  

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Dunque l’intera nazione deve praticare il guardare in profondità dentro la natura di ciò che consumiamo ogni giorno.

Il consumare in presenza mentale non è il solo modo di proteggere la nazione, noi stessi e la società.
Dobbiamo anche imparare come consumare in presenza mentale come famiglia, come città, come nazione.
Dobbiamo imparare che cosa produrre e che cosa non produrre allo scopo di dare al nostro popolo solo cose che nutrono e che guariscono. Dobbiamo astenerci dal produrre quei generi di cose che portano guerra e disperazione nel nostro corpo, nella nostra coscienza, e nel corpo e nella coscienza collettivi della nostra nazione e società.
Questo deve praticare il Congresso. Noi abbiamo eletto i membri del Congresso.
Da loro ci aspettiamo che pratichino profondamente, che si mettano in ascolto della sofferenza delle persone, delle cause reali di quella sofferenza, e che facciano il tipo di leggi che possono proteggerci dall’autodistruzione.
L’America è grande. Io sono convinto che voi possiate farlo e che possiate aiutare il mondo. Voi potete offrire al mondo saggezza, presenza mentale e compassione.
Recentemente ho avuto l’occasione di apprezzare i luoghi dove le persone non fumano. Ci sono voli per non fumatori di cui potete approfittare. Dieci anni fa voli così, per non fumatori, non esistevano. E in America su ogni pacchetto di sigarette è scritto l’avvertimento: “Stai attento: il fumo può mettere in pericolo la tua salute.” Questa è una campana di consapevolezza.
Questa è pratica del consumo consapevole. Non dite che state praticando la presenza mentale, ma in realtà lo state facendo. La consapevolezza del fumo è ciò che vi ha permesso di vedere che il fumo non è salutare.
In America, le persone sono molto consapevoli del cibo che mangiano. E pretendono che su ogni prodotto vi sia un’etichetta in modo da poter sapere che cosa c’è dentro. Non vogliono mangiare cibi che possano portare tossine e veleni nei loro corpi.
Questo è pratica del mangiare consapevolmente. Ma possiamo andare oltre.
Possiamo fare di meglio, come genitori, come insegnanti, come artisti e come politici. Se sei un insegnante, puoi dare un grande contributo nel risvegliare le persone sulla necessità di un consumo consapevole, perché è quella la via della vera emancipazione.
Se sei un giornalista, hai i mezzi per educare le persone, per ridestarle sulla natura della nostra situazione. Facendo opera di risveglio ognuno di noi può trasformare se stesso in un bodhisattva.
Il terzo nutrimento di cui ha parlato il Buddha è la volizione.
La volizione è ciò che vogliamo più di ogni altra cosa, il desiderio più profondo. Ognuno di noi ha un desiderio profondo. Dobbiamo identificarlo, dobbiamo chiamarlo con il suo vero nome.
Il Buddha aveva un desiderio; voleva trasformare tutta la sua sofferenza.
Voleva diventare un illuminato per essere capace di aiutare gli altri. Egli non credeva che da politico avrebbe potuto aiutare molte persone, e per questo scelse di farsi monaco. Alcuni fra noi credono che la felicità sia possibile solo ottenendo una grande quantità di denaro, o la fama, o un grande potere, o molto sesso. Questo tipo di desiderio appartiene alla terza categoria di cibo di cui ha parlato il Buddha.
Per illustrare il suo insegnamento il Buddha è ricorso a questa immagine:
c’è un giovane che ama vivere, e che non vuole morire. Tuttavia, due uomini possenti lo stanno trascinando verso un luogo dove si trova una fossa di carboni accesi e vogliono gettarlo tra i tizzoni ardenti per farlo morire.
Lui resiste, ma è destinato a morire perché i due uomini sono troppo forti. Il Buddha disse: “Il vostro più profondo desiderio vi porterà o in un luogodi felicità oppure all’inferno”.

Per questo è molto importante guardare dentro la natura del vostro più profondo desiderio, vale a dire la volizione. Il Buddha ha detto che l’avidità vi porterà a molta sofferenza, sia che si tratti di desiderio di ricchezza, di sesso, di potere, o di fama.
Ma se avete un desiderio salutare, come il desiderio di proteggere la vita, di proteggere l’ambiente o di aiutare la gente a vivere una vita semplice e con il tempo per prendersi cura di sé, di amare e prendersi cura dei propri cari, questo è il genere di desiderio che conduce alla felicità. Ma se siete spinti dalla brama di fama, di ricchezza, di potere, dovrete soffrire molto.
E questo desiderio vi trascinerà all’inferno, nella fossa di tizzoni ardenti, e morirete.
Ovunque nel mondo ci sono persone che considerano la vendetta come il loro desiderio più profondo. Queste persone diventano terroristi.
Quando il rancore e la vendetta sono il nostro desiderio più profondo, anche noi soffriamo terribilmente, come il giovane che quei due uomini possenti trascinavano, per gettare poi nella fossa di tizzoni ardenti.
Il nostro desiderio più profondo dovrebbe essere amare, aiutare, non vendicarsi, punire o uccidere.
Confido che i newyorkesi abbiano questa saggezza. Il rancore non può essere una risposta al rancore; ogni violenza è ingiusta.
Rispondere alla violenza con la violenza può soltanto portare maggiore violenza e ingiustizia, maggior sofferenza, non solo agli altri, ma a noi stessi.
Questa è la saggezza che è in ognuno di noi. Abbiamo bisogno di respirare profondamente, di diventare calmi per toccare il seme della saggezza. Io so che se il seme della saggezza e della compassione del popolo americano potesse essere innaffiato regolarmente per l’arco di una settimana, esso porterebbe molto sollievo, ridurrebbe la rabbia e il rancore.
E l’America sarebbe capace di compiere un gesto di perdono che darebbe un grande sollievo all’America e al mondo intero. Per questo il mio suggerimento è praticare la calma, l’essere concentrati, innaffiare i semi di saggezza e compassione che sono già in noi, e imparare l’arte della consumo consapevole.
Questa è una vera rivoluzione, il solo tipo di rivoluzione che può aiutarci a uscire da questa difficile situazione,nella quale la violenza e il rancore prevalgono.
No, non sto piangendo.
Mi tengo il volto tra le mani, per scaldare la mia solitudine.
Mani che proteggono,
Mani che nutrono,
Mani che impediscono alla mia anima di vivere nella rabbia.

fonte: www.guruji.it

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