filosofia e medicina tradizionale tibetana

Bhaisajyaguru: il Buddha della Medicina e la Medicina di Buddha

25 Dic , 2008  

Bhaisajyaguru, il Maestro delle Cure

Bhaisajyaguru (dal sanscrito “Maestro della Medicina”; in cinese Yàoshī Fó (藥師佛); giapponese Yakushi Nyorai (薬師如来); coreano Yaksa Yeorae; in tibetano Sman-bla) o più formalmente Bhaisajyaguru-vaidūryaprabha (”Maestro della Medicina dalla Luce Lapislazzuli”), in giapponese Yakushirurikō Nyorai (薬師瑠璃光如来), noto anche come Buddha della Medicina o Maestro delle Cure, è il Buddha che rappresenta la medicina, o nel Buddismo Mahāyāna l’aspetto curativo del Buddha storico Shakyamuni.
In Tibet e in tutti i paesi himalayani la religione e la cultura buddhista ancora sopravvivono.
Tutto il Dharma è basato sulla pratica genuina che libera dal ciclo perverso della sofferenza: la malattia, una volta considerato che la sofferenza esiste, diventa “alleata” e gli individui possono guardare più profondamente in sé stessi scoprendone la causa; e quando è evidente che la causa è dipendente da certe condizioni, si può cominciare a rimuovere l’assunto.
Buddha ha insegnato molte soluzioni che i popoli himalayani hanno preservato e migliorato durante i secoli.
Ci sono molti metodi per “svegliare” l’energia, per “rimuovere” lo squilibrio e per “promuovere” la guarigione: praticare la meditazione, usare i cilindri di preghiera, accendere l’incenso, attaccare le bandiere di preghiera sono più vicini alle tradizioni popolari mentre l’agopuntura, la moxibustione e l’erboristeria necessitano di approfondite conoscenze ma sono altrettanto utili per la cura della malattia.
Shakyamuni (सिद्धार्थ गौतम) il fondatore storico del buddhismo (500 a.C.) raccolse in quattro libri gli insegnamenti di base della medicina, caratterizzati dal concetto che la malattia è essenzialmente radicata in cause psicosomatiche riconducibili ad una forma di “confusione spirituale”.
Sua Santità il Dalai Lama insegna che sebbene non sia identificabile un punto d’inizio della malattia è però possibile ricondurre il tutto ai tre veleni principali.
Questi veleni sono le radici della malattia, le emozioni contraddittorie: l’avidità, l’odio e l’ignoranza.
Il Dalai Lama insegna che una volta “ripulite” le nostre credenze sbagliate sia poi possibile raggiungere uno stato di benessere luminoso, finalmente liberi dai condizionamenti, e che questo stato di benessere possa restare tale in eterno.
Gli antichi insegnamenti ci raccontano che soltanto praticando la medicina di  Buddha, o soltanto vedendo un’immagine di Bhaishajyaguru, o sentendo pronunciare il suo nome si possono ottenere benefici inimmaginabili.
Meditare sul Buddha della Medicina, il Supremo Curatore (o Sangye Menla in tibetano) è non solo un metodo molto potente per curare e aumentare le capacità curative proprie e altrui, ma anche per superare le malattie interiori dell’affezione, dell’astio e dell’ignoranza.
È quindi molto venerato per alleviare le malattie e le sofferenze fisiche e mentali.
Nel buddhismo tibetano il potere del Buddha della Medicina è la benedizione più potente per curare e per risvegliare l’innata saggezza curativa che è presente in ogni individuo.
È uso recitare un mantra; il più conosciuto è “Om Mani Padme Hum”, che invoca la potenza spirituale e benedizioni di Chenrezig, l’incarnazione della compassione, la natura risvegliata della mente di ogni essere, l’amore e la compassione primordiali.

“Chenrezig è all’interno di noi perché amore e compassione non siano solo qualità della mente ma essenza della nostra vera natura”.

Marina Marini
Naturopata, Esperta in Discipline Orientali, Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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